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Contributi esterni |
I verdi, l'alleanza di sinistra e l'ostilità verso l'animalismo e l'ambiente |
Di Paolo Ricci |
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Nota introduttiva
Riportiamo questa recente lettera di Paolo Ricci ai Verdi nostrani per due ragioni. La prima è che essa rappresenta l’eterna allucinazione (a cui molti sono soggetti) che fa di questo partito il difensore degli animali e dell’ambiente. La seconda è essa offre la possibilità di insistere sulla necessità di uscire definitivamente da tale allucinazione. Non è vero che il partito dei Verdi sia interessato agli animali. Se si dovessero riportare tutti i comunicati in cui cacciatori e verdi si sono espressi sulla stessa lunghezza d’onda non si riempirebbe certo un’enciclopedia, ma un bel corposo libriccino senz’altro. La cultura ambientalista è infarcita di antropocentrismo e dunque l’eterno abbaglio che i Verdi costituiscano l’alleato naturale degli animalisti dovrebbe essere definitivamente sfatato. Se qualche verde batte su questo chiodo, non illudetevi. Controllate bene che non tenti di strumentalizzare un terreno vergine lasciato libero da altri per acquisire vantaggi in termini di rappresentanza o di acquisizione di potere. Ma ciò che deve essere rimarcato, non è tanto quando detto sopra, quanto piuttosto l’asserto fondamentale che stabilisce che ai verdi – contrariamente a quanto credono in molti, compreso Paolo Ricci – dell’ambiente non gliene frega assai nulla. L’ambiente interessa ai verdi nella stessa misura in cui interessa agli altri partiti, ovvero assai poco. Un po’ interessa a tutti considerato che il rischio delle condizioni ambientali degradate sulla salute, sulla produzione, sul paesaggio è diventato un leit motiv. Ne consegue che un vero partito ambientalista dovrebbe andare ben oltre orientamenti generici ormai acquisiti dall’opinione pubblica. Invece, leggere i documenti del partito dei Verdi significa sentirsi rimbalzare nelle orecchie litanie generiche basate sullo sviluppo delle fonti alternative di energia e sulla raccolta differenziata della spazzatura. Non sfiora nemmeno il pensiero di tali nobili ambientalisti la necessità di sovvertire le regole e i modi con i quali la società riproduce se stessa. Ci mancherebbe altro. Per tali personaggi il contributo per la rottamazione delle auto, ad esempio, è un magnifico “contributo” all’ambiente perché il cittadino respira aria migliore. Non viene nemmeno in mente all’ambientalista di turno il fatto che accorciando il ciclo di impiego delle merci si dà un potente colpo alla biosfera. Già, ma se questo dubbio si affacciasse nella debole mente dell’ambientalista nostrano, le conclusioni sarebbero inevitabili: forse bisognerebbe incominciare a mettere in discussione il criterio sviluppista e, con questo, il modo di produzione capitalistico. Questo mai. Tuttavia, poiché le riserve indiane conferiscono liberalità a chi le concede, dentro il partito dei Verdi vi sono ambienti in cui si ammette l’importanza della decrescita. L’importante è parlarne mentre il ministro dell’ambiente e tutto l’apparato si orientano su una visione più realistica. Se dunque l’informazione di Paolo Ricci sui “moderni comunisti arcaici” contiene notizie ampiamente note, ci possiamo chiedere cosa significhi rivolgersi a chi non possiede uno statuto morale migliore per avviare a soluzione quei problemi che lo stesso Ricci vorrebbe vedere risolti. Un gran bel problema, ma che non può essere bypassato da speranze mal riposte. Perciò, se la chiusa finale della lettera possiede qualche plausibilità, essa dovrebbe essere accompagnata da un altro invito: cari verdi, separatevi anche da voi stessi e darete un grande contributo alla causa dell’ambientalismo. ***** Cari Verdi,
Sono un vostro lontano elettore. Vi voto in Inghilterra, dove vivo, e in Italia. Precedentemente avevo sempre votato PCI, PDS e DS, ma quando ho visto che le amministrazioni locali non facevano nulla per i bocconi avvelenati in Toscana, anzi sembravano molto seccate perché rompevo le scatole ai cacciatori (lei non sa quanti voti portano i cacciatori! mi dicevano) ho smesso di votare per loro e ho sempre votato Verde. Ho votato Verde, come faceva Montanelli con la DC, turandomi il naso, perché, ad essere sinceri, non mi convincete affatto. Però non appartengo a quell’“animalismo” che snobba i “verdi”, per la semplice ragione che penso che Pecoraro Scanio – piaccia o non piaccia – sia infinitamente preferibile a Mattioli che voleva aprire i parchi nazionali allo sterminio venatorio. Si sceglie il meno peggio. E in questi casi la differenza è a dir poco abissale. Ma molti non lo capiscono. Si. Voi non li convincete. Un esempio? Alcuni giorni fa degli amici presenti agli “Stati generali della sinistra degli ecologisti” che si è svolta a Roma, mi hanno informato di quello che è accaduto quando si è parlato di tematiche ambientali e di diritti degli animali. Mi è stato spiegato che nella prima giornata del workshop “Economia, Ambiente, Clima, Beni Comuni e Territorio” il prof. Sachs è stato molto applaudito, e bene sono state accolte le dichiarazioni - dichiaratamente animaliste - della Procacci, ma che nella seconda giornata, quella autocelebrativa nella quale sono intervenuti - oltre a vari relatori sui temi dei workshop e qualche figura autorevole - i segretari dei quattro movimenti: PRD, PDCI, SD e Verdi sono arrivati puntuali i fischi nella direzione della rappresentante degli Animalisti Italiani. Oltre ai fischi, quando si è toccato il problema dei diritti animali, si sono sentiti commenti sarcastici, mugugni e brontolii. Da dove provenivano queste lamentele? Provenivano da gruppi di sostenitori dell'area di sinistra (PDCI e PRC). Chi mi ha riportato il fatto era a pochi passi dagli “stalinisti” che continuavano a ripetere frasi come “dobbiamo separarci da questa gente!” e ha notato che erano vecchi “compagni” che mugugnavano mentre i giovani tentavano di evitare le proteste imbarazzati dallo spettacolo indecente messo in piedi dai vetusti (mummificati?) “compagni”. “Dobbiamo separarci da questa gente!” Avete letto? E’ stato il nostro devastante approccio verso l’ambiente e i viventi non umani che ci ha portato a queste catastrofiche conseguenze. E qualsiasi “cavernicolo” che segua quello che avviene in questo pianeta dovrebbe sapere che l'ambiente è la condizione prima dell'esistenza delle specie viventi, e che se fottiamo il pianeta creiamo problemi immensi, oltre alle altre specie, anche alla comunità umana. E che con l’ambiente vanno protetti anche gli abitanti non umani della terra. E questa affermazione dovrebbe sembrare alla gente normale di trasparenza lapalissiana. Diciamo come la scoperta dell’acqua calda? Quello che mi ha colpito è che un’attestazione di inequivocabile limpidezza come le dichiarazioni di persone che vedono il problema dell’ambiente legato al rispetto per le altre specie debba subire gli oltraggiosi fischi di “stalinisti” antidiluviani - alleati con i Verdi in un abbraccio mortale. Se, se ho ben capito, in questa alleanza “arcobaleno” oltre ai cacciatori della Belillo - la dea protettrice degli sterminatori rossi - oltre a beceri “stalinisti” e a comunisti “cavernicoli” con una visione del mondo di dimensione anale, ci siete anche voi. E se mi permettete tra voi c’è molta gente - anzi moltissima gente - attenta al problema dei diritti animali. Problema che è legato indissolubilmente all’ambiente, perché se fottiamo la terra soffriamo tutti: umani, animali e piante; e se squagliamo i ghiacci del polo creiamo un’ecatombe immane di specie e condizioni allucinanti per noi e per il resto del pianeta. Quindi quei fischi erano indirizzati, non solo verso coloro che presentavano il problema animali – ambiente, ma anche verso i Verdi che sono parte integrale di quella bizzarra alleanza. E questi fischi e mugugni dovrebbe cercare di interpretarli anche il buon Mussi, che ci ha raccontato, in un’intervista concessa a Stefania Orsini dell’Espresso (26- 12 - 07 - pag. 70- 72 ) che è stato lui, il primo nel partito “a porre questioni nuove come il nucleare, l’ambiente e la caccia”. Nella stessa intervista, Mussi raccontava di una lettera che gli era arrivata da un operaio di Piombino e che gli diceva: “Non vi seguo più, ormai vi occupate soltanto di carcerati, di finocchi e di negri” (sic) e poteva aggiungere: anche di ambiente e di animali. E alla domanda dell’Orsini “Sta rimpiangendo l’operaismo?” Mussi rispondeva: “Per carità! Quella era roba per gente che guardava alla classe operaia come gli antropologi guardavano le tribù amazzoniche. Io voglio ridare centralità al lavoro, continuando a difendere i negri e gli zingari” E io aggiungerei anche l’ambiente e gli animali. (Anche se per i bocconi avvelenati col cavolo che rispose alle nostre richieste di aiuto: la “Casta” vive sempre nel suo peculiare iperuranio.) Mi sembra di sentirli i fieri cacciatori di Katia Belillo e di Rifondazione: davanti a problemi immensi come gli incidenti sul lavoro, la “mucillagine economica”, la criminalità organizzata , l’illegalità, le tasse, l’immigrazione, la legge elettorale, la corruzione e il precariato state a rompere le scatole con gli animali e l’ambiente? Ma pensate ai pensionati che se la devono cavare con 600 euro al mese e lasciate perdere gli animali e l’ambiente. Come se vivendo in una casa dove il tetto brucia uno pensasse a sistemare lo scaldabagno. E sicuramente rispettare gli animali non significa dimenticare gli incidenti sul lavoro, le pensioni, la “mucillagine economica”, la criminalità organizzata , l’illegalità, le tasse, l’immigrazione, la legge elettorale, la corruzione e il precariato; questi problemi non escludono gli animali e l’ambiente. E dicendo le cose che dicono, questi arcaici compagni, dimostrano un’ignoranza abissale perché se fotti la terra e la desertifichi, costringi masse di disperati a cercare la salvezza verso l’Europa. Quindi al compagno di Piombino va spiegato che ne arriveranno di “negri” a Piombino per dar da mangiare alle loro famiglie. Eccome! E farebbero bene a seguire quello che è accaduto coloro che sostengono che l’animalismo è una cosa di sinistra perché di questi cavernicoli mugugnanti ce ne sono parecchi in giro e fuori ogni controllo. “Dobbiamo separarci da questa gente!” Io non ho mai capito perché i partiti difendono i cacciatori e ignorano la crescita esponenziale del vegetarianismo – che cito solo perché considero lo zoccolo duro dell’animalismo. I cacciatori calano con una continuità impressionante:
nel 1980 erano 1.701.853 Ecco i dati:
Lo so: pensate che queste statistiche siano gonfiate. Eccessive. Forse lo sono. Bene. Diciamo che siano valide al 50%. Vi sembrano pochi 3 milioni di vegetariani - che ripeto, per assoluta chiarezza , cito come zoccolo duro dell’animalismo, perché ci sono milioni di persone che pur non essendo vegetariane detestano caccia e vivisezione? E spero che avrete notato la difesa di Fini della caccia e come gli estremi si incontrino. Rutelli “sub – specie – verde – ante - conversione” diceva che la lobby dei cacciatori è più potente delle stesse istituzioni. Le remore ideologiche saltano quando bisogna difendere lo sterminio. Fini e Mattioli fanno l’occhietto alla Belillo, mentre Di Pietro va a braccetto con il leghista Vascon. Sono tutti amiconi i cacciatori e abilissimi politicamente. E anche in passato esisteva un “compromesso storico venatorio” tra Rosini (DC) e Fermariello (PCI). E chi non ricorda gli sterminatori – “statisti” della Prima Repubblica? Saragat e De Martino:lussuriosi nel massacrare e divorare. La Caccia? C’è qualcosa di malato nel mondo: in Inghilterra ho visto madri e bambini urlare il loro sdegno verso il partito laburista che ha impedito la caccia alla volpe con cani. Non basta a questi pargoli e alle loro mamme vedere le volpi stanate dai cani e fulminate dalle doppiette, vogliono vederle sbranate, lacerate, fatte a pezzi. Perché così è la tradizione spiegava Sua Maestà Elisabetta II a Blair. E i bambini gridano il loro sdegno. Vogliono sangue. Vogliono vedere brandelli di carne. E le mamme sorridono. Ve la faccio io una domanda: “Dobbiamo” noi “separarci da questa gente?” Piero Ignazi ha scritto giorni fa (Espresso del 20-12-07) che “la convergenza del partito di Alfonso Pecoraro Scanio nella neonata federazione della Sinistra” fa, di fatto, “scomparire il soggetto verde”. Siete sicuri che torni a vantaggio dei Verdi unirsi a chi è “culo e camicia” con lobby perdenti e miserabili? E siete sicuri che un approccio di questo tipo non alieni centinaia di migliaia di voti moderati - ambientalisti che mai voteranno per l’alleanza Arcobaleno? E siete sicuri che non sia necessario da parte vostra aprirvi molto di più verso coloro che hanno a cuore i diritti degli animali perché sono tanti e non vi votano perché vi sentono distanti dal problema? In soldoni: non sarebbe meglio separarvi da quella gente?
Paolo
Ricci
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Data: 12/01/08 |
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