Contributi esterni

Da che parte stiamo
(tanto per comprendere le rispettive posizioni)

A cura del c.
Mucca103




Un altro documento del Coordinamento Mucca103 dal finale fulminante. Stimo assistendo a una rivoluzione copernicana in campo animalista? E’ troppo presto per dirlo, ma i presupposti sono buoni. Soprattutto se altri documenti come questi vedranno la luce.

 

Il 7 dicembre scorso, un comunicato ANSA ha dato la notizia della costituzione di un gruppo di lavoro su "benessere animale e impatto ambientale nella zootecnia biologica". L'ha istituito, con apposito decreto, il Ministro delle Politiche Agricole e Forestali, Alfonso Pecoraro Scanio, in applicazione di un Decreto attuativo del regolamento UE sulle produzioni zootecniche biologiche.

Lo scopo del gruppo?

·        monitorare lo stato attuale del benessere animale nella zootecnia biologica,

·        rilevare mediante questionario la posizione degli allevatori sull'argomento

·        controllare l'applicazione del Reg. numero 1804/99 sulle produzioni animali biologiche.

·        promuovere presso due aziende ''campione'', per ogni tipologia principale di allevamento, l'incentivo e la sperimentazione di forme piu' avanzate di benessere degli animali e di impatto ambientale.

Questo e altri comunicati dello stesso tenore hanno lo strano effetto di produrre speranze in certi amici degli animali. Si pensa, che alla lunga, la zootecnia cambi faccia proprio grazie alla "nuova tendenza" dell'approccio biologico. Non esitiamo ad affermare che anche noi, qualora per incanto gli allevamenti di animali avvenissero secondo modalità diverse da quelle che sono le pratiche correnti, tireremmo un sospiro di sollievo: ciò implicherebbe una drastica riduzione del dolore che grava come una montagna sulla coscienza dell'uomo moderno.

Tuttavia troppo spesso ministri, parlamentari, politici in vena di captare la benevolenza degli animalisti, ritengono di risolvere in questo modo la questione. Non potrebbero commettere un errore più grande.

Innanzi tutto "benessere animale e impatto ambientale" sono due espressioni che stanno male insieme. Danno la strana impressione che il primo concetto sia messo in relazione con il secondo e non ci riesce proprio di capire come questa relazione si possa costituire. Inoltre, il fatto che l'espressione sia seguita da "zootecnia biologica" suggerisce che il benessere animale sia ricercato solo per permettere un miglioramento della qualità dell'offerta per il consumatore.

Poi osserviamo che lasciare a discrezione dell'allevatore se preferire la stabulazione fissa o libera, intensiva o estensiva, sperando che si riconverta significa illudersi. Puo' valere per qualcuno ma, in regime di mercato, lascia le cose come stanno, poiche' la struttura della zootecnia e' determinata da variabili oggettive. Come sempre, pensare di condizionare le "buone scelte" facendo leva sulle soggettività o qualche incentivo di vario genere e' semplicemente assurdo. L'impossibilità di aumentare il benessere animale e diminuire l'impatto ambientale della zootecnia dipende dal fatto che i condizionamenti del consumatore da parte della società necrofaga rimangono semplicemente intatti attraverso la riproposizione delle pratiche e abitudini alimentari propagandate dall'industria della carne. Allora tanto vale stracciare il velo dell'ipocrisia e dichiarare bellamente - e qui si ritorna al punto precedente - che si desidera produrre "carne di qualità" per "consumatori di qualità".

Infine vale considerare un aspetto che semplicemente cancella i primi due. L'atteggiamento degli animalisti seri di fronte al problema non è di grado, ma di qualità. Essi non possono immaginare che si parli di "benessere animale" per indicare la condizione di un essere chiamato in vita per essere macellato. Sarebbe come se un cittadino con un'etica universalista fosse costretto a accettare la presenza di schiavi per la ragione che una nuova normativa più mite subentra a quella precedente più dura. Poi, a ben vedere, l'esempio non calza ancora poiché qui non si tratta di gestire una ingiustificata soppressione delle libertà personali, ma di togliere la vita. Fatto sicuramente più grave. Dunque, saremmo felici se registrassimo un aumento del "benessere" anche di un solo animale stabulato, ma per ciò non saremmo grati di certo alla societa' dei necrofagi, alle sue istituzioni, ai suoi esponenti. Avranno solo migliorato di un poco la loro posizione delittuosa. Se ne avessimo la forza, state certi, non esiteremmo a costituire un Diritto ben diverso dalla parodia che alberga nei codici attuali, e su quella base rinnovata ogni grande citta' si chiamerebbe "Norimberga".

 



Data: 27/07/01

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