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cecco, beppe, la Fiorentina e la fiorentina Di Violavegan |
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Mai avremmo pensato di ospitare un racconto a sfondo calcistico. Speriamo che sia l'ultimo ;-) |
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ed ecco cecco ritrovarsi al pub e masticare amaro. n’altra sconfitta con gli odiati interisti. che ruminare! e pensare che le cose s'eran messe mica male. un succede sempre di schiaffarlo di brutto in rete così rapido. anche con la roma era successo. un gol a freddo, bellissimo, e quando sembrava che i giallozzozzi dovessero soccombere, esce quel fetente di de rossi col suo tiro da fuori area che se ci riprova mille volte mai più ci riesce. poi il tracollo. oggi però c’è un motivo in più per sentir cruccio: un gol che dicono fantasma. ma che fantasma e fantasma, vaia, vaia!: inesistente piuttosto. il gol uncera. ma possibile che abbiamo a soffrire sempre così, pensa cecco, o per sfiga o per ordito! ordina una birra mentre la tifoseria a pochi centimetri da lui straparla. straparla sempre quando la Viola vince, quando perde, quando pareggia. ma lui non ha voglia di sentire stronzate. vorrebbe semplicemente godere un po’, visto che da quando era bambino un l'ha mai provate le vere gioie del tifoso. si narra che in antico la Viola abbia fatto cose buone. si citano due scudetti, ma lui non l’ha mai visti. forse vinti quando gl'altri gliel'hanno fatti vincere per fare una sottile violenza. infatti chi l'ha vinto uno scudetto e poi un riesce più ad avvicinarsi neanche a morire vive uno stato maledetto, peggiore ancora, molto di più, di chi un l’ha mai vinti e incomincia il campionato senza false speranze. intanto, di la' si sente vaneggiare e cecco non ne puole più. ebbasta!. mi bevo sta birra e me ne vado a letto con sei ore di anticipo. ma arriva beppe, anche lui col viso lungo. arriva da casa sua dove ha sky così può vedere senza il rumoreggiare della plebaglia. vedere la Viola, per beppe, è come recitare in chiesa, altro che il rumoreggiare del bar. toglie persino l’audio per non sentire i rigurgiti dei sproloqui di quelli che san tutto. si vedono: caro beppe, caro cecco, un abbraccio tra i amici e una nuova birra per tuttieddue. ma qui c'è troppo casino con questi forsennati rabbiosi che insistono sul gol inesistente, sul rigore non dato e aumentano il dolore. cerchiamo un posto più tranquillo. ora sono nella saletta piccola disdegnata dalla massa due volte violacea. cecco attacca la geremiade e incomincia a rammentare tutti i furti della storia della Viola, dai tempi della coppa rubata dal real all’arbitraggio casalingo d’oggi. e passa uno a uno tutte le trombate prese in un tempo che sembra un’eternità. scudetti persi per trame oscure, partite stregate, squalifiche internazionali perché uno strambo antiviola di una città beneficata dopo un’alluvione dal caro presidente tira una bombetta sulla tibia del quarto uomo, squalifiche nazionali dopo un’annata deliziosa peddei motivi che nessuno conosce. e il meglio è venuto dopo una congiura di un si sa chi, che l’anno prima n'aveva combinate di cotte e di crude per mandarla in b. e anni prima? quella discesa in c2? lui sarà stato grullo, ma diciamolo, era un caro grullo e amava la Viola eppoi altre squadre con bilanci peggiori, de roma tanto per un far nomi, ma anche altre, mica ce l’hanno mandate! maremma buhaiola, quanto patire! quante partite scolpite nella memoria e rubate in modo smaccato, o piegate dalla dea cecata a svantaggio della Viola o a vantaggio degli altri (che poi èlla stessa cosa). ma che cosa mai abbiamo fatto? che ci perseguita in questa fottutissima passione, perchè sempre nel deretano a noi, perché il gioco delle probabilità, regola che regna in tutto l’universo ecché distribuisce premi e inculate, con noi non funziona offrendoci in abbondanza solo visite all’ano nostro? quale carma maledetto dobbiamo scontare...? beppe lo guarda pietoso che sembra domenico savio. gli dice: un l’hai ancora capito, vero? cecco interrompe il lamento e chiede checcè da capire. che vuoi dire? ma lascia perdere va, che non sono in vena. un voglio sentire altre teorie. il caso è caso, anche se l’è avverso e violenta i numeri. beppe non l’è d’accordo, oscilla coll’indice a mo’ di metronomo mentre lo guarda di sottecchi, e insiste. tu vedi l’effetto ma un vedi la causa e la causa l’è una sola caro cecco. io te la voglio raccontare. gliècché la Viola cia’ la sfiga di essere omonima di quell’altra fiorentina, quella colla effe minuscola e l’ossobuco. pensa quanta gente di qua s’abbuffa col sangue. capita migliaia di volte al giorno. che c’entra, dirai. embè purtroppo la violenza di quegli sconsiderati assassini che s’aggriffa co’ denti sulla carne di povere vittime si sposta sul nome della nostra benamata ed ecco il risultato. ma cheddici? tu sè matto completo, che c’entra sta roba con quella? al che beppe: un ci credi? allora tu sè duro come il tu babbo che piantava i chiodi con la testa. ti dico chè così. la maledizione della Fiorentina è una maledizione de omonimia. tutto nell’etere si ricompone, si condensa e ripiomba sulla testa degli omini. lo schifo di sti cazzi di carnivori sconci, la loro volgarità (per favore, ben cruda, sennò un va) la scelta del peso esagerato, come se un mangiassero da secoli, e poi tutti ‘sti turisti che miscelano michelagnolo e leonardo colla bistecca, tutto questo livore, questa oscenità avvolge quella cosa putrescente, quella fiorentina colla effe minuscola e crea una dimensione di sconcezza, di indecenza che si cristallizza in un luogo che un possiamo vedere se non quando, la domenica andiamo a veder tirare calci al pallone. allora quella dimensione immonda ci precipita addosso e un c’è più verso. certo vinciamo anche partite, ci mancherebbe, ma apposta per sentir dopo più dolore all’ano. a che serve andare in cempion se poi ti tirano giù per le bretelle? un l’è ancora peggio illudersi e poi prenderselonculo? quando c’è stata la mucca pazza, ti ricordi, hanno tolto l’osso buco e quindi la fiorentina l’è morta. e la Fiorentina ha ricominciato a vivere. poi ‘sti branchi d’assassini hanno ripristinato l’marchio. tutti contenti ‘sti luridi e ecco che ripiombiamo nella merda. un l’è questa una prova? ma tu mi chiederai come l’ho scoperto, che un l’è la cosa proprio ovvia. allora beppe avvicina la bocca all’orecchio di cecco e gli spara il segreto. noi un si sente nulla eh, ma ecco che cecco spalanca gli occhi e gli scappa un nooooooo che non finisce. insomma, pare che il segreto di beppe sia stato rivelato, e anche in modo convincente. ma allora beppe, un c’è speranza? temo di no – risponde l’altro – occorrerebbe che le strisciate e l’altre fetenti cambiassero nome, chessò, bollito, trippa o baccalà per dire di sudicerie ch’hanno grande richiesta giornaliera in tutte le contrade. si avrebbe un bilanciamento di sfiga e un ci verrebbe tutta in testa annoi. ma ti immagini all’inter che cambiano nome? chessò, “milanese”. o i romaneschi “abbacchio”. o i parmigiani “ragu”; no, siamo destinati a soffrire per eterne generazioni finché il gioco un sparisca dalla faccia della terra. forse si potrebbe attenuare l’effetto e contrastare st’immane energia negativa se la Viola diventasse vegan per statuto, ma tu te l’immagini il preparatore atletico che dice ai ragazzi: da oggi, per anni finché giocate in riva all’arno, pasta, fagioli e insalata? tra l’altro, giocherebbero meglio anche per un fatto di nutrimento, ma va a inchiavardaglielo in testa. n’altra: si potrebbe cercare di coinvolgere tutta la fiesole a schifare i cadaveri, ma pensa a quei trogloditi di là ch’ancora fan chiasso... ancora piu’ pazzesco immaginarlo. piu’ facile che la terra si metta in polemica a girare a contrario. la birra l’è finita e cecco e beppe, sconsolati, tornano a casa con l’amata nel cuore.
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26/01/07 |