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La
mucca
Decrepita,
senza più denti, sulle corna il volume degli anni, la
percuote l’uomo violento lungo i campi e lungo gli
stagni.
L’anima
è aliena al rumore mentre le talpe raspan nei
campi, in cuore essa medita ancora al vitello dai piedi
bianchi.
Le
hanno tolto la sua creatura, le han negato la gioia più
bella. Su un pertica oscilla alla furia del vento la
povera pelle.
Presto
nei campi silvestri, come hanno fatto al vitello, le
metteranno il capestro e la condurranno al macello.
Le
corna con un lamento si pianteran nel terreno. Essa sogna
boschetti lucenti, pascoli grassi e sereni.
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La
cagna
Al
mattino nel granaio Dove biondeggiano le stuoie in fila, una
cagna figliò sette, sette cuccioli rossicci. Sino a
sera li carezzava pettinandoli con la lingua e la neve
disciolta colava sotto il suo caldo ventre. Ma a sera,
quando le galline si rannicchiano sul focolare, venne il
padrone accigliato e tutti e sette li mise in un sacco. Essa
correva sui mucchi di neve durando fatica a seguirlo. E
così a lungo, a lungo tremolava lo specchio
dell’acqua non ghiacciata. E quando tornò
trascinandosi appena, leccando il sudore dai fianchi, la
luna sulla capanna le parve uno dei suoi cuccioli. Guardava
l’azzurro del cielo con striduli guaiti, ma la luna
sottile scivolava e si celò nei campi dietro il
colle. E sordamente, come quando in dono le si butta la
pietra per gioco, la cagna rotolò i suoi occhi come
stelle d’oro nella neve.
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