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Due
poesie
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Si viene, si va...
Sei morto un giovedì. Io c’ero. Ti ho tenuto quello stupido testone peloso finchè non hai chiuso gli occhi. Quegli occhi così profondi e infiniti, quelle magnifiche finestre su un mondo più bello. Quelle finestre dalle quali spesso mi affacciavo, e ti vedevo correre come il vento, con la lingua penzoloni, e quello sguardo felice e pieno d’amore con il quale mi invitavi a correre con te. E abbiamo corso insieme, tante volte. Quando eri giovane mi aspettavi impaziente, perché non riuscivo a stare al passo. Ti giravi e mi guardavi dicendo:”allora ti muovi, fratello? Molta è la strada, e la mia Estate presto finirà”. Piano piano ho cominciato io ad aspettare te. L’Estate si è fatta Autunno, e l’Autunno Inverno. Abbiamo cominciato a camminare invece che a correre, ed era anche più bello. Le colline fiorite dell’Inverno ronzavano di vita, i profumi erano forti e di mille colori. Ti ringrazio, fratellino, per tutte quelle passeggiate nei campi e nei boschi, quando in silenzio mi parlavi cercando di insegnarmi tutta la tua saggezza con uno sguardo. Non ho imparato tutto, non era possibile, ma molto mi è rimasto dentro.
Sei morto un giovedì. Io c’ero. Ho corso come un matto quel giorno, perché ci dovevo essere. Sono corso da te per l’ultima volta, per tenerti quel bellissimo testone peloso, per salutarti e dirti di non preoccuparti. Invece tu mi hai guardato, e hai detto tu a me di non preoccuparmi… Avevi già capito tutto, ed eri tranquillo. C’eravamo tutti, la tua famiglia. Tutti con gli occhi rossi. L’unico che non piangeva eri tu. Ti ho guardato negli occhi, ed eri sereno. Poi hai chiuso gli occhi, e il tuo respiro se n’è andato. Il vento si è fermato per salutarti e portarti con se’. Gli uccelli hanno smesso di cantare. Il sole ha smesso di scaldare. La vita ha smesso di scorrere. E, dopo qualche istante, come fa sempre, è ripartita.
Sei morto un giovedì. Io c’ero. Ora tu non ci sei più, e neanche io. Sono svanito nel tuo ultimo respiro, il vento si è portato via anche me. I tuoi occhi non si apriranno più per me, vecchio stronzo peloso, amato fratello, brandello di cuore, anima meravigliante. Non vedrò più il pozzo limpido della parte bella della vita, dalle tue finestre, ormai chiuse. Non ci sarai più con quel nasone bagnato a darmi consigli nei brutti momenti. Non potrò più dormire con te, o sfogarmi per notti intere mentre tu ascolti sbadigliando, di futili problemi e sofferenze risibili. Non ci saranno più passeggiate nei boschi, non c’è più magia nei boschi, e anche il profumo se n’è andato.
Sei morto un giovedì Io c’ero. Questa volta non sono solo lacrime, è molto di più. E’ l’unica cosa davvero bella, l’unica che c’era sempre, l’unico amore veramente puro e disinteressato che qualsiasi anima bella mi abbia mai donato, l’unico essere meraviglioso che non abbia mai chiesto nulla in cambio, perché tutto era in regalo. E accettava stupito il poco che gli potevo dare in confronto, ed era solo felice perché per lui era il mondo intero. L’unica cosa che era impossibile perdere per qualsiasi altro motivo a parte questo. E se n’è andata. Queste non sono lacrime, sono piccoli frammenti di anima spremuti fuori dagli occhi, e ciascuno si porta via un po’ di me. Mi manchi, fratellino, mi manchi tanto… Mi sento desertificato…
Escatologicamente delirio imminente
"Clang clang" Arrivano! Lo fanno sempre. A quest'ora, ogni notte maledetta. "clang clang" Eccoli, di nuovo. Gli spettri del presente e del passato, gli incazzati, gli inutili. "clang clang" Dimenano le loro mani nude, i loro neri scheletri, li sento addosso come meduse impietrite. "clang clang" E si presentano: "io sono l'ignoranza!" "io sono la sapienza!" "io sono la paura di ciò che è diverso!" "io sono la nostalgia di ciò che è andato!" Ed io sento solo un fortissimo "clang clang" di catene innumerevoli ed eterne, di catene non spezzabili da essere umano. Gli Antichi tornano, e decidono di te. Gli Inutili ti imbustano come una raccomandata senza ricevuta di ritorno, senza ritorno. E parti. "clang clang" ommioddio, dove andrò a finire mai? Mi chiedo un po' falso, come se non lo sapessi già, come per recitare la mia parte nell'eterna pantomima del credere il già creduto. ommioddio, ommioddio, santo cielo! recito senza più crederci, sapendo benissimo che la punizione peggiore te l'hanno già inflitta, ed è restare. Ommioddio, colpo in testa? Ommioddio, lancia in resta? Mi manca tanto il mio fratellino. Oggi è scoppiato un temporale. ero da mia madre, ed entrambi abbiamo pianto, ed il cielo anch'esso pareva piangere. Al mio fratellino facevano paura i temporali. E cercava rigugio in casa, sotto al tavolo... Al mio fratellino faceva paura il vento, e cercava rifugio sopra al tavolo. Al mio fratellino piaceva correre... Ora corro da solo. Ma per dove? Qualcuno sa dirmi in che direzione? Io ho voglia di correre, non sono stanco, ma non so da che parte. Da che parte? "clang clang" Eccoli qua, un'altra volta. per l'ennesima volta offro loro da bere, e per l'ennesima volta mi rendo conto che sono più piccoli di me... Qualcuno conosce una casa di riposo per Dei invecchiati? O per megalomani schizofrenici convinti di essere il papà di Cristo? O anche per poveri cani spelacchiati, randagi, con il gran desiderio di riposare e liberarsi dei loro troppi figli? Qualcuno sa? Qualcuno? "clang clang" Entrate, chiunque voi siate, spettri maledetti e assolutamente innocui. Entrate che vi offro da bere. Entrate e non rompete i coglioni. Entrate e brindate a voi stessi, cioè a me. Entrate ma fatela finita... "clang clang" Adesso basta, però....
L'autore: randagio@reameincantato.it
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02/09/03 |