Lettera al padre

(di Tony Bello)

Bello! [ :-) ]Non c'è nulla da aggiungere, se non ricordare una cosa importante: anche se il testo ha la forma della lettera, è pur sempre un racconto e le considerazioni sono quelle private di un individuo immaginario. Pertanto nessuna categoria professionale o istituzionale si ritenga tirata in ballo.


Padre,

è la prima volta che ti scrivo. Non l'ho mai fatto se si escludono quei bigliettini che da bambino, a scuola, mi facevano comporre in occasione delle feste di fine anno. Ti ricordi? Le mie promesse di crescere coscienzioso, retto, rispettoso di insegnanti e genitori? Quanti di quei bigliettini ho scritto! E come mi sono comportato coerentemente negli anni a seguire! Sono stato un figlio esemplare e ho ottenuto splendidi risultati a scuola. Mi sono laureato quattro anni fa con il massimo dei voti rispettando il ruolino di marcia. La tua soddisfazione era evidente, ma non sei mai riuscito a dirmi "bravo", come se il successo fosse stato tuo per mezzo di una macchina costruita appositamente per apprendere. Non mi disturba questo. Non voglio discutere il tuo successo educativo nella realizzazione dei miei studi. Voglio però dirti che ho sempre sofferto la tua distanza e i tuoi silenzi. Non sono mai riuscito a capire il motivo della tua indifferenza, del tuo rinunciare al dialogo, fosse anche per discutere un film o qualsiasi fatto della nostra famiglia.


Quando la mamma ti ha lasciato, tre anni or sono, l'ho seguita. Non mi ero sentito di separarmi da lei, dopo il rapporto distruttivo che le hai imposto per tanti anni. Quell'atto l'hai vissuto come il primo tradimento da parte mia e lo hai sofferto. Avresti voluto che la lasciassi andare da sola. Oppure, se proprio non avessi voluto rimanere con te, mi chiedevi almeno di dare continuità al progetto al quale mi avevi a lungo preparato. Invece non l'ho fatto e questo è stato il secondo tradimento, un voltafaccia ancora più grave del primo. Perché, ammettiamolo, della mamma te ne è mai importato nulla; invece, sul mio ruolo in clinica contavi. Contavi come un semplice prolungamento dei tuoi organi e della tua esistenza. Vedi? Non sei stato così bravo! Hai fatto il lavoro a metà. Hai costruito uno studente modello, ma non sei riuscito ad assicurarti quella fedeltà a cui tanto tenevi. Ma non è merito mio se alla fine me ne sono andato. Devo dirti che il distacco della mamma è stato per me salvifico. Mi ha consentito di prendere una decisione stentata e faticosa. Quel maledetto condizionamento interiore che avevi costruito mi legava, e ogni volta che provavo a scioglierli, i lacci si stringevano sempre di più. Mi sembrò, a un certo punto, che non sarei mai riuscito a liberarmi dal tuo potere. Poi lei se n'è andata ed è avvenuta la mia liberazione.


La mia esistenza è faticosa. Non ho più i lauti guadagni su cui potevo contare in quel breve periodo in cui ho lavorato in clinica. Vendere libri è quanto di più difficile si possa tentare in un Paese composto in larga misura da gente mediocre. Perciò sto cercando un altro lavoro. Ma non mi pento della mia scelta. Anzi, devo dirti che non potrei mai più frequentare quel luogo di perdizione che è la tua clinica. Ad un certo punto ho aperto gli occhi. Ho visto l'intima natura di quel posto in cui l'ansia di denaro si traveste di falso amore per gli animali. Ho compreso che la realtà che tu e altri avete messo in piedi è un gioco perverso che rende risultati opposti a quelli che si dicono di perseguire. Che senso ha prolungare la vita a esseri che sono giunti alla fine naturale della loro esistenza? Cosa significa riportare nella sfera animale quell'atteggiamento aberrante che nella vita umana chiamiamo "accanimento terapeutico"? E poi, in nessun caso una parola di biasimo a chi porta un cane senza tatuaggio. In nessun caso una parola di biasimo per chi, con leggerezza, semina cucciolate a carrettate. In nessuna occasione ho visto strappare dalla bacheca brutte segnalazioni di attività di commercio sui viventi... che orrore... Ma cosa avrei dovuto aspettarmi? Maggiore è la circolazione di questi poveri esseri generati fuori del ciclo naturale, maggiore è il flusso di denaro che circola negli studi dei tuoi colleghi e nelle cliniche come la tua. Quale comunità deplorevole è quella cui appartieni! Guarda un po' i tuoi colleghi del Centro Osservazione Fauna Selvatica! Hanno sempre l'orecchio attento alle richieste dei cacciatori! Sono sempre pronti a dichiarare l'eccedenza nell'ambiente ora di questa specie, ora di quella, per promuovere opere di sterminio. Ma mai, dico mai in questo Paese si è elevata una voce per dire che il carico degli animali domestici ha assunto una dimensione mostruosa, inaccettabile con un impatto insostenibile sull'ambiente. Altro che qualche decina di cinghiali, tra l'altro subdolamente allevati e liberati per fare il tiro al bersaglio da una specie assassina e violenta. Ma dire questo avrebbe una bella serie di implicazioni su tutta la tua sporca comunità di pseudoscienziati, pseudoesperti, pseudoprofessionisti, pseudouomini. In una nazione dove ogni atto viene misurato con il metro dell'interesse, voi vi mostrate perfettamente adeguati.


Poi vorrei ricordarti un'altra cosa... Quei farmaci maledetti usati per prolungare l'esistenza degli animali portati in clinica sono stati sperimentati su esseri disgraziati senza protettori. Una schifosa doppia morale che infrange due volte le leggi stabilite in natura: prolungamento di una vita per soddisfare un'affettività malata e tortura di esseri inermi da parte di altri animali malati anch'essi, ma di sadismo. Bella come accoppiata, vero? Ma cosa sto dicendo? Mi sto perdendo dietro a vecchie questioni che già avevo espresso quando mi allontanai da quell'ameno luogo che hai messo in piedi. Tutte queste cose te le dissi a voce prima di andarmene. Quando sollevai queste obiezioni... mi ricordo ancora... sul tuo volto apparvero prima sorpresa e poi disprezzo; e poi ancora sorpresa e poi ancora disprezzo. Per la bocca dalla quale uscivano quelle sbalorditive parole, per argomenti che non avevi mai sentito, per l'annuncio che ti avrei abbandonato, per la perdita definitiva di chi non avrebbe mai più accettato i tuoi dicktat. La tua "longa manu" in clinica l'avevi perduta per sempre!


Con il mio commiato, ti è occorso un nuovo luogotenente: purtroppo più autonomo dal tuo potere e quindi meno fidato. In alternativa, per seguire meglio la tua creatura, avresti potuto rinunciare all'impiego pubblico all'U.S.Lo, quello che non vuoi mollare perché ti offre una infinità di squallide relazioni politiche. Hai fatto la prima scelta, peccato! Se avessi fatto la seconda non avresti mai ricevuto questa lettera. Infatti il motivo che mi ha indotto a scriverti è legato al comunicato-stampa che hai emesso in qualità di direttore dei servizi veterinari. Parlo di quel comunicato scritto in relazione alla vicenda dei 25 gatti che per semplici circostanze casuali, non hanno raggiunto la sala operatoria per essere fatti a pezzi da solerti esecutori del Male.


Quel comunicato mi ha fatto schifo. Ho provato schifo per il tuo orrendo atteggiamento pilatesco. A te è bastato controllare periodicamente che quel miserabile allevatore fosse a posto con gli obblighi sanitari e di legge. Senza battere ciglio, in tutti questi anni hai mandato al macello centinaia di gatti, di cani e di altri animali! Ah già... avevi la legge dalla tua parte: la legge di uno stato ipocrita che mentre detta norme sul "benessere animale", consente la distruzione di povere creature tra atroci sofferenze. E tu sei uno degli strumenti con il quale questo disegno satanico si manifesta: i tuoi sopralluoghi nella fabbrica che rifornisce l'inferno si limitano a controllare la pulizia dell'ambiente o la "perfetta salute" degli animali, dopodiché tutto è a posto.


Sai che ti dico? Il tuo Stato padrone e l'agenzia che ti paga sono peggio dei nazisti che non si sottrassero al carico morale di apparire al mondo per ciò che effettivamente erano: dei criminali! Invece queste belle istituzioni moderne, con le loro norme imbottite di ipocrisia non hanno neanche il coraggio di mostrarsi per quel che sono. Ma osservando le cose da vicino, quelle istituzioni astratte sono fatte di persone concrete. E tu sei una di queste persone concrete, un perfetto servo senza dignità, servo di un sistema disumano, un burocrate come quelli che nel passato eseguivano ordini e osservavano leggi di ordinamenti politici esecrabili. Come il Nazismo si incarnò nei suoi fedeli escutori, così la Modernità, questo disperato approdo umano, ha bisogno di esseri miserabili che, in cambio di denaro e per sete di potere, rinunciano a ragionare sugli effetti delle loro azioni. Tu sei un "fedele esecutore", padre. Mi fa una strana sensazione sapere di essere fatto di carne e di sangue che deriva dalla tua carne e dal tuo sangue. Mille volte meglio sarebbe stato per me se fossi cresciuto in una famiglia in cui vi fosse stato, dal lato paterno, più umanità e meno denaro, ma considerando il conformismo dei figli di certi tuoi colleghi e l'ossequioso rispetto di mio fratello nei tuoi confronti, mi è andata ancora bene. Le contingenze mi sono state benigne creando l'occasione di una scelta di cui non mi pentirò mai.


Spero che l'ALF, quello scialbo fantasma, subisca una mutazione genetica e alzi il livello dello scontro. Con i tipi come te, ogni parola, tutte le parole, anche queste, sono un inutile spreco.


Addio

Enrico





24/12/02

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