Un uomo di nome Adamo conobbe una donna di nome Eva che divenne
sua moglie, la quale concepì e partorì Caino
dicendo: “Ho ottenuto un uomo con l’aiuto di Dio”.
In seguito
partorì il fratello di lui, Abele. Abele fu pastore di
pecore; Caino, agricoltore.
Ora avvenne che
dopo molto tempo Caino fece al Signore un’offerta dei
frutti della terra. Il Signore distolse lo sguardo da Caino e
dai suoi doni ed egli ne fu afflitto.
Anche Abele
fece un’offerta; gli offrì i primogeniti del suo
gregge, i più grassi. Il Signore trovò soave
l’odore del sangue e guardò benignamente Abele e i
suoi doni.
Una vampa
avvolse Caino e il suo volto si oscurò.
Il Signore gli
disse: “Perché sei irritato? Perché il tuo
viso è stravolto?
Caino rispose
col silenzio. Poi disse a Abele suo fratello: “Andiamo
fuori”. E quando furono nei campi gli saltò
addosso e l’uccise.
Il Signore
disse a Caino: “Dov’è Abele tuo fratello?”
Egli rispose: “Non lo so. Sono io forse il custode di mio
fratello?”.
Allora il
Signore gli disse: “Che hai tu fatto! La voce del sangue
di tuo fratello grida a me dalla terra; per questo tu sarai
maledetto sopra la terra che ha aperto la sua bocca per
ricevere dalla tua mano il sangue di tuo fratello.
Anche se
l’avrai lavata essa non ti darà i suoi frutti e tu
sarai ramingo e fuggiasco per il mondo”.
Grande fu la
disperazione di Caino che fuggì nella notte perseguitato
dalla maledizione divina.
All’apparire
delle prime luci dell’alba vide una grotta. Vi si rifugiò
dentro perché non sopportava la luce. E disperato si
dispose ad aspettare il calar delle tenebre. Finché
venne la notte.
Ma il Signore
continuava a torturare l’anima afflitta e a chiedere la
ragione del suo tremendo peccato. Così Caino cadde
svenuto e nel sonno agitato non conobbe pace.
Si svegliò
disperato, perseguitato dalla voce che gli colpiva le orecchie:
“Che tu sia maledetto per il tuo inestinguibile peccato,
che tu sia maledetto per sempre... per sempre...”.
Nel momento del
sommo dolore, quel dolore che entra nel cuore e lo schianta,
Caino vide la liberazione nel precipizio.
Raggiunse
l’abisso e guardò l’oscurità della
terra con il cuore nel tumulto degli ultimi istanti.
Ma
all’improvviso un bagliore di luce lo prese e gli diede
accesso alla fonte del Vero.
E allora, nel
bordo del vuoto, comprese.
Capì che
la voce era dentro di lui e non fuori.
Capì che
era la voce di mille generazioni traviate che parlavano
insieme.
Capì che
non era la legge di Dio, ma degli uomini che inventano Dio.
E ricordò
i belati innocenti degli agnelli squartati da Abele. Rivide il
loro terrore e il loro supplizio. Provò ribellione per
il sangue dell’innocenza versato. Sentì il dolore
per l’abbandono delle leggi dei primi avi per seguire
l’immagine paranoica grondante di sangue negli scannatoi.
E allora ebbe chiarezza del vallo tra Compassione e Malvagità
e riconobbe che il Bene aveva trovato covile in lui.
Con lui era nata la grande stirpe di coloro che a tutto
antepongono Giustizia. Che non badano a vani legami di sangue,
ma alla Pietà. E l’affermano oltre ogni ragione.
La voce di
dentro sparì e il suo cuore, pur dolente, fu leggero.
“Fratello mio... sarai tu... il maledetto... per il
sangue innocente offerto a nessuno. E che, per ogni abele, viva
sempre un caino vendicatore; portatore di giustizia e di amore
per gli indifesi e i derelitti, per coloro che sono senza
parola e coloro ai quali vien tolta la parola, per coloro che
desiderano vivere in pace e sono costretti a vivere in
sofferenza; contro i furiosi che uccidono, i prepotenti che
vessano, i massacratori che sacrificano, i forti che violentano
la sacralità della terra.”
Caino comprese
che aveva perfezionato la sua natura.
Così
pensò Caino e, raggiunta la pace assoluta, il salto
spiccò.