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L’Istruttiva
Storia della (racconto di Mary Stevenson) |
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Il testo, inizialmente inserito nei “contributi esterni”, ci ha suggerito di inaugurare una sezione di racconti. Abbiamo già espresso il notevole apprezzamento per il messaggio chiarissimo che trasmette. Abbiamo anche sottolineato che difficilmente abbiamo sentito una sintonia così pervasiva, totale, completa da quando il sito di RA esiste. L'unico rammarico: non poter fare direttamente i complimenti all'anonima autrice. *** |
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«Nonna, mi ricordi la bella storia della dottoressa Hyde e della signora Jeckyll? «Mi pare di averla già raccontata parecchio tempo fa. Ti piace proprio, mia cara ragazzina...» «E’ passato tanto tempo... e poi sapere che è una storia della tua gioventù la rende più interessante. Io allora non c’ero e mi piace conoscere le cose del passato.» «Da allora sono trascorsi tanti anni, 39 per l’esattezza, e tu non ne hai che 14. Per fortuna molte cose sono cambiate da allora. In effetti questa storia contiene una infinità di insegnamenti e, per una ragazza in formazione come te, è molto preziosa. Siediti, te la racconterò di nuovo. Poiché ormai sei grande sarò prodiga di particolari. «Dunque, accadde che alcune persone trovarono modo di mettersi insieme. Certe migliori di altre, come sempre succede. In quel tempo gli amici degli animali costituivano una categoria molto varia e spesso non era possibile distinguere quelli veri da quelli falsi. No... diciamo… quelli veri da quelli un po’ meno veri. Bisogna riconoscere che nessun umano è completamente falso. Dunque si misero insieme e fecero un bel giornale tematico con lo scopo di inondare il mondo di sensibilità verso gli ancora disprezzati “esseri reietti”, bruti o bestie come ancora venivano chiamati gli animali. Un giornale ricco di notizie, eventi, immagini, indicazioni; un giornale che sarebbe penetrato nel cuore dei lettori consegnando un messaggio di autentica solidarietà per i diversi. «Tra i promotori dell’iniziativa spiccava un nome famoso in tutto l’ambiente: Mr. Ridens. Egli era la punta di diamante di una associazione animalista celebre e in prima linea nella battaglia contro la vivisezione, attività alla quale gli umani erano ancora ferocemente attaccati: il Movimento Contro Vivisezione (MoCoVi). Egli era un dirigente capace, si diceva, attraverso la cui persona il movimento antivivisezionista aveva ottenuto dei risultati interessanti, anche se, purtroppo, non ancora definitivi. «La sua presenza nel Comitato di Redazione aveva acceso i cuori di tutti gli animalisti che incominciarono a rimbalzare la notizia nelle numerose mailing-list tematiche: “Comprate la nuova testata Animali Belli; diffondetela, segnalatela! La magnifica iniziativa merita tutta la nostra attenzione e il nostro attivo sostegno”. Non si spegnevano ancora gli echi di un rinnovato vitalismo propagandistico che tutto il movimento cadde dentro una orribile morsa di gelo. «Accadde, infatti, che Charles Adviser, un animalista noto e esperto, gettando fugacemente lo sguardo tra i nomi dei collaboratori, impallidì scorgendo che esso conteneva il nome di Mrs. Jeckyll. Egli era al corrente di un terribile segreto che non esitò a diffondere in tutte le liste: “Jeckyll” era il nuovo nome con il quale un certo personaggio dei tempi trascorsi, la dottoressa Hyde, cercava di allontanare il suo triste passato di vivisettrice. Essa aveva “sezionato” parecchi piccoli animali per compilare le sue orrende pubblicazioni scientifiche prodotte per l’Università di Jena. Un giorno essa lasciò la città tedesca e tornò nella natìa Inghilterra. Cambiò nome intentando una lunga procedura burocratica; ma non per nascondersi. Infatti tutti sapevano che Hyde e Jeckyll erano la stessa persona. In molti si chiesero il perché di quella strana azione; certi avanzarono delle ipotesi, ma nessuno colse la vera ragione di quell’atto che in seguito a questa storia avrebbe avuto la sua spiegazione definitiva. «Dunque quel nome, Jeckyll, riflettendo la persona della Drs. Hyde, pesava come un macigno e rischiava di apparire come una macchia indelebile sull’iniziativa messa a punto con tanta fatica e sollecitudine. Gli animalisti del filone puritano, quelli non disponibili ai compromessi, non demorsero; si misero a strillare e a pretendere chiarimenti. Poteva essere tollerata una cosa del genere? «Il primo a vacillare fu Mr. Ridens il quale si affrettò a dire che non si sentiva responsabile degli infiltrati e passò la palla alla caporedattrice, Mrs. Lucy Trickled, la quale essendo una persona interessata più al suo lavoro che agli animali, non si sconvolse della rivelazione. Era solo preoccupata della improvvisa perturbazione che la sua iniziativa si trovava a dover sopportare. Convocò Mrs. Jeckyll e insieme cercarono una via per uscire elegantemente dalla situazione fastidiosa in cui erano precipitate. “Bisogna mettere a tacere questi fanatici, mia cara – disse Mrs. Trickled con decisione – qui bisogna studiare qualcosa. Non sarà qualche topolino sezionato la fine del mondo!” «Mrs. Jeckyll scrollò la testa. Quelle esperienze passate l’avevano segnata e non era disposta a considerarle un nonnulla come sembrava fare la sua interlocutrice. Ma capì che la signora Trickled aveva ragione. Occorreva una soluzione. Le venne un’idea. Non aveva senso nascondersi dietro atteggiamenti ambigui. La cosa migliore era ammettere tutto con una lettera aperta che sarebbe stata pubblicata sul giornale. Non aveva S.Paolo trucidato i cristiani? Non si era redento, poi, diventando egli stesso cristiano? Dunque anche lei, che non sezionava più topi, poteva essere compresa per il suo triste passato e ammessa in una redazione di animalisti se fosse riuscita a motivare bene la sua storia. La caporedattrice disse che era una magnifica idea e si stupì di come non ci avesse pensato lei. Stabilirono una data. Per quel giorno la lettera sarebbe stata pronta per essere pubblicata. «Nel frattempo i dirigenti del CoMoVi, paonazzi di rabbia per l’increscioso incidente, non sapendo ancora che la situazione si sarebbe risolta senza danni per nessuno, convocarono il signor Ridens e gli tirarono le orecchie. “Ma come, non comprendi? Non potevi essere più accorto? Una vivisettrice accostata al tuo nome? Ti rendi conto della pubblicità che fai alla nostra gloriosa organizzazione? La cosa è davvero imbarazzante, addirittura insopportabile. Abbiamo deciso. Renderemo pubblica una dichiarazione in cui stabiliremo che la tua partecipazione al comitato redazionale di Animali Belli avviene a titolo personale. In tal modo la nostra organizzazione non sarà coinvolta dallo scandalo.” «Così fecero. Mr. Ridens si trovò quindi a rappresentare sé stesso e il celebrato MoCoVi non potè godere del beneficio di vedere il suo acronimo accostato a una iniziativa che gli avrebbe dato lustro, se non altro, di riflesso. Peccato. Se avessero aspettato, la lettera aperta di Mrs. Hyde avrebbe messo le cose a posto e non ci sarebbe stato bisogno della presa di distanza. «Quando nel mese successivo Animali Belli uscì in edicola, fu in grado di tacitare ogni voce: la lettera di chiarimento era lì, nella prima pagina, stupendamente limpida nella descrizione. «La lettera iniziava con una preliminare ammissione di responsabilità e pregava i lettori di seguire con attenzione le sue ragioni. Era sicura che avrebbero compreso perfettamente il suo stato d’animo e, infine, avrebbero persino trovato modo di stringersi idealmente con lei in un abbraccio affettuoso. Incominciò col descrivere la sua infanzia, il suo amore per gli animali e le scienze naturali, descrisse le sue letture precoci, anomale per una ragazzina della sua età. Descrisse come quel mondo di scelte contribuisse a farle maturare il desiderio di dedicarsi in futuro a studi che l’avvicinassero al mondo degli animali e dell’etologia. Si sentiva tutt’uno con quel mondo e, poiché si sentiva anche molto intelligente, non avrebbe avuto alcuna difficoltà ad eccellere. «Studiò dunque Scienze Naturali all’Università di Oxford con grande profitto, finché venne il momento del dottorato. Si trasferì allora all’Università di Jena e iniziò a lavorare con su un progetto particolare: i meccanismi di apprendimento dei percorsi dei topi dentro i labirinti. Qui nacquero i guai: non si trattava più di impiegare penna e taccuino, bensì bisturi e elettrodi. La sua situazione mentale cambiò: all’inizio provò ribrezzo e disgusto per la tortura che vedeva prodotta su quei poveri organismi viventi. Quando toccò a lei stette molto male. Nello stesso tempo capì che poteva fare quello che non avrebbe pensato che potesse mai fare. In quell’ambiente ovattato dove tutti squartavano con la massima naturalezza, poco a poco, una parte di quella naturalezza entrò dentro di lei. Aveva, sì, dei momenti in cui il rimorso la sommergeva, ma lentamente, così come venivano condizionati quei poveri esseri dagli sperimentatori, così essa stessa veniva condizionata; al punto che le difese si fecero sempre più deboli. E poi il successo, il nome nelle pubblicazioni accanto a quello del cattedratico, le conferenze, tutto contribuiva a rendere insistente la necessità di proseguire quello strazio. Aveva certamente dei moti interiori, ma li superava convincendosi che da quegli esperimenti la Scienza avrebbe tratto chissà quali strumenti per rinnovare la conoscenza del cervello e del comportamento. Ogni cosa ha il suo prezzo. E anche la Scienza l’aveva. Tutto ciò doveva essere fatto. «Troppo facile… invece la sua parte buona, quasi per miracolo in quell’ambiente di insensibili, ha continuato a vivere. Dopo profondi conflitti interiori vissuti con l’angoscia che la sommergeva, decise. Non voleva più trattare organismi viventi come se fossero giocattoli. La sua parte buona protestava cercando di riemergere dal clima di insensibilità che quell’ambiente le produceva con tale forza coercitiva. E così abbandonò una promettente carriera. Disse che non si sentiva né eroe per certi, né vigliacca per altri. Semplicemente non era in grado di accettare quanto faceva dentro i laboratori e i successi personali non risarcivano le angosce che doveva sopportare. Così abbandonò la carriera; e per marcare una separazione netta verso il suo passato, per tagliare dalla sua personalità aspetti che ricusava senza condizioni, decise persino di cambiare nome. Ecco spiegato il mistero della metamorfosi: il nome nuovo era per lei una autentica rinascita. «La lettera avrebbe potuto concludersi qui. Invece Mrs. Jeckyll non mancò di sottolineare con una punta di veleno verso coloro che l’avevano costretta a rinnovare il suo antico dolore, che comunque non rinnegava il suo passato, che non si sentiva di escludere dalla sua storia i “lavori” che aveva fatto a Jena, che, infine, non accettava l’”integralismo islamico” dei suoi interlocutori raffigurando persino l’idea che essi, se si fossero trovati nelle sue condizioni, difficilmente si sarebbero comportati diversamente. Richiamando una frase famosa, disse che “noi siamo la nostra storia” volendo con ciò chiarire che se oggi era così, a questa condizione l’aveva spinta anche il passato. E concluse con una formula di autoassoluzione: oggi, sono una persona rinnovata e non mi sento per nulla “cattiva”. Alla lettera seguiva una postilla con la quale Mrs. Trickled, lasciando trapelare la sua soddisfazione, sembrava che allargasse le braccia per abbracciare la pecorella smarrita tornata all’ovile. «Ecco la storia! Ti è piaciuta? Te la ricordavi così?» «Sì, ora che l’hai raccontata mi ricordo bene molti particolari che avevo dimenticato. Sapessi quante volte me la sono raccontata. L’insegnante di scienze in questi giorni ci ha parlato della farfalla che esce dal bruco con una stupenda metamorfosi. Questa bella storia mi ricorda una simile trasformazione: il miglioramento della persona e la perdita della sua parte cattiva. Sono emozionata, sai nonna?» «Bene, ormai stai diventando grande e penso di poter approfondire il discorso. Ci sono alcuni aspetti che devi comprendere. Sei davvero sicura di ciò che pensi? Davvero, per te questa è una storia edificante?» «Mi ricordo che quando mi raccontasti per la prima volta la storia, me la presentasti come un esempio del Bene che sconfigge il Male. Non pensi più che sia stata una storia lodevole e confortante?» «Vedi... i giudizi dipendono dal livello di consapevolezza del soggetto giudicante. Quando ti parlai per la prima volta di questo fatto eri ancora una bambina e solo adesso posso sperare che tu comprenda l’episodio a un livello più elevato. Allora non avresti potuto capire...» «Cosa vuoi dire, nonna?» «Voglio dire che in questa storia ci sono tante cose che devono essere messe nella giusta luce, perché è proprio facile mal interpretarle. «Per prima cosa un giornale sugli animali non era necessariamente un’iniziativa buona per gli animali. Faceva bene se anziché stimolare le persone a possedere un animale, deprimeva questa idea. Quel giornale, come del resto quasi tutti quelli dell’epoca, non lo faceva. Anzi, induceva le persone a possederne, naturalmente invitandole a accudirle e voler loro bene. Ma mentre l’atto iniziale delle adozioni avveniva sotto il segno delle migliori intenzioni, le conseguenze erano in larga parte incontrollabili e inaccettabili. In quel tempo, devi sapere, l’animalismo era fondamentalmente sentimentale e non, come oggi, una pratica rivoluzionaria. Allora era di moda credere che la vicinanza con gli animali portasse a uno sviluppo dell’attenzione verso di loro e a una crescita della cura e dell’amore. Ma generando una domanda indiscriminata e incontrollabile, portava invece a un atteggiamento consumistico dell’essere vivente, in linea con quei tempi oscuri in cui tutto veniva prodotto per soddisfare gli eccessi umani, anziché legittimi bisogni. Così portava alla diffusione, alla crescita indiscriminata. Gli uomini di quei tempi abbattevano i cervi nei parchi se il loro numero cresceva oltre la dimensione ritenuta sopportabile, ma non avevano alcuna remora a moltiplicare cani e gatti fino all’inverosimile fino a creare pressioni sull’ambiente a causa della numerosità di quelle creature che volevano per sé in modo egoistico. Moltiplicavano cani e gatti, per non dire altro, così come moltiplicavano irresponsabilmente sé stessi. L’egoismo era occultato, ma era pur sempre tale. Non solo... esotici di ogni genere crescevano nelle case per il piacere di addobbare sale e salotti e questo non era bello. Così i nuovi ospiti, aggiungendosi a quelli tradizionali portavano a cucciolate prima desiderate e poi indesiderate. E il malessere degli animali, a dispetto delle buone intenzioni, cresceva anche per quegli esseri che quella società infame non disdegnava, molto ipocritamente, di chiamare “di affezione”. Quel giornale era dannoso e produceva, per la sua parte, questi diabolici effetti. Lo faceva senza intenzione, anzi mirando all’opposto. E questo era un esempio di come le vie dell’inferno siano lastricate delle migliori intenzioni, come dice il proverbio. Il disinteresse sostanziale di Mrs. Trickled rispetto allo scandalo, la sua attenzione affinché la cosa si chiudesse in fretta e senza rumore, approfittando della dabbenaggine di persone acritiche e prive di un proprio pensiero, indica poi un ulteriore e grave atteggiamento che mostra come gli aspetti legati all’interesse personale si fondessero con motivi più nobili certamente presenti, ma meno determinanti nelle scelte del comitato editoriale. «Inoltre in questa storia vi sono altri aspetti tutt’altro che convincenti.» «Ho capito, nonna! L’ansia della CoMoVi di prendere le distanze da un evento in cui non c’entrava per nulla indica una preoccupazione per la propria immagine... non è vero?» «Brava! Hai capito. Si è trattata di una “excusatio non petita”. Per ben altre ragioni, quelle che ti ho detto prima, il CoMoVi non doveva suggerire di essere coinvolto in una cosa talmente squalificata, non per il miserabile accidente di una ex vivisettrice pentita. Se non avesse mischiato le carte per mostrarsi coinvolto al progetto editoriale, non avrebbe nemmeno dovuto prendere le distanze, non ti pare? E Mr. Ridens, se proprio voleva partecipare al gioco, fatto già grave di per sé, poteva farlo senza accreditarsi come autorevole membro del CoMoVi! Ma se fosse stato un vero animalista, anziché un genuino animalaio, non avrebbe partecipato neanche a titolo personale.» «Insomma, nonna, la fiera delle cose brutte...» «Non abbiamo ancora messo a fuoco la cosa peggiore...» «Ancora...?» «Sì, la peggiore. Non abbiamo parlato del personaggio principale: Mrs. Jeckyll. Se ritorni sulle parole che ho usato, molto fedeli a quelle originali che apparvero sulla lettera, ti renderai conto che l’aspetto principale della questione, una critica effettiva al sistema della vivisezione, nelle parole di Mrs. Jeckyll, non compare. «Il nostro personaggio visse il suo disagio in modo intimistico, come se il diritto di un essere a non subire torture dipendesse dal grado di non sopportazione dello sperimentatore e non da un fatto intrinseco. Lei non era in grado di padroneggiare l’angoscia e quindi ha smesso... comprendi l’assurdità? Se fosse riuscita a padroneggiarla sarebbe andata avanti. Invece a smesso per una indisponibilità di peculiarità caratteriali necessarie allo scopo. «Disse che non si sentiva un’eroina. E in effetti non lo fu! Se avesse voluto esserlo, prima di andarsene avrebbe accumulato un po’ di materiale da spiattellare in faccia all’uomo qualunque che passava ignaro nella via sotto il suo istituto pseudonazista. La sua “rivoluzione interiore” si sarebbe arricchita di documentazioni trafugate, accuse urlate, violenze verbali... anche; e qualche sabotaggio non ci sarebbe stato male. Non dico che avrebbe dovuto andare oltre, perché, come tu sai, le tecniche e le metodologie dell’animalismo internazionale diventano patrimonio del movimento solo venti anni dopo i fatti che ti sto descrivendo. Prima non esistevano per un mal inteso senso della “non violenza”, frutto di un misto di codardia, ignoranza, stupidità che trascurava l’essenza dell’inaccettabile violenza fatta su esseri indifesi e innocenti. «Invece non fece nulla di tutto questo! Se ne andò delicatamente continuando a presentarsi con un curriculum che si trascinava dietro i suoi orrori, sintomo questo, che un pezzettino di Dottoressa Hyde continuava a vivere dentro di lei. Fatto davvero assai grave. «Noi siamo la nostra storia? Certo, ma ci sono dei punti di rottura che accompagnano il filo del nostro esistere; dei punti in cui piccoli cambiamenti si traducono in imperiose illuminazioni, prese di coscienza di ciò che abbiamo fatto e che siamo stati. Quando questi risvegli si manifestano ci si libera del passato! Oh... sì... si rinnega con forza e senza incertezze. Solo allora l’abbraccio dei tuoi nuovi compagni smette di essere una manifestazione di convenevoli e diventa veramente fraterno. Solo allora entri a far parte di una comunità di intenti e di fratelli. Non a caso a lei non è accaduto niente di tutto questo. «Infine... il fatto che l’astio di essere stata scoperta abbia spinto Mrs. Jeckyll a parlare di integralismo islamico cosa può indicare se non un processo interrotto? Un rifiuto di una vera scelta di campo? Un disagio interiore non comporta necessariamente l’adesione all’animalismo, riflette semplicemente sé stesso: un disagio puro e semplice. «Mrs. Jeckyll non si è mai liberata del suo egotismo e quindi della sua vera natura. Essa non è mai diventata un’animalista. Non dico nel senso attuale della parola, ma nemmeno in quello di allora. Essa è sempre stata una semplice animalaia come quel gruppo di persone con il quale scelse di collaborare. «Nonna, riusciremo a vincere la nostra battaglia?» «Non disperiamo cara. Mezzo mondo ha già conseguito una visione antispecista. Nei paesi conquistati alle nostre idee non si mangiano animali, né li si violentano sotto alcun aspetto, i monoteismi sono stati sradicati per sempre, non si teme più la morte, l’umanità occupa con delicatezza il 30% dello spazio territoriale e si vieta scrupolosamente il resto, la discendenza è matrilinenare, si pratica la compassione e la società è organizzata in modo comunistico... tutto questo ti è noto. Le nostre armate, aiutate dai partigiani locali, stanno liberando l’altra parte del mondo ancora corrotto. Presto Madre Terra sarà un’oasi di pace, la Storia potrà dirsi conclusa... i tuoi begli occhi vedranno un mondo diverso, vedrai...»
FINE
(Ogni riferimento a fatti, persone |
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05/12/01 |