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Officina della THEORÎA |
IL
SIQUS SHOMEN E L’ERESIA |
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Nota introduttiva Gironzolando per il web ricordo di aver notato un libro dal titolo: “Anche gli animali vanno in paradiso - storie di cani e gatti oltre la vita ”. Accanto a informazioni presumibilmente utili (“Il libro è anche un vademecum con informazioni preziose per chi affronta la triste separazione dal proprio fedele compagno a quattrozampe...”) ho trovato il riferimento a questioni francamente discutibili (“Ritroveremo nell'Al di là i nostri "fratelli minori", come li chiamava San Francesco? Molte delle possibili risposte, con pareri e riflessioni di teologi, medium, parroci, etologi, scrittori atei e scienziati si trovano nel libro"). E qui penso di aver capito la natura di questo lavoro. Che risposte di questo genere possano derivare da teologi e parroci sembra francamente risibile. Il ricorso ai medium poi – nella recensione si cita anche una certa Rosmary Altea – è ancora più grave considerando la funzione onorevole che queste persone occupano nella società. La presenza di contributi di scrittori atei e scienziati presumo che sia compensativa e forse ciò rende merito al volume, ma c'è da chiedersi cosa possa rispondere una persona veramente notevole come Margherita Hack (anche lei presente) ad una domanda così strampalata come quella se esista o meno l'anima animale. E allora ecco la riflessione più banale. Pur non avendo letto il volume rischio grosso e mi espongo: libri come questi sono fatti per svolgere una funzione consolatoria e attenuare l'angoscia di fronte al male che la nostra specie commette verso le nostre sorelle e i nostri fratelli. In qualche modo svolgono la stessa funzione di quegli scritti usciti dal deserto della mezzaluna fertile 3000 anni fa e di tutti quelli che si sono succeduti nei secoli seguenti. Ma come questi scritti sono negativi perchè svolgono il ruolo di oppiacei e impediscono agli umani di spezzare le loro catene qui sulla Terra, così temo che libri che parlano dell'anima degli animali e che chiamano in causa preti e medium siano nocivi per il movimento animalista per ragioni estremamente simili. La liberazione degli animali non abbisogna nè di preti nè di medium e gli animalisti dovrebbero tenersi bene alla larga da argomenti consolatori e fiabe edificanti. Il testo di PaoloRicci che il lettore trova qui, un testo brillante (come sempre quando questo autore affronta le problematiche religiose), descrive la genesi di un'esigenza insana e invita gli animalisti a lasciare perdere gli indicidibili (e le fiabe) per dedicarsi attivamente alla liberazione degli animali. (A.S.) ***** |
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Facendo una ricerca su una cosa che stavo scrivendo riguardo le
balene mi sono imbattuto in Moby Dick e nell’immagine
spaventosa di Ahab.
Moby Dick è una gloriosa bestia guerriera che si batte
contro l’istinto genocida di Ahab.
Cerco di sintetizzare: é il 160 a.C. , siamo in Palestina,
e un monarca grecizzante - uno dei molti infidi rampolli dei
generali di Alessandro Magno che hanno ereditato e frantumato il
suo impero – sta’ mettendo in atto un’idea
balzana. Una trovata oltremodo pericolosa. Il sovrano, Antioco
Epifane, sta attivando una serie di riforme che puntano a
uniformare la religione del regno e a imporre ai religiosissimi
ebrei il culto pagano. Antioco IV vuole ellenizzare Israele. E
l’ellenizzazione non la vuole solo lui ma anche parecchi
ebrei - che fanno la scelta che fecero molti francesi con Pétain
e parecchi norvegesi con Quisling - perché ne hanno
abbastanza del Jahvè invisibile, geloso e capriccioso, e
optano per deità più sostanziali. Più
tangibili.
Il risultato?
E la rivolta maccabea è importante,
nell’ottica biblica, per un’altra ragione.
Sintetizziamo.
Io penso che non ci sia atto di ybris
più grande d’immaginare che questa specie derelitta
e assassina, che devasta il suo habitat e massacra gli
altri viventi, meriti la vita eterna o un’altra forma di
vita.
La storia della vita eterna, dalla
prospettiva biblica, quindi, si dipana da Daniele 12 e
Maccabei II.
La vita eterna per il monoteismo biblico è una tarda
invenzione: prima non esisteva.
Fu più tardi, quindi, che il corpo spirituale di
Paolo di Tarso, cioè quello che dovremmo avere dopo la
resurrezione, divenne anima immortale. E il colpo di genio fu di
Agostino che trasformò il concetto platonico di anima in
anima immortale, e da allora abbiamo anima e corpo e una
confusione che non ti dico. Agostino disse che tutto passerà
ma non tutto sarà consumato. Tutto transiterà
attraverso un cambiamento universale. Le qualità
corruttibili del mondo bruceranno e quando tutto sarà
purificato la terra sarà allora conforme agli uomini che
saranno, a loro volta, rinnovati.
L’autoinganno attraversa tutta l’umana coscienza. È
base essenziale e strutturale dell’umano sentire.
Tutti pensavano che la “fine dei tempi” fosse
avvenuta da un momento all’altro. Che sarebbe giunta, come
afferma Paolo, come un ladro nella notte.
Ma arriviamo al punto. Gli Ebrei, deportati, soffrono il loro
esilio che comincia nel 597 a. C. nove anni prima che
Nabucòdonosor conquisti Gerusalemme.
Ciro II cambia tutto. Nel 539 il regno neo babilonese
è conquistato. Nel 538 gli ebrei tornano in patria e il
tempio di Jahvè, nel 515, è ricostruito.
E non solo: l’Enoch slavonico afferma che gli
animali hanno un’anima.
La domanda che uno si pone a questo punto è ovvia.
La risposta è che certe idee - probabilmente - filtrate
dallo zoroastrismo hanno fruttificato.
Chi storce il naso verso politica e religione capisce poco del
mondo.
Lo zoroastrismo con la sua visione dualista di due
Potenze metafisiche in continuo contrasto tra loro aveva
identificato il male fatto agli animali con il volere di
un’entità demonica, Ahriman, che aspirava a
distruggere la vita e far precipitare tutto ciò che esiste
nel Caos primordiale.
Tuttavia questo va detto: lo zoroastrismo aveva concesso
agli animali spiragli che Ebraismo, Islam e Cristianesimo invece
negarono. Con la presa di Ctesifonte nel 636 d.C. e la vittoria
della battaglia di Nihawand nel 642 d.C. da parte di Omar il
“Signore dei Credenti” il Regno Sasanide
scomparve.
Un esempio?
Potevano, quindi, gli ebrei accettare la versione misericordiosa
del Libro dei segreti di Enoch dal momento che il
loro Dio si dilettava con l’odore delle carne bruciata
delle bestie innocenti nel Tempio? Più tardi, da questi brani misericordiosi, da questi frammenti misericordiosi e rarissimi è sorta la cultura dell’animale angelicato. E anche quello è stato un bel vedere e sentire; ed è stata cosa, forse, inevitabile nell’età dell’Acquario, nel tempo della New Age. Agganciandosi all’Enoch slavonico e ad altre interpretazioni di quel tipo, gli animalisti, che volevano salvar la religione e allo stesso tempo gli animali - cioè capri e cavoli – ci fecero capire che erano state dette cose errate riguardo le bestie nelle sacre scritture e che evangelisti e profeti avevano travisato l’amore di Dio per le creature non umane.
L’amore di Dio? Ma ci facciano il santo piacere!
Da questi frammenti gnostici ed enochei è
sorta la cultura dell’animale angelicato, del Gesù
vegetariano, e altre corbellerie di questo tipo. Sono nati
profeti e profetesse che hanno stravolto tutto ascoltando voci
che gli ronzavano “into a capa” come mosconi
impazziti, ed é emersa, dal vuoto del mondo, una
cornucopia di ectoplasmi, vibrazioni, essenze, profumi, animali
angelici e stronzate varie che si è riversata, come uno
strato mieloso, sulle povere bestie. Ed è stata una
effervescenza micidiale che ha rovesciato sull’animalismo
(un termine odioso) una patina di follia. Ma, forse, questo epifenomeno magico - pagano è inevitabile. Forse il vudù animalista è cosa imprescindibile. Siamo, dopotutto, il popolo che ha più maghi che preti. Pare che i maghi siano oltre 40.000, i preti circa 32.000 e gli astrologi sono oltre 150.000. Gli italiani che seguono regolarmente gli oroscopi sono 12 milioni e 800.000 e secondo una recente statistica il 31% crede senza riserve in quello che legge. Le spese per la ciarlataneria universale sono immense. Basta vagare per SKY. L’altro giorno sono stato informato che esiste una signora che può leggere i pensieri di un cane residente in Italia dal Canadà. Il pensiero non conosce limiti spaziali, è pura energia, mi è stato spiegato, quindi lo si può leggere da qualsiasi parte del mondo. E così da Enoch siamo passati alle particelle subatomiche, alle dimensioni infinite, agli odori, all’essenze e al Multiuniverso pluridimensionale che con gli animali c’azzecca quanto una minchia tarlata. E poi siamo passati agli animali – angeli, alla ciarlataneria diffusa – e fatta spesso in assoluta buona fede - dell’animale angelicato.
Ma gli animali angeli non sono. I miei cari gatti sono spietati
massacratori. Ogni mattina trovo i residui della macelleria
notturna di poveri topi ragno trucidati e torturati, nella notte,
in un gioco infernale. Ed è bene che gli “estinzionisti” sappiano che in caso di scomparsa dalla terra dell’uomo – una cosa meritatissima per quello che stiamo facendo al pianeta e agli altri esseri viventi - il problema del male e dello strazio non si esaurirebbe ma diventerebbe forse più acuto. Con una soluzione alle “12 scimmie” cioè con l’umanità spedita a vivere nelle viscere sotterranee della terra per un germe mortale sprigionato sulla sua superficie, tutti gli animali, erbivori e innocenti, come le vacche, i buoi le pecore ecc.. sarebbero sterminati dai nuovi predatori. La scomparsa dell’uomo - questo micidiale assassino specista - comporterebbe la totale estinzione di specie pacifiche e di altre meno pacifiche, inclusi i ratti che non potendo vivere degli avanzi nella nostra spazzatura finirebbero col morire di fame. I gatti almeno, in gran parte, sopravviverebbero, e così molti cani. Ma il male non finirebbe sulla terra. Il male – cioè il divorasi l’uno con l’altro, il cannibalismo universale – non cesserebbe mai. Altro che gatti vegani. In questi giorni ho letto con orrore che un artista portoricano di nome Guillermo Habacuc Vargas, ha lasciato morire di fame e di sete un cane randagio per fare osservare agli “amanti dell’arte” l’agonia di una povera bestia. E questo è avvenuto in Nicaragua nel paese di Ortega, nel paese dei sandinisti e della lotta contro i Contras. E questo è conseguenza di chi usa cadaveri di animali preservati in formaldeide per evidenziare qualcosa d’incomprensibile nella sua arte. Io vivo a pochi chilometri da Damien Hirst, e so di cosa parlo. Se osservate la locandina del prestigioso Turner Prize – in una retrospettiva della Tate Britain che va dal 1884 al 2006 - troverete le immagini considerate “geniali” della vacca e del vitello tagliati a metà e immersi in formaldeide. E se Hirst ha usato animali già morti per le sue opere, sicuramente questo sadico assassino portoricano ha cercato gloria seguendo il suo tracciato, imitandolo e andando ben oltre. E questo è successo in una galleria del Nicaragua, a Managua, e io spero che quest’uomo paghi per quello che ha fatto. E paghi duramente e non a chiacchiere.
Il vero il siqus shomen, non
lo Zeus barbuto nel tempio di Jahvè, quel cane morente è
l’abominazione della desolazione. Il cane morente sotto gli
sguardi degli “amanti dell’arte” è lo
scandalo vergognoso. L’abominazione della desolazione non è lo Zeus Olimpico nel Tempio di Gerusalemme ma quello che noi facciamo al non umano. Il siqus shomen è quello che facciamo ai nostri simili, che lasciamo morire di fame, agli animali, ai pesci, agli alberi, alle piante.
Leggendo un libro di Dominique Lapierre, “Mille soli,
che raccoglie interviste fatte a uomini grandi e
sconosciuti, ho scoperto che un francese di origine italiana,
Raphäel Matta, è morto, nel 1959, difendendo
elefanti, rinoceronti, antilopi, coccodrilli e altri animali
minacciati dai bracconieri in una riserva africana della Costa
d’Avorio.
Facendo ricerche sulle balene ho anche letto che per difendere
gli odontoceti e i misticeti la Sea Shepherd
Conservation Group di Paul Watson ha letteralmente affondato
alcune baleniere. Queste sono le vere battaglie.
Le battaglie vanno bene tutte: dalle operazioni alla Paul Watson
fino a quelle di SPEAK. Paolo Ricci. 9 – 11 – 2007 |
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09/11/07 |