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Animali in guerra: uccisi da uomini per uccidere altri uomini
Agnese Pignataro
La
guerra segna il tempo e il luogo dell'annichilimento di tutti diritti:
non solo dei fondamentali: la vita, la libertà, la sicurezza,
ma anche, più profondamente,
del diritto di sapere, di difendersi, di autodeterminarsi.
Ma quando si parla di diritti negati in modo costante, sistematico e globale,
gli animali non umani non possono essere tralasciati.
La guerra rappresenta il campo dove agiscono strategie di violenza il cui oggetto
non ha confini di specie, e dove si assomma la sofferenza di centinaia di migliaia
di esseri incolpevoli.
Animali intossicati da gas venefici, irradiati con raggi Gamma, condizionati
con elettroshock, usati per provare ogni tipo di arma, che sia da fuoco, chimica,
batteriologica, atomica. E poi, le vittime umane predestinate.
Da una parte, il massacro sistematico degli animali, la negazione totale dei
loro diritti, la loro condizione di oggetto di una guerra permanente, fa da specchio
al perenne stato d'assedio del nostro spazio personale di libertà, anche
in apparenti momenti di pace: l'effettivo ed aperto abuso sugli animali si svolge
in armonia coi sotterranei movimenti che, impercettibilmente, premono sugli individui,
che, sottilmente, li condizionano e direzionano.
Dall'altra parte, c'è lo sterminio di uomini e donne, nelle guerre pubblicizzate
e in quelle dimenticate: una sofferenza amplificata e propagandata dai mass media
quando serva a giustificare determinate scelte politiche, taciuta e sotterrata
negli altri casi. Negli ultimi anni, abbiamo assistito alla costruzione, giustificazione
e radicamento nell'opinione pubblica di un concetto intrinsecamente contraddittorio:
quello della guerra umanitaria. L'esser riusciti a convincere i cittadini dei
paesi occidentali della possibilità che un intervento militare possa avere
una prassi ed uno scopo umanitari rappresenta il trionfo della manipolazione
delle coscienze da parte dei mass media, della distorsione di una polarità che,
da un punto di vista semantico, logico, razionale, non conosce conciliazione:
la guerra è l'opposto della pace, la violenza è l'opposto dell'aiuto,
la distruzione è l'opposto della cooperazione. Questa polarità "chiara
e distinta" è stata alterata e sostituita da una verità artefatta,
che si fonda non sulla razionalità ma sulla forza bruta della propaganda.
Quante altre presunte verità, radicate nelle nostre società, non
sono altro che frottole imposte per coprire orrori che non sarebbero tollerati
se presentati nella loro reale brutalità? Il massacro silenzioso e segreto
che avviene quotidianamente nei laboratori di vivisezione, possiamo realmente
credere che sia una crudeltà resa necessaria dalla tutela della nostra
salute? Quando torture analoghe vengono inflitte agli animali nei laboratori
militari per approntare al contrario strumenti di morte? La guerra è uno
stato d'emergenza, in cui le strategie ordinarie del potere vengono esasperate,
in cui vengono fabbricate bugie troppo assurde per essere credute: di qui, la
possibilità di far entrare in corto circuito un meccanismo che invece,
nella quotidianità, lavora in modo subdolo, quasi impercettibile.
Attraverso l'analisi dello stato di guerra, possiamo avviare l'analisi dello
stato di (presunta) pace. Vedere, per esempio, il laboratorio di ricerca militare
come l'amplificazione, l'estremizzazione del laboratorio di ricerca farmacologia.
Cogliere la strategia di costruzione di verità: verità strumentali
all'accettazione, da parte dell'opinione pubblica, di prassi altrimenti inaccettabili
perché eticamente ingiustificabili. Una strategia attiva sempre e comunque,
ma che in tempo di guerra agisce in modo più smaccato e più facilmente
si può riconoscere e combattere.
Un breve sguardo sugli animali in guerra offre l'occasione per percepire gli
orrori della guerra senza il condizionamento dei confini di specie. E può dar
la chiave per iniziare a considerare la questione dei diritti negati agli animali
non umani non come un campo a sé, ma come problema interno alla negazione
e violazione dei diritti che quotidianamente vediamo in azione - e di cui subiamo
l'azione- in tempo di guerra -e di pace.
Introduzione
Ogni giorno, milioni di animali muoiono nei laboratori e nei mattatoi di tutto
il mondo dopo terribili sofferenze. Siamo spinti a pensare che questa strage
sia inevitabile perché compensata da grandi vantaggi per la vita della
specie umana.
Ma c'è almeno un caso in cui queste giustificazioni sono così fragili
da non poter essere credute in buona fede.
Si tratta della parte più nascosta e nefanda di questo sterminio, ovvero
del coinvolgimento di centinaia di migliaia di animali in una ricerca scientifica
che non è finalizzata alla vita ma alla morte, nel mattatoio immenso e
indiscriminato chiamato guerra. Animali intossicati da gas venefici, irradiati
con raggi Gamma, condizionati con elettroshock, usati per provare ogni tipo di
arma, che sia da fuoco, chimica, batteriologica, atomica: un massacro preliminare
a quello compiuto sugli uomini a cui tali armi sono destinate.
Rinvenire dati su questo tema non è semplice, sia perché sono in
parte coperti dal segreto militare, sia perché nel materiale di denuncia
delle atrocità della guerra lo spazio dedicato all'argomento è spesso
molto ristretto: il sacrificio di questi esseri può sembrare marginale
rispetto alla carneficina umana a cui è finalizzato.
Eppure, con questo scritto non vogliamo solo fornire informazioni su fatti quasi
totalmente ignorati dall'opinione pubblica e non vogliamo solo suscitare reazioni
emotive di orrore e condanna, giuste e comprensibili ma non sufficienti a cogliere
le forze in gioco. L'abuso sugli animali a scopo militare rappresenta il trait
d'union evidente fra la violenza sugli umani e quella sui non umani: qui è una
stessa mano che intossica un ratto ed intossica un bambino, qui l'obiettivo è distruggere
la vita, a qualunque specie appartenga. Qui si manifesta una fredda volontà di
distruzione che ignora lo sguardo delle proprie vittime. Qui questa indifferente
crudeltà, che si esercita pubblicamente in molti altri modi ammessi dai
più, non può ammantarsi di giustificazioni plausibili.
Non abbiamo riportato le procedure e i casi specifici in cui gli animali sono
stati usati a scopo bellico semplicemente giustapponendoli, in un presente irreale:
ciò che riguarda gli animali non rappresenta un campo a sé, a-politico
e a-storico.[1] Seguendo il filo conduttore dell'uso
militare degli animali, abbiamo tentato di ricostruire brevemente l'origine e
lo sviluppo di quelle che oggi sono le più micidiali armi esistenti, attraversando
eventi storici fra i più importanti della contemporaneità: il secondo
conflitto mondiale, la guerra fredda, il Vietnam, l'attuale guerra in Iraq. In
questa esposizione, gli animali non sono più "gli altri", i sacrificati
in nome degli interessi di specie, ma diventano vittime pari agli umani; nella
loro innocenza ed estraneità ai motivi dei conflitti, si collocano al
fianco dei milioni di civili perseguitati, feriti ed uccisi nelle guerre, partecipano
della nostra storia e dei suoi orrori.
Soprattutto, gli animali ci aiutano a capire qualcosa in più di un orribile
mondo creato dagli uomini.
Armi chimiche
Alcuni forse ricordano la spaventosa registrazione dei presunti esperimenti militari
di Al-Qaeda che fu mostrata dalla CNN agli USA e al resto del mondo durante la
guerra in Afghanistan. Il filmato mostrava l'agonia di un cane chiuso in una
stanza in cui veniva liberato del gas tossico.
Il cane cominciava a leccarsi le labbra (l'aumento di saliva è uno dei
primi segni di avvelenamento), poi perdeva il controllo delle zampe posteriori
e infine giaceva sulla schiena guaendo. Le immagini avevano un forte impatto
emotivo, non solo per la loro brutalità ma soprattutto perché i
cani sono animali da compagnia particolarmente amati nel mondo anglosassone.
 Figura 1: immagine dal filmato CNN |
L'esibizione di questo filmato, autentico o contraffatto che fosse, fu evidentemente
un'operazione di propaganda finalizzata a sobillare l'opinione pubblica statunitense
contro la "barbarie" talebana. Ma un filmato del genere avrebbe potuto benissimo
essere di provenienza americana. Esperimenti di questo tipo, infatti, non sono
una novità e non sono limitati all'Afghanistan: al contrario, vengono
praticati dagli eserciti di tutto il mondo, ed hanno una lunga storia che ha
avuto inizio nella nostra Europa, durante il primo conflitto mondiale, quando
per la prima volta furono utilizzati gas letali a scopo bellico.
Porton Down, il maggiore centro di ricerca militare del Regno Unito, fu fondato
nel 1916 e si trova nel bel mezzo della campagna del Wiltshire. Nel 1949 venne
costruita in questa località una speciale fattoria che allevava solo animali
destinati al laboratorio. Nel secondo dopoguerra, la ricerca di Porton Down si
concentrò in special modo sui gas nervini importati dalle armerie naziste
dopo la sconfitta della Germania.
Un primo agente nervino, il tabun, era stato scoperto infatti nel 1939 da uno
scienziato tedesco in cerca di un nuovo insetticida. La potenza del tabun sembrava
superare di gran lunga quella dei gas impiegati dai tedeschi nella prima guerra
mondiale: cani e scimmie intossicati mostravano perdita del controllo dei muscoli,
bava, vomito e diarrea, contrazione delle pupille, spasmi degli arti, convulsioni
e morte entro 10-15 minuti. Questo effetto devastante è provocato dall'inibizione
dell'enzima colinesterasi, il cui compito è idrolizzare il neurotrasmettitore
acetilcolina: ne consegue un aumento del livello di acetilcolina che impedisce
la trasmissione dei segnali tra i neuroni. I nazisti scoprirono in seguito altri
due agenti nervini ancora più potenti, il sarin e il soman, continuarono
la sperimentazione su detenuti e prigionieri nei campi di concentramento e diedero
il via ad una massiccia produzione di gas nervini. Fortunatamente, non ne fecero
uso contro gli alleati, forse perché convinti che i loro nemici li conoscessero
già e fossero preparati a neutralizzarli ed usarli a loro volta.[2]
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Figura 2: intossicazione da gas |
Non era così. Dopo la fine della guerra, gli angloamericani da una parte
e i sovietici dall'altra attinsero agli arsenali tedeschi questi sconosciuti
agenti chimici e continuarono la ricerca iniziata dai laboratori nazisti.
Gli Inglesi, che siglarono i tre agenti nervini rispettivamente GA, GB e GD,
concentrarono il loro interesse sul sarin (GB). Nelle prime fasi, ratti vennero
asfissiati in serie con il GB. In seguito vennero usate scimmie, chiuse in gabbie
e vaporizzate con nubi di gas nervino.[3] Il luogotenente
della RAF William Cockayne ricordò in seguito come nel 1952 a Porton avesse
visto scimpanzé, capre, cani ed altri animali legati a pali e bombardati
con proiettili di gas nervino provenienti dalla Germania. Il compito dell'ufficiale
era di riunire i cadaveri degli animali dopo la dispersione delle nubi di gas.
Malgrado fosse provvisto di maschera antigas e tuta protettiva, Cockayne rimase
intossicato e riportò gravi danni al sistema nervoso che vennero inizialmente
ritenuti disturbi di tipo psichiatrico. Solo quattordici anni dopo il Ministero
della Difesa ammise che Cockayne aveva lavorato a Porton, ma per dare un'immagine
rispettabile alla ricerca che lì si svolgeva, si disse che egli era rimasto
coinvolto in "esperimenti per stabilire la vulnerabilità dei nostri equipaggiamenti
ai gas nervini", e non alla ricerca di nuovi agenti nervini.[4]
Riportiamo di seguito i risultati della sperimentazione dei gas nervini.[5]
(Il VX, riportato nell'ultima colonna, è l'agente di ultima generazione,
talmente tossico da poter uccidere solo in seguito a contatto con la pelle, senza
inalazione o ingestione). Il test, comune in tossicologia, è chiamato
LD50 (Lethal Dose) e serve a definire la dose della sostanza in esame che provoca
la morte del 50% dei soggetti a cui viene somministrata (la dicitura LCt50 sta
invece per 'concentrazione letale', qualora si tratti di sostanza liquida da
somministrarsi in soluzione). Come è evidente dallo schema, in alcune
specie risulta letale una dose estremamente piccola, mentre in altre una molto
maggiore: ciò mostra l'inapplicabilità all'uomo dei test tossicologici
sugli animali e, in generale, conferma il principio che nessuna specie può costituire
un attendibile modello sperimentale per un'altra specie.
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Sperimentazione gas nervini
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TOPI |
CAVIE |
CONIGLI |
UOMO |
| TABUN (GA) |
DL50:
0,6 mg Kg-1 (intraperitoneale) |
DL50: 0,12 mg Kg-1 |
LCt50: 960 mg min m-3 |
DL50: 0,01 mg Kg-1 |
| SARIN (GB) |
DL50: 0,42 mg Kg-1 (intraperitonale) |
DL50: 0,0385 mg Kg-1 (sottocutaneo) |
DL50: 0,030 mg Kg-1 (sottocutaneo) |
DL50: 24 mg Kg-1 |
| SOMAN (GD) |
DL50: 0,62 mg kg-1 (intraperitonale) 7,8 mg Kg-1
(attraverso la cute) |
DL50: 0,00245 mg Kg-1 (sottocutaneo) |
DL50: 0,0213 mg Kg-1 (sottocutaneo) |
DL50: 5 mg Kg-1 |
| VX |
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DL50: 0,0084 mg Kg-1 |
DL50: 0,0154 mg Kg-1 (sottocutaneo) 0,008 mg Kg-1
(endovenosa) |
DL50: 0,14 mg Kg-1 |
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Guerra batteriologica
Nel 1942 l'isola di Gruinard, sulla costa nord-occidentale della Scozia, divenne
il fulcro di un massiccio progetto di ricerca, diretto da Porton Down, i cui
effetti sul territorio erano destinati a durare fino agli anni '80. Dopo aver
evacuato gli abitanti dell'isola ed avervi lasciato solamente un gregge di pecore,
un team di militari ed illustri scienziati fece esplodere una bomba riempita
di miliardi di spore di antrace. Una nuvola invisibile si diffuse al di sopra
dell'isola; il giorno dopo le pecore cominciarono a morire. Ulteriori esplosioni
vennero provocate fino all'estate del '43. Alla fine di ogni test, le carcasse
delle pecore venivano buttate giù da un dirupo, poi la cima veniva fatta
esplodere e franando ricopriva i cadaveri.[6]
L'antrace, o carbonchio, è una malattia degli erbivori trasmissibile all'uomo. È causata
dal Bacillus Anthracis che, se respirato, si fissa e si moltiplica nei polmoni,
trasmettendosi poi a tutto l'organismo, causando tosse, difficoltà respiratoria,
febbre alta e infine morte.
Le pecore di Gruinard furono le prime vittime di una potentissima arma batteriologica
destinata all'uomo.
Il programma inglese di guerra batteriologica aveva avuto inizio nel 1934. In
pochi anni, i laboratori inglesi ed americani arrivarono molto più avanti
dei tedeschi. Si studiavano, oltre all'antrace, infezioni come la peste, il tifo,
il botulismo (forma letale di avvelenamento da cibo). L'antrace venne codificata
dagli inglesi con il nome in codice "N" ed era probabilmente la più potente
arma dopo la bomba atomica nelle mani degli Alleati durante la guerra. Nel 1944
Lord Cherwell, consulente scientifico di Churchill, scrisse per il Primo Ministro
un rapporto sull' efficacia dell'antrace: come si vede dalla riproduzione della
minuta, il rapporto fa genericamente riferimento a sperimentazione su animali;
per motivi di sicurezza, il copista lasciò spazi bianchi che vennero riempiti
personalmente a mano da Cherwell con la scritta "N spores", ovvero spore di antrace.[7]
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Figura 3: La minuta di Lord Cherwell
sui devastanti effetti dell'antrace: "È estremamente probabile
che un animale che abbia respirato una minima quantità di queste 'spore
N' muoia in modo rapido ed indolore entro una settimana. Non esistono
cure conosciute né una profilassi effettiva. Ci sono pochi dubbi
che sia ugualmente letale per gli esseri umani. Le 'spore N' possono
restare depositate sul terreno per mesi o forse anni, inattive, ma possono
essere fatte risalire, come una polvere molto sottile, da esplosioni,
veicoli o anche soltanto da persone che camminano. È estremamente
difficile liberarsene una volta diffuse. Conseguentemente, il loro uso
potrebbe essere ottimale dietro le linee [nemiche], per far sì che
le città diventino inabitabili e che sia effettivamente pericoloso
entrarvi senza una maschera antigas. Abbiamo sviluppato mezzi a nostro
parere efficaci per immagazzinare e spargere le 'spore N' in bombe di
4 libbre che entrano negli ordinari contenitori incendiari. Mezza dozzina
di Lancasters dovrebbero bastare per trasportare spore che, se sparse
in modo uniforme, sarebbero sufficienti ad uccidere chiunque si trovi
nel raggio di un miglio quadro [circa 2,5 km quadrati] e a rendere conseguentemente
inabitabile la zona".[8] |
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Negli Usa, il più importante centro militare di ricerca batteriologica
era Camp Detrick, nel Maryland. Qui si studiavano gli effetti di agenti come
antrace, morva, brucellosi, tularemia, meliodosi, peste, tifo, psittacosi, febbre
gialla, encefalite e varie forme di infezione da riketsia. Nell'ottobre del 1943
cominciò nel Camp Detrick il "Cloud Chamber Project" (progetto della camera-nube),
in cui piccoli animali da laboratorio venivano immersi in nubi di agenti biologici
concentrati; in questo modo, venne raccolta una massa enorme di dati sulla diffusione
delle infezioni per inalazione.[9]
Un ulteriore campo di indagine per i ricercatori militari di Camp Detrick era
la trasmissione di malattie attraverso insetti. Negli anni '50 venne studiata
la febbre gialla, i cui vettori erano le zanzare. Del siero tratto da un uomo
malato di febbre gialla fu iniettato in alcune scimmie; da esse venne ricavato
plasma infetto in cui furono sparse larve di zanzare. Infine i ricercatori fecero
pungere dalle zanzare infette dei topi di laboratorio che in tal modo si ammalarono
di febbre gialla.[10]
Ancora negli anni '80, esperimenti del genere condotti nel Camp Detrick sono
indicati nel rapporto "The Military's War on Animals" dell'associazione americana
PETA (People for the Ethical Treatment of Animals): per valutare l'effetto della
temperatura nella trasmissione del virus Dengue 2, una malattia attaccata dalle
zanzare che causa febbre, dolori muscolari ed esantemi, fu rasata la pancia a
scimmie rhesus adulte e poi scatole di cartone contenenti zanzare vennero attaccate
al loro corpo per consentire alle zanzare di nutrirsi della loro carne.[11]
Allo stesso fine, gli sperimentatori di Camp Detrick inventarono anche un mezzo
per immobilizzare i conigli che consisteva in una piccola gabbia che bloccava
i conigli con dei bastoncini di acciaio mentre venivano divorati dalle zanzare.[12]
Il ritmo impressionante con cui venivano massacrati animali negli esperimenti
di guerra batteriologica causò col tempo grandi problemi di pubbliche
relazioni ai laboratori militari. Le istituzioni contrattaccarono in diversi
modi. In Gran Bretagna, Porton Down produsse più di 600.000 dosi di vaccino
durante l'epidemia di influenza "asiatica" nel 1957: fu un'ottima pubblicità per
il laboratorio, per far pensare che la ricerca lì praticata fosse finalizzata
alla salute pubblica. Ci fu però chi osservò che un laboratorio
in grado di produrre 600.000 dosi di vaccino è anche in grado di produrre
altrettante dosi di agenti batteriologici mortali.[13]
Negli USA invece il Camp Dietrick, che nel 1960 era il maggior sterminatore di
porcellini d'india al mondo, sponsorizzò uno zaino per boy scout generosamente
equipaggiato, fornì al giornale locale una colonna settimanale di pettegolezzi
e preparò una serie di speakers per i gruppi di discussione locale.[14]
Per quanto riguarda l'Unione Sovietica, essa affermò di aver distrutto
le proprie armi batteriologiche in seguito alla Convenzione sulle Armi Biologiche
del 1972, un trattato internazionale in cui USA, Gran Bretagna, Canada, Giappone,
Germania Ovest e tutti gli Stati del Patto di Varsavia si impegnavano a "non
sviluppare, produrre, acquisire o possedere in alcun modo e in alcuna circostanza" armi
biologiche. Ma molti anni dopo si scoprì che la realtà era ben
diversa.
Numerosi siti di ricerca militare sparsi sul territorio sovietico avevano continuato
la loro attività. L'isola di Vozrozhdeniye (in russo, "Isola della Rinascita")
nel Mare d'Aral, costituiva un'enorme area di sperimentazione a cielo aperto
in cui file e file di scimmie venivano ammucchiate e bombardate con antrace,
tularemia, brucellosi, peste, febbre Q e altre infezioni.[15]
Questa stessa isola, durante la dissoluzione dell'Unione Sovietica, venne usata
come "discarica" di virus e batteri letali per evitare che il processo di disgelamento
fosse compromesso dalla scoperta delle violazioni della Convenzione del '72.
Centinaia di tonnellate di batteri di antrace vennero così trasferite
in giganteschi barili di acciaio inossidabile che furono ricoperti di candeggina
per decontaminare il loro micidiale contenuto e seppelliti in enormi pozzi nella
remota isola. Malgrado tali precauzioni, dopo 10 anni sono state scoperte spore
ancora vive e potenzialmente letali. Ciò rappresenta un grave pericolo:
oltre infatti alla possibilità che i germi vengano dissepolti da topi,
tartarughe, lucertole o uccelli e trasmessi all'uomo per contatto diretto, la
facilità di accesso all'isola potrebbe spingere gruppi terroristici ad
appropriarsi di queste armi di spaventosa portata.[16]
Armi nucleari
Nel Luglio del1946, vicino all'atollo Bikini nel Pacifico meridionale, 4.000
pecore, capre e altri animali vennero caricati su un battello e mandati alla
deriva. Poi venne fatta esplodere sopra di loro una bomba atomica di più di
20.000 tonnellate di TNT. Il 25% degli animali rimase ucciso dall'esplosione,
gli altri morirono in seguito alle gravi ustioni. Un portavoce dell'esercito
USA dichiarò che gli animali non avevano veramente sofferto. Il barcone
era stato soprannominato "L'arca atomica".
L'"arca atomica" serviva a studiare gli effetti delle radiazioni sugli esseri
umani. Eppure ciò avveniva solo un anno dopo che 320.000 esseri umani
erano stati effettivamente bombardati ad Hiroshima e Nagasaki: possibile che
le osservazioni compiute sulle vittime delle bombe atomiche del '45 non fossero
sufficienti?
Evidentemente no.
Durante gli anni '50, alcuni maiali vennero immobilizzati in fossi e recinti
ed altri vennero lasciati vagabondare nel deserto del Nevada per sperimentare
armi atomiche. L'esplosione uccise sul colpo molti animali; gli altri morirono
in seguito a causa della contaminazione.
Nel 1951, i ricercatori sottoposero degli asini a dosi letali di radiazioni.
Gli animali morirono molto rapidamente; i sintomi furono: ulcere delle gengive
e dell'ano, sanguinamento dalla bocca, letargia, disorientamento, collasso e
morte.[17]
Ma la sperimentazione delle armi radioattive prosegue anche in tempi recenti.
Nel 1987, all'Istituto di Ricerca di Radiobiologia delle forze armate nel Maryland,
nove scimmie rhesus vennero incatenate alla sedia ed esposte ad irradiazione
totale. Nel giro di due ore, sei di loro vomitavano e sbavavano.[18]
In un altro esperimento, 17 cani beagle vennero esposti ad irradiazione totale,
studiati fino a sette giorni e poi uccisi. Lo sperimentatore concluse che le
radiazioni danneggiano la cistifellea.[19]
 Figura 4: la Primate Equilibrium Platform |
Negli USA, presso la base dell'aeronautica militare Brooks
in Texas, c'è un
simulatore di volo B-52 chiamato "Primate Equilibrium Platform". Esso consiste
in una piattaforma che oscilla e ruota simulando il movimento di un aereo. Negli
anni '80, delle scimmie vennero legate con cinghie sulla cima della piattaforma.
Davanti a loro c'era una barra di controllo che serviva a far tornare la superficie
in posizione piana. Le scimmie venivano addestrate ad usare la barra per tenere
la piattaforma al giusto livello. Durante questo "condizionamento" ricevevano
migliaia di shock finché non imparavano ad usare la barra. Questa sofferenza
durava giorni. Poi arrivava l'esperimento vero e proprio. Alle scimmie venivano
somministrate dosi letali di sostanze tossiche, gas e radiazioni. La piattaforma
continuava ad oscillare e le scimmie dovevano usare la barra per tenerla in piano
tra grandi sofferenze, nausea e vomito. Se la loro prestazione non era buona,
ricevevano ulteriori shock elettrici. L'esperimento serviva a scoprire se gli
aviatori potevano fronteggiare i dannosi sintomi di un volo tra esplosioni radioattive
e resistere "le 10 ore necessarie per bombardare una Mosca immaginaria". Le scimmie
colpite dalle dosi più intense vomitavano violentemente e cadevano in
una sorta di letargo prima di essere uccise.[20]
Guerra convenzionale: armi da fuoco, ustioni, ferite
La ricerca militare negli USA prevede attualmente 725 esperimenti
che usano animali.[21] Qualche
esempio tratto dal data-base del Ministero della Difesa: ustionare gli animali,
poi costringerli ad inalare fumo oppure infettare le ustioni con agenti batterici.
Sottoporli a patologie da decompressione, assenza di gravità,
droghe ed alcool, inalazione di fumo puro ed ossigeno puro. Colpirli con armi
da fuoco per esercitazioni di medicina militare. Usarli per progettare attrezzature
militari adeguate (abbigliamento, razioni di cibo etc.) in condizioni climatiche
sfavorevoli
 Figura 5: cani costretti ad inalare fumo |
I seguenti casi sono tratti dal già citato rapporto PETA "The Military's
War on Animals".
Nel 1987, al Naval Medical Institute nel Maryland, dei ratti
vennero rasati sulla schiena, coperti con etanolo e "infiammati" per 10
secondi.[22] Nel
forte militare Sam Houston, ratti vivi venivano immersi in acqua bollente
per 10 secondi e alcuni di loro venivano poi infettati su alcune parti
dei loro corpi bruciati.[23]
Nel
1988, alla base Kirtland dell'aviazione militare in New Mexico, delle
pecore vennero collocate su un'ampia rete sospesa contro una lamiera riflettente
facendo poi esplodere un dispositivo ad una distanza di 19 metri. In
due esperimenti furono fatte saltare in aria 48 pecore: il primo gruppo
per testare la tenuta di un giubbotto indossato durante l'esplosione, e
il secondo per osservare se marcatori chimici sono utili nella diagnosi
di ferite da esplosione (risultò che
non lo sono).[24]
Il Dipartimento della Difesa americano ha promosso laboratori di studio
delle ferite d'arma da fuoco fin dal 1957. Animali coscienti o semi-coscienti
vengono sospesi con imbracature e colpiti con armi di grosso calibro
per consentire la pratica di chirurgia militare sulle ferite da combattimento.
Nei primi anni '80, il governo statunitense ha proibito l'uso di cani,
gatti e primati in test militari nucleari, chimici e batteriologici.
Quando nel 1983 la PETA denunciò l'uso di cani nella
ricerca sulle ferite d'arma da fuoco presso la Uniformed Services University
nel Maryland, in seguito alla pressione dell'opinione pubblica il Congresso
fu costretto ad includere tale tipo di test nella lista degli esperimenti che
non possono più essere
condotti su cani e gatti. Malgrado ciò, nel 1992 venne scoperto che un
ricercatore della Louisiana State University continuava a sparare alla testa
a gatti imprigionati per riprodurre ferite umane. In seguito alla denuncia delle
associazioni, anche questa ricerca venne fermata, ma innumerevoli capre, maiali
e pecore vengono tuttora usati in altri laboratori. Per esempio, al "Goat Lab" (Laboratorio
Capra) nel forte Sam Houston, le capre vengono appese a testa in giù e
colpite alle zampe posteriori. Dopo l'esercitazione chirurgica per l'amputazione
delle zampe ferite, le capre che sono ancora vive vengono uccise.[25]
 Figura 6: targeted pig |
Il 17 Marzo 2000 su Ha'aretz, il quotidiano più influente di Israele,
venne pubblicato uno scioccante articolo in cui erano messi sotto accusa i test
militari sugli animali. L'articolo riportava la testimonianza di un soldato dell'esercito
israeliano che era stato costretto a partecipare ad uno di questi esperimenti.
Per studiare gli effetti di esplosioni come quelle dei missili Scud, erano stati
fatti saltare in aria maiali imprigionati in dei rimorchi. "Ho ancora gli incubi
per ciò che ho visto - raccontava il soldato nell'intervista. - Anche
se eravamo ad una buona distanza dal luogo dell'esplosione abbiamo immediatamente
udito urla terrificanti dall'interno del rimorchio. Quando abbiamo aperto la
porta, abbiamo dovuto distogliere lo sguardo. I maiali erano lì che si
lamentavano e strillavano. Era chiaro che l'onda d'urto dell'esplosione li aveva
fatti esplodere dall'interno e che il vetro delle finestre fracassate, volato
in tutte le direzioni, li aveva colpiti dall'esterno. Le pareti erano coperte
di sangue, urina e feci. I maiali ci guardarono con gli occhi spalancati ed imploranti,
pieni di terrore. Il rimorchio era incredibilmente sporco e la puzza era insopportabile".
I maiali feriti vennero poi fotografati e portati, "strillanti e sanguinanti",
in un laboratorio per essere studiati. Il soldato affermava di essere ossessionato
dal ricordo di questo test e di aver dovuto chiedere assistenza psicologica
per questo motivo.
L'articolo di Ha'aretz proseguiva riportando il caso di tre medici militari
degratadati per essersi rifiutati di condurre operazioni chirurgiche di esercitazione
su cani. Spesso infatti si era verificato che i cani non fossero anestetizzati
adeguatamente e si risvegliassero al tavolo di laboratorio, con lo stomaco
aperto, in piena operazione. In seguito alla protesta dell'opinione pubblica
causata da questo articolo e alla causa intentata dai tre medici contro l'esercito
israeliano, quest'ultimo acconsentì a permettere ai medici obiettori di praticare
su cadaveri umani, quando disponibili, oppure su cadaveri di animali uccisi nei
mattatoi. Ma le esercitazioni su cani vivi continuano ad essere praticate nelle
classi di chirurgia, malgrado esista, oltre alle alternative già citate,
la possibilità di usare simulatori al computer e malgrado l'esempio della
Gran Bretagna dove, dal 1988, l'uso di animali vivi nella pratica chirurgica è proibito.[26]
Strategie militari
Durante la seconda guerra mondiale, l'esercito americano usò cani kamikaze
per far saltare in aria i panzer tedeschi. Nel libro A Higher Form of Killing,
Robert Harris e Jeremy Paxman descrivono come i cani appena svezzati venissero
tolti alle madri e venisse loro dato il cibo solo sotto alla "pancia" dei carri
armati. Una volta sul campo di battaglia, i cani venivano tenuti a digiuno,
con un esplosivo e un'alta antenna di comando sul dorso. Quando i panzer tedeschi
si avvicinavano, gli animali affamati venivano rilasciati. Correndo istintivamente
sotto ai carri nemici per cercare il cibo, l'antenna strisciava contro la pancia
di metallo, facendo detonare l'esplosivo e distruggendo carro armato e cane.
Piani ancora più fantasiosi vennero preparati dall'OSS, il precursore
della CIA. Uno di essi era focalizzato sull'istintiva paura dell'acqua dei gatti
e sulla loro leggendaria abilità di atterrare sempre sui loro piedi.
Gli scienziati dell'OSS immaginarono di attaccare una bomba alle zampe del
gatto che sarebbe stato poi imbracato sotto ad un aereo da combattimento. Durante
la picchiata sulle navi da guerra naziste, il gatto sarebbe stato rilasciato
e, nella disperazione di evitare l'acqua, avrebbe quasi certamente condotto
la bomba sul ponte delle navi nemiche. Gli esperimenti furono un fiasco: gli
animali perdevano conoscenza molto prima che la nave potesse servire da spazio
di atterraggio.[27]
Dai primi anni '60, gli scienziati militari hanno spostato la loro attenzione
sui cetacei, sia come strumento di ricerca che come macchina da guerra. I piani
più sinistri includevano l'addestramento dei delfini ad attaccare esplosivi
e dispositivi-spia elettronici sulle navi e sui sottomarini nemici.
Nel 1972, la marina statunitense ha sviluppato segretamente un gruppo di focene
da guerra in Vietnam. Per almeno un anno, questi delfini sperimentali sono
stati usati per proteggere le baie strategiche in territorio vietnamita dall'infiltrazione
degli uomini rana nemici. Secondo il Dr. James Fitzgerald, pioniere nella ricerca
sui delfini per la CIA e la marina statunitense, dopo aver sorpreso un sommozzatore
intruso, gli animali venivano addestrati a togliergli la maschera e le pinne,
tagliare il tubo dell'ossigeno e infine "catturarlo per l'interrogatorio". In
realtà sembra che i delfini che hanno "combattuto" in Vietnam siano stati
molto meno benevoli. Molti addestratori, infatti, diedero le dimissioni disgustati
dal crescente ed abietto sfruttamento dei cetacei da parte dell'esercito USA
ed alleviarono il loro senso di colpa rivelando almeno in parte i segreti militari
al pubblico. Secondo il Dr. Michael Greenwood, i delfini della marina erano stati
anche addestrati ad uccidere, con coltelli attaccati alle pinne e al muso e con
grandi siringhe ipodermiche piene di biossido di carbonio pressurizzato che,
una volta iniettato all'uomo-rana nemico, si espandeva rapidamente facendolo
letteralmente esplodere. Anni dopo, fu rivelato che i delfini killer in Vietnam
erano stati responsabili della morte di 40 vietcong subacquei e (accidentalmente)
2 militari americani. "Non sanno riconoscere la differenza tra un amico e un
nemico", spiegò un ex addestratore della CIA. Il concetto di amico e nemico
mortale all'interno della medesima specie è un concetto alieno per i
delfini.[28]
Malgrado la Marina ammetta di esser stata capace di "programmare i delfini e
tenerli sotto controllo per distanze fino a molte miglia", essa negò strenuamente
di averli sottoposti a condizionamento attraverso la stimolazione cerebrale.
L'addestramento, comunque, rimase strettamente segreto, spingendo il Dr. Farooq
Hussain del Dipartimento di Biofisica del King's College (Università di
Londra) a chiedersi: "Come può un animale che per secoli è stato
celebrato solo per la sua intelligenza e la sua socievolezza verso l'uomo, ora
essere addestrato da un uomo a ucciderne un altro? Di certo viene usata l'elettrostimolazione
dei centri nervosi del piacere e del dolore per indurre e ricompensare un comportamento
aggressivo. Di tutte le attività depravate e disgustose di cui l'uomo è capace,
questa in particolare è ai primi posti".[29]
Le tecniche di addestramento accertate, comunque, non sono meno crudeli. I
delfini vengono "controllati" attraverso la privazione del cibo. Quando sono
sazi, sono molto difficili da controllare perché non hanno un incentivo
a ritornare. Quindi, quando vanno in missione, vengono equipaggiati con un
pezzo di velcro avvolto intorno al muso (conosciuto come AFD, "Anti-Foraging
Device" ovvero mezzo
anti foraggiamento) che impedisce loro di aprire la bocca per catturare pesci.
Ciò li spinge a fare ritorno alla base. Quando un delfino è fuori,
viene rilasciato un fischio di richiamo ad una frequenza che può essere
sentita dagli animali a lunga distanza. Se ritornano dopo averlo udito, vengono
ricompensati: l'AFD viene rimosso e ricevono del cibo.[30]
 Figura 7: delfino in laboratorio |
Nella primavera del 1989, Rick Trout, che aveva lavorato
come addestratore di animali per la Marina dal 1985 al 1988, rivelò che delfini e foche dell'esercito
erano stati affamati durante il loro addestramento al Naval Ocean System Center
di San Diego in California, e anche presi a pugni e a calci. Documenti ufficiali
mostrano che 13 delfini sono morti nelle mani della Marina in 3 anni, più della
metà di fame o di disordini di stomaco.[31]
Bisogna sottolineare anche che l'uso dei delfini come strumento militare mette
in pericolo i delfini indigeni dell'area in cui sono impiegati. Le truppe nemiche
non sanno quali sono i delfini dell'avversario e quali no: ne consegue che uccidono
tutti quelli che trovano.
La Marina attualmente possiede, addestra o impiega almeno un centinaio di
cetacei, e un team di delfini usato per pattugliare le acque intorno le basi
nucleari sottomarine in Georgia, Connecticut e Washington. Comunque, è stato
riferito che numerosi di delfini e leoni marini sono sfuggiti ai loro aguzzini.
Secondo funzionari locali per la conservazione, molti leoni marini sono comparsi
recentemente sulle spiagge dell'isola di San Miguel, sulla costa della California
meridionale, con ancora addosso i finimenti dell'equipaggiamento della Marina.[32]
Ricerca spaziale Negli anni '60, il governo statunitense ha usato scimpanzé ed
altri primati in numerosi esperimenti relativi all'esplorazione spaziale. Il
primo astronauta americano della storia fu in effetti uno scimpanzé di
nome Ham, che venne lanciato nello spazio nel 1961. Ham faceva parte di una colonia
di scimpanzé allevati presso la base Holloman dell'aeronautica militare
in New Mexico. La ricerca spaziale sponsorizzata dal governo continuò ad
usare animali presi da questa colonia fino al 1970, quando il programma di ricerca
su scimpanzé terminò. I 141 scimpanzé superstiti furono
in gran parte ceduti ad altri laboratori di ricerca; solo 30 ebbero la fortuna
di finire al Primarily Primates, una riserva di animali a San Antonio, dove trascorreranno
al sicuro il resto della loro vita.[33]
Cosa accade oggi
Fin dai tempi della seconda guerra mondiale, le potenze mondiali hanno difeso
la propria ricerca di nuove, micidiali armi agitando lo spauracchio del pericolo
costituito dalle armi già in mano al nemico: così, in nome dello
scopo difensivo, i laboratori militari hanno avuto campo libero malgrado i loro
Paesi avessero sottoscritto le convenzioni di disarmo delle armi chimiche e batteriologiche.
Oggi lo stesso spauracchio è stato usato per giustificare una guerra ipocritamente
chiamata preventiva. Il 20 Marzo 2003, gli Stati Uniti hanno invaso l'Iraq, accusato
di detenere "armi di distruzione di massa", col pretesto di rovesciare un regime,
quello di Saddam Hussein, che minacciava di provocare una catastrofe mondiale.
Ma è proprio questa la verità? Perché queste armi non sono
ancora state ritrovate? Ma soprattutto, perché Saddam Hussein non ha usato
le sue armi contro gli invasori occidentali? L'Iraq, al pari di altri Stati come
Iran, Libia, Siria, Corea del Nord, ha sviluppato ed usato armi chimiche e batteriologiche.
Durante la guerra contro l'Iran, nel 1983 ha respinto diverse offensive nemiche
irrorando le truppe iraniane di iprite (il gas usato nella prima guerra mondiale)
e, fra il 1984 e l'85, è passato ai gas nervini. Secondo il Dipartimento
di Stato degli USA, "20.000 soldati iraniani sono stati uccisi fra il 1983 e
il 1988 dalle armi chimiche irachene".[34] Migliaia
di curdi sono morti nel Marzo del 1988 dopo esser stati "innaffiati" dagli aerei
iracheni con un "cocktail" di iprite, sarin, tabun, VX. In seguito, la ricerca
militare irachena si concentrò sugli agenti batteriologici, in particolare
quelli dell'antrace e del botulismo. Come sempre, anche nei laboratori iracheni
le prime vittime furono gli animali: pecore, scimmie ed asini vennero colpiti
con razzi e bombe pieni di spore.[35]
Le informazioni sulle armi in possesso degli iracheni hanno alimentato la ricerca
nei laboratori militari occidentali. Quando ebbe inizio la prima Guerra del Golfo,
nel 1991, i soldati anglo americani furono vaccinati contro i possibili agenti
patogeni che avrebbero potuto essere usati contro di loro. Ma nel maggio 2003,
venne riportato che alcuni soldati inglesi si erano ammalati proprio in conseguenza
dei vaccini multipli somministrati prima del primo conflitto in Iraq: tutti vaccini
che erano risultati "sicuri" in seguito ai test sugli animali.[36]
Negli USA, la cosiddetta guerra contro il terrorismo dell'amministrazione Bush
ha comportato l'apertura di tre nuovi laboratori in cui vengono studiati diversi
aspetti del bioterrorismo sulla pelle degli animali.
 Figura 8: iniezione di LSD ad un cane
in uno dei tanti esperimenti effettuati all'Edgewood Arsenal negli USA
durante gli anni '50 e '60.[38] |
Così, mentre da una parte continua lo sterminio di animali nei laboratori
militari, e dall'altra prosegue il massacro della popolazione da parte degli
eserciti di occupazione (10.000 morti civili solo a Baghdad in un anno e mezzo
di guerra), che fine hanno fatto le "armi di distruzione di massa" di Saddam
Hussein? È difficile credere che non siano mai esistite dal momento che
sono state usate negli anni passati; è difficile anche credere che siano
state smantellate, o che gli iracheni non avessero abbastanza risorse economiche
per proseguirne la produzione (bastano poche spore acquistate da una ditta farmaceutica
per organizzare un arsenale biologico su vasta scala). Ma è ragionevole
pensare che, se tali armi fossero state disponibili, il regime iracheno le avrebbe
usate in un ultimo, disperato tentativo di respingere l'attacco americano, cosa
che non è accaduta. Qualunque ipotesi non trova appoggio in questo groviglio
di mezze verità e smaccate bugie.
Non possiamo (ancora) sapere la verità riguardo la presenza o meno di
un arsenale bio-chimico in Iraq. Ma siamo in grado di capire il ruolo che questa
possibilità, spacciata per certezza, ha rivestito nella giustificazione
delle guerre degli ultimi anni. L'operazione americana in Iraq ripete esattamente
il copione delineato nel lontano 1973 da Noam Chomsky e E. S. Herman, linguista
il primo, economista il secondo. Nel libro Bagno di sangue, i due delineavano
una strategia messa in atto dagli USA in tutti i loro conflitti posteriori alla
seconda guerra mondiale, dal Vietnam alla Cambogia: la pubblicizzazione e criminalizzazione
di determinati "bagni di sangue" (ovvero massacri) operati da governi del Medio
ed Estremo Oriente, strumentale a convincere l'opinione pubblica dell'urgenza
di un intervento armato nel luogo in questione. L'operazione militare che viene
avviata, poi, non ha carattere pacificatorio ma serve a mantenere uno stato di
instabilità che nasconde una nuova ridistribuzione degli interessi economici
e del potere.[37]
La messa in onda da parte della CNN del filmato in cui i "perfidi" talebani torturavano
con il gas il povero cagnolino indifeso rientrava perfettamente in questa trama:
persuadere gli spettatori della necessità della guerra in Afghanistan,
spaventarli con la minaccia delle armi chimiche in possesso dei "cattivi", convincerli
di appartenere all'"esercito dei buoni". Tutto ciò, non attraverso argomenti
ma attraverso la manipolazione dei sentimenti profondi di molti americani:
l'amore per i cani, il rifiuto della loro sofferenza, l'odio per chi li maltratta.
Il cerchio si chiude
I test sugli animali, militari o medici che siano, non sono solo crudeli. Sono
anche inutili, poiché i loro risultati sono spesso già stati ottenuti
mediante l'osservazione sulle vittime di guerra (come nel caso delle bombe di
Hiroshima e Nagasaki). Ma soprattutto, sono fuorvianti.
Gli animali spesso rispondono agli agenti chimici e agli antidoti in modo differente
dagli umani (v. sopra la tabella relativa ai gas nervini). Il sistema respiratorio
di un ratto è molto diverso da quello di un umano, e i ratti sono più sensibili
alle tossine perché sono incapaci di vomitare. I topi hanno una tendenza
genetica a sviluppare lunghi tumori, rendendo inutili molti risultati della ricerca
sugli effetti fisiologici dell'esposizione alle radiazioni. Riguardo ai test
dermatologici, un rapporto del Dipartimento della Salute e Assistenza dice che "poiché gli
animali da laboratorio hanno la pelliccia e non possiedono ghiandole sudorifere
sulla maggior parte del corpo, non costituiscono un modello ottimale per l'esposizione
della pelle".[39]
L'iprite, un gas usato per la prima volta durante la Prima Guerra Mondiale, continua
ad essere uno degli agenti chimici più usati negli esperimenti del Dipartimento
della Difesa. Tuttavia, cure affidabili sono già disponibili e facili
da usare. Il personale militare riceve un kit con due antidoti auto-iniettabili
per questo gas. Altre sostanze preventive sono comunemente usate. Queste cure
hanno subito pochi cambiamenti negli ultimi 35 anni, eppure gli sperimentatori
dell'esercito continuano a ricevere centinaia di migliaia di dollari per testare
questo gas sugli animali.
Rimpiazzare gli animali nei test di laboratorio non è affatto difficile.
Esistono già alternative in tutti i campi di ricerca, più economiche
e più affidabili: manichini, simulatori, softwares interattivi e, quando
disponibili, cadaveri umani.[40]
Se le cose stanno così, perché gli animali continuano ad essere
uccisi? Perché questo numero incalcolabile di vittime, a cui devono poi
aggiungersi non solo le vittime umane predestinate, sterminate nella guerra vera
e propria, ma anche coloro che muoiono o riportano danni permanenti in seguito
ad incidenti di laboratorio o per aver fatto, consapevolmente o no, da cavia
umana?
Come abbiamo visto, questi orrori sono giustificati dalla necessità della "difesa".
Tutte le forme di abuso sugli animali vengono spiegate come un vantaggio irrinunciabile
per la nostra specie. È stato detto ed è tuttora ribadito che i
nostri laboratori lavorano per noi, per la nostra salute e per la protezione
delle nostre vite. Ma chi può crederci? Quando si è anche solo
sfiorati dal pensiero che il mondo possa essere cambiato, che non tutto ciò che
accade sia inevitabile, che esistono delle ragioni nascoste e diverse dalle verità di
comodo propinate paternalisticamente dall'alto all'interno di una finta libertà di
informazione, si arriva a capire che esiste un'alternativa alla sperimentazione
animale così come esiste un'alternativa alla guerra. Le vite di milioni
di esseri, umani ed animali, possono essere salvate: esistono tecniche di laboratorio
diverse, riconosciute valide, così come esiste sempre una soluzione diplomatica
ad una possibile guerra. Di fatto, però, i metodi alternativi non vengono
adottati, così come le soluzioni diplomatiche raramente vengono perseguite.
Prendere atto dell'esistenza di alternative evidentemente non basta: chi ha l'autorità per
decidere non è interessato a condurre una strategia che massimizzi il
bene (la conservazione della vita, animale in un caso o umana nell'altro) o il
vero (l'uso di un metodo scientificamente più attendibile o la risoluzione
di un conflitto mediante il riconoscimento dei giusti diritti delle parti in
causa). Occorre riconoscere che i fattori di scelta appartengono ad una sfera
diversa dal vero e dal bene: la sfera del potere e del guadagno.
In questo modo, cominciamo ad accorgerci che animali ed umani insieme sono indiscriminatamente
vittime di un meccanismo di potere esteso, ramificato e complesso, che non può essere
spiegato semplicisticamente in termini di "malvagità" umana ma che deve
essere capito e combattuto.
Capito nella sua globalità attraverso l'esercizio della critica, che svela
l'inconsistenza delle verità imposte.
Combattuto attraverso il rifiuto di queste verità e la costruzione di
una scelta politica e morale autonoma, sganciata dalle strategie del profitto
e dai saperi autoritari, orientata verso una riorganizzazione della sfera etica
sulla base di valori di comprensione, accoglienza, cura.[41]
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