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Questo studio di Elizabeth Hardouin-Fugier è tratto
dal volume Luc Ferry ou le rétablissement de l'ordre, ou l'humanisme
contre l'égalité di E. Hardouin-Fugier, E. Reus e D.
Olivier, pubblicato dalle Edizioni
tahin party (sul cui sito se ne
può scaricare gratuitamente la versione integrale).
Il libro analizza severamente il personaggio e i metodi argomentativi
di Luc Ferry, filosofo francese noto per i suoi interventi sui mass
media contro l'ecologismo e i movimenti per l'uguaglianza animale,
e campione dell'umanismo "alla francese".
In particolare, lo studio di Hardouin-Fugier mostra come la propaganda
nazista sia stata oggi riciclata da filosofi, studiosi, giornalisti,
con l'intento di difendere il dominio umano sul resto della realtà e
diffamare coloro che invece lo contestano, operando un accostamento
della questione ecologica ed animale alla dottrina nazista attraverso
una alterazione e mistificazione vera e propria delle fonti storico-giuridiche.
Questa pseudo erudizione è stata magistralmente smontata da
Hardouin-Fugier.
Traduzione: Brunella Bucciarelli
Testo
originale (PDF) |
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La protezione legislativa degli animali sotto il nazismo
Elizabeth Hardouin-Fugier
Il fantasma di Goebbels avrà di
che rallegrarsi: nel terzo millennio si trovano ancora degli autori che utilizzano
la sua propaganda e, meglio ancora, che la diffondono! Riversandosi nel vuoto
lasciato dagli storici del nazismo in materia di legislazione sugli animali,
si può scrivere e proclamare a gran voce in Francia, ma anche in Svizzera,
in Italia in America o in Germania, una evidente falsità: che Hitler
abbia soppresso la vivisezione, affermazione derivata direttamente dalla
propaganda nazista, e che occorre demistificare.
Le Nouvel Ordre écologique di Luc Ferry è apparso nel
1992,[1] lo stesso anno del Summit mondiale
sullo stato del pianeta di Rio, da cui presero avvio le polemiche sull'ecologia.
In Svizzera le argomentazioni di Ferry sulla questione animale arrivarono tempestivamente
per il referendum concernente l'abolizione della vivisezione che fu messo ai
voti il 7 marzo 1993. Il "Corriere della Sera" del 19 ottobre 1992, molto letto
nel cantone Ticino, espose le conclusioni del libro di Ferry sui supposti legami
fra protezione degli animali e nazismo, argomento che fu largamente ripreso
dalla campagna di stampa che precedette il voto.
Ciò che porta Ferry a trovare un nesso fra nazismo e compassione verso
gli animali è la legislazione a protezione degli animali approvata dal
governo di Hitler, e particolarmente la legge del 24 novembre 1933 ( Tierschutgesetz).
La breve sezione I di questa legge (9 righe in 2 capoversi) intitolata Tierquälerai (tortura
o maltrattamento inflitto agli animali) introduce un nuovo criterio di valutazione
della sofferenza animale: "è vietato tormentare inutilmente un
animale o maltrattarlo brutalmente"[2] (sottolineato
dall'a.). Il secondo capoverso definisce "l'utilità" dei maltrattamenti.
La seconda sezione (Prescrizioni per la protezione degli animali) è un
catalogo di 14 maltrattamenti inflitti agli animali, per esempio l'asportazione
delle cosce delle rane ancora vive (linea 12). La sezione più lunga (III,
Sperimentazione su animali vivi), concerne una delle più importanti polemiche
del XIX secolo, quella sulla "vivisezione". Le sezioni IV e V, meramente giuridiche,
precisano le modalità di applicazione della legge, che qui designeremo
come "legge 24 nov. '33".
È facile dimostrare che il regime di Hitler si impadronì dal 1933
della questione della tutela legislativa degli animali, così come dell'insieme
delle istituzioni civili, intellettuali e culturali tedesche al fine di presentarsi
come un fautore dell'umanesimo (cfr. infra, Cap. I). Non si tratterebbe in questo
caso che di un artificio propagandistico fra molti altri, se esso non avesse
conosciuto a tutt'oggi un seguito inaspettato. Molti autori francesi fanno riferimento
in particolare a Des Animaux et des Hommes, pubblicato da Ferry nel 1994
in collaborazione con Claudine Germé, prendendo per oro colato il mito
di una presunta zoofilia nazista, incaricandosi di amplificarla e di trarne le
dovute conclusioni: è ciò che vedremo nel cap. II.
I "IL NOSTRO FÜHRER AMA GLI ANIMALI"
1. Dalla teoria alla pratica
Nel momento della presa del potere (1933), i nazisti si impegnano a costruirsi
un'immagine virtuosa. Sin dal 2 febbraio del 1933 Hitler proclama: "possa Dio
onnipotente prendere il nostro lavoro sotto la sua protezione, orientare la nostra
volontà, benedire la nostra intelligenza e concederci la fiducia del popolo
perché noi vogliamo combattere non per noi stessi, ma per la Germania".[3] Joseph
Goebbels, ministro della propaganda, riferisce nel suo Diario come si
adoperò, dal marzo del '33, per dare un' immagine positiva di Hitler come
uomo privato, conosciuto sino ad allora solo come uomo politico. Hitler è un
uomo "tanto semplice quanto buono", "che pensa solo al suo lavoro e ai suoi doveri", "alla
mano, amante dei bambini". Da un lato l'amore per la natura, molto diffuso in
Germania, particolarmente fra i vecchi membri dei Wandervoegel (Uccelli
Migratori, movimento giovanile molto popolare), dall'altro l'amore per gli animali,
sembravano essere le caratteristiche di ogni brava persona. Nelle sue Conversazioni
a tavola Hitler si proclama Tierliebhaber (di solito tradotto come "amico
degli animali"[4] ma, più propriamente,
amante unicamente dei pastori tedeschi. Un Führer non accetterebbe di farsi
fotografare, sia pure da Hofmann (divenuto il fotografo ufficiale di Hitler),
in compagnia dei maltesi di Eva Braun, buoni solo per una donna. In una serie
di cartoline postali molto popolari, il fotografo "sorprende" Hitler che esce
credendosi inosservato da una chiesa - una croce si profila al di sopra del suo
capo scoperto- mentre accarezza dei bambini o che medita, immerso nella natura,
in compagnia della sua cagna Blondie.
I testi di Hitler sugli animali sono pochi. In Mein Kampf , alcuni riferimenti
servono, tramite l'esempio della natura, a giustificare la teoria razzista, la
selezione naturale e la violenza. C'è anche qualche storia di cani, al
fronte, per esempio, talvolta riportate da Baldur von Schirach, in cui il cane,
regalato da Hitler, saltava su chiunque facesse il saluto nazista! Si sa inoltre,
tramite Albert Speer, che il Führer era solito annoiare i suoi ospiti nello
chalet di Obersalzberg con le sue interminabili tirate sui cani-lupo. Nelle citate "Conversazioni
a tavola" meticolosamente raccolte in 500 pagine per gli anni 1941 e 1942, la
parola "animale" ricorre 18 volte; oltre ad alcune rudimentali giustificazioni
del neodarwinismo ("i gatti non hanno pietà per i topi"), due passaggi
più lunghi (pp. 241/2 e 431/2) espongono la dieta vegetariana come regola
igienica, poi viene l'inevitabile elogio di Blondie.
"Nel nuovo Reich non dovrà più esserci posto per la crudeltà verso
gli animali".[5] Se questa è la
teoria, la realtà è ben altra: "felicità per Blondie-Hitler,
dolore per 'Minet' Klemperer, che ha un padrone ebreo! " Victor Klemperer, cugino
del celebre direttore d'orchestra, che poté restare in Germania in quanto
coniugato con una Ariana, testimonia un fatto poco conosciuto: "mi fu tolto il
diritto di versare una quota per i gatti alla Società per la Protezione
degli Animali visto che, nella 'Istituzione tedesca dei gatti' (come ormai si
chiamava il bollettino della Società, divenuta organo del Partito) non
c'era posto per le creature 'perdute per la specie' (Artvergessen) che
vivevano con gli ebrei. In seguito del resto i nostri animali domestici, gatti
cani e finanche canarini, ci sono stati tolti e uccisi: non si trattò di
casi isolati, di sporadiche crudeltà, ma di interventi ufficiali e sistematici; è una
delle crudeltà di cui nessun processo di Norimberga ha mai reso conto... ".[6]
2. La legge sulla protezione degli animali
Le leggi e i decreti successivi sugli animali rientrano nel quadro di allineamento
- Indoktrinierung[7] - di tutte le
strutture della società civile all'ottica nazista, il cui esempio più celebre è il
rogo dei libri proibiti, chiamato autodafé. È curioso che la legge
del 24 nov. '33 sulla difesa degli animali non sia mai stata citata dagli storici
come un perfetto esempio di irregimentazione tramite una iniziale persuasione
fino a che, l'11 agosto del 1938, le associazioni animaliste furono unificate
in una struttura ispirata ai principi nazisti, la cui branca felina è ricordata
da Klemperer.
La legge 24 nov. 1933 si inserisce in un "torrente legislativo", esteso a tutti
i campi, che dilaga dalle strutture amministrative naziste a partire dal 1933.
Durante undici mesi di attività il solo gabinetto di Hitler produsse cinque
tomi per 2839 pagine. Nell'aprile del 1933 il Bollettino Ufficiale del Reich
ha pubblicato circa trenta leggi sugli argomenti più disparati. Il giurista
tedesco Hubert Schorn[8] ha dimostrato come
la frenesia legislativa nazista non è che un artificio al fine di impadronirsi
del potere politico: quei testi, spesso anodini, talvolta apprezzabili (classi
sovraccariche, tutela della maternità), sono la maschera di una ben diversa
realtà. Schorn ritiene che a partire dal 1934 si installò un sistema
di illegalità nascosto dietro un giuridismo esasperato: Ulrich Linse si
riferisce allo stesso fenomeno per quanto riguarda le leggi per la protezione
di una natura la cui distruzione era in pieno corso.[9] Per
quanto riguarda gli animali, i regolamenti sui mattatoi del 21 aprile 1933 (quattro
paragrafi) e la modificazione del vecchio codice penale (16 maggio 1933) precedono,
oltre ad altri testi, la legge 24 nov. '33, che Ferry presenta con insistenza
come creazione personale di Hitler.
È chiaro che una dichiarazione di Hitler a favore della protezione degli
animali sarebbe stata propagandata infaticabilmente dal coro dei suoi adulatori
e posta come criterio di riferimento obbligato per i giuristi, a cominciare da
quelli del suo gabinetto. Ma non fu così. Il primo commentatore della
legge del 24 nov. 1933[10] fornisce come
sua unica "giustificazione" (Begrundung) la volontà del popolo di
proteggere gli animali. Parimenti le tesi di diritto sulla legislazione animale
scritte sotto il nazismo, si limitano a far riferimento, raramente, ad alcuni
passaggi del Mein Kampf per giustificarne la concezione del mondo. Non
vi viene menzionato alcun testo di Hitler sulla difesa degli animali, nonostante
la riverenza ossequiosa e doverosa che viene tributata al Führer; né alcun
riferimento compare nel lungo Kommentar di Giese e Kahler sulla legge
del 24 nov. 1933, intriso di giustificazioni, secondo la tradizione del diritto
tedesco. I discorsi di Hitler, che sono stati pubblicati integralmente, non sembrano
contenere il termine "animale".[11] Tanto
meno l'argomento compare nelle raccolte più importanti di sentenze e pensieri
del Führer, pubblicate dalla propaganda nazista, e che abbracciano tutti
i possibili domini, etici, religiosi e culturali. Ci sia permesso pertanto di
imitare san Tommaso e credere solo ai documenti visibili, aspettando la rivelazione
degli invisibili. È possibile che Hitler abbia speso due parole per approvare
la legge da lui firmata il 24 nov. '33, ma dalle nostre ricerche non è possibile
credere alle ripetute affermazioni di Ferry, che non riporta mai i riferimenti
specifici, sul ruolo personale svolto da Hitler nella questione della protezione
degli animali; per esempio:
Hitler ne faceva un fatto personale;
... evitare la crudeltà verso gli animali. È in nome di questa
volontà che stava a cuore ad Hitler in persona [che sono state promulgate
le leggi di protezione];
... non è un caso, in tal senso, che noi dobbiamo ancora oggi al regime
nazista ed alla volontà personale di Hitler, le due legislazioni più elaborate
che l'umanità abbia conosciuto in materia di protezione della natura
e degli animali;
Hitler terrà personalmente a seguire l'elaborazione di questa gigantesca
legge (più di 180 pagine!).[12]
Del resto è noto da molte testimonianze quale orrore manifestasse il
Führer per l'amministrazione e il lavoro legislativo: "Nel quadro di un
procedimento tanto farraginoso quanto inefficace, [Hitler] imponeva un viavai
fra i ministeri, finché non si trovasse un accordo sulle proposte. Solo
a questo stadio, e sempre con la riserva che egli ne approvasse lo spirito
come gli era stato brevemente riassunto, Hitler firmava il testo, normalmente
senza darsi la pena di leggerlo, e lo trasformava in legge".[13]
La legge del 24 nov. 1933 è in realtà il risultato di una lunga
concertazione fra i vari sostenitori della protezione degli animali, la quale
giunse ad un testo comune redatto verso il 1927, sotto la direzione del giurista
Fritz Korn.[14] Da quel momento tale proposta
di legge venne più volte rinviata tra le assemblee regionali e il parlamento
del Reich, ognuno dei quali si dichiarava incompetente. Nel 1933, ancora una
volta e sembra molto rapidamente, il progetto viene inviato al nuovo governo
e arriva nel gabinetto di Hitler. Le commissioni giuridiche, sovraccariche
di lavoro, trovarono il testo "già pronto nel cassetto", secondo una
testimonianza, raccolta nel 1970, del prof. A. Ketz, che aveva preso parte
ai lavori preparatori della proposta prima del 1933.[15] I
giuristi nazisti utilizzarono evidentemente questo lavoro legislativo, considerevole
nonostante la sua brevità, che sarebbe stato impossibile da elaborare
in così breve tempo. Nella sezione II (catalogo dei divieti) sono recepite
le richieste di numerosi autori di molto precedenti. I nazisti colgono evidentemente
l'occasione per centralizzare sotto il loro comando le associazioni per la
protezione degli animali. Comunque la legge del 24 nov. 1933 realizzò finalmente
l'unificazione giuridica e il raggruppamento dei dati in un unico testo di
riferimento, cosa che da tempo era auspicata dai giudici; la redazione fu precisa
e le sanzioni vennero aggravate: la lista dei divieti, ormai resi penali, verrà percepita
come una vittoria senza precedenti. Di fatto però la giurisprudenza
del periodo nazista non sembra mostrare alcun cambiamento nel trattamento degli
animali; tuttavia la legge del 24 nov. 1933 strombazzata oltre le frontiere,
ricevette in Francia un accoglienza favorevole. Il ministero nazista della
propaganda fece tesoro di questo successo internazionale, alcuni alti capi
di partito, come Himmler, proclamarono questa legislazione come una prova dell'alto
grado di civiltà della Germania nazista e anche se non sembra che Goebbels
sia intervenuto personalmente nel testo della legge, l'obiettivo esplicito
della sua propaganda dal 1933 - dare un volto umano al Führer - era perfettamente
raggiunto. Più di mezzo secolo dopo, questo "volto umano" si arricchisce
ancora, grazie a Ferry, " di una volontà di evitare la crudeltà contro
gli animali, che gli stava personalmente a cuore".[16] Göring
ha fatto di meglio. Il suo scoop: "i nazisti hanno eliminato la vivisezione",
lo ritroviamo nella Francia del 1999 a la firma di Paul Ariès: "I nazisti,
proprio loro, erano antivivisezionisti".[17]
II NASCITA E CRESCITA DI UN MITO
1. Le incredibili mistificazioni di Luc Ferry
Nel suo libro del 1994, Des Animaux et des Hommes, Ferry pubblica (p.
513) un frammento dell'edizione del 1939 del Kommentar traducendo le
prime nove righe (e mezzo) della pagina 19. Ferry intitola tale estratto "Articolo
I della legge del 24 novembre 1933 sulla protezione degli animali: crudeltà verso
gli animali, Berlino, 24 novembre 1933". Ferry pone sotto questo frammento
la firma di Hitler, "del ministro della giustizia dott. Gurtner, del ministero
dell'interno e del ministero per la sicurezza Göring". È evidente
che tali firme non figurano sotto questo frammento del Kommentar, scritto
da Giese e Khaler. Per di più, Göring non ha affatto firmato la
legge del 24 nov. '33, come appare dalla Gazzetta Ufficiale tedesca del 25
novembre 1933. Attribuendogli un tale titolo e tali firme Ferry fa passare
il commentario come se fosse la legge. Un passaggio del suo libro del 1992[18] riporta
la stessa imprecisione, confusione o mistificazione. Insomma Ferry confonde
il commento con la legge di cui non cita né analizza alcuna parte. Certo
un commento esplica una legge più diffusamente delle circolari applicative,
ma non può essere spacciato come la legge, la quale del resto è pubblicata in
extenso alle pagine da 262 a 268 del Kommentar che proprio alla
pagina 19, citata da Ferry, rinvia alla Gazzetta Ufficiale tedesca (RGBL, S.
987); sorprendentemente numerosi rimandi alla Gazzetta sono estratti da Ferry
e spostati in note a piè di pagina.[19] A
prima vista questa pseudo-erudizione impressiona i lettori. Io stessa ne sono
stata così colpita che ho consultato i Reichsgesetzblatt, reperibili
a Parigi!
Abbiamo visto come a partire dal 1992, Ferry attribuisca alla legge del 1933,
che egli non conosce, "un'ampiezza non paragonabile a nessun'altra";[201]
nel 1998 e in una pubblicazione dell'UNESCO, ne precisa la lunghezza: "Hitler
ci terrà a seguire personalmente questa gigantesca legge (più di
180 pagine)".[21] La palese inverosimiglianza
di una simile informazione non ha scoraggiato i suoi seguaci.[22] Jean-Pierre
Digard,[23] fra gli altri, consiglia ai
suoi lettori di riandare "ai testi legislativi del III Reich riuniti da Ferry
e Germé".
Ancora più spettacolare è il risalto che viene dato alla firma
di Hitler in calce alla (pretesa) legge del 24 nov. 1933 (al posto della firma
degli autori effettivi del Kommentar!). Il fatto che Hitler firmasse le leggi è una
semplice conseguenza giuridica della presa del potere del 30 gennaio 1933,
la quale diede ad Hitler un potere legislativo anche più ampio a partire
dall'aprile dello stesso anno; si tratta di un fatto meramente politico, che
non denota affatto un interesse particolare del Führer per la questione
animale. Questa messa in scena di un'ovvietà giuridica serve evidentemente
a collegare un testo con un personaggio la cui memoria suscita orrore. È quasi
incredibile che una tale mistificazione abbia potuto impressionare chicchessia,
ma così è stato per esempio nel caso di Djénane Kareh
Tagier che, ne L'Actualité religeuse (15/7/1996, p. 24) scrive: "l'esergo
della legge è firmato da Hitler"; il termine esergo, che non appartiene
al linguaggio legislativo, tradisce il passaggio dal campo della realtà giuridica
a quello dell'immaginario.
L'unico riferimento di Luc Ferry al preteso interessamento personale di Hitler
verso gli animali è costituito da un testo tardivo (1938) che apre l'edizione
del 1939 del Kommentar. Krebs, capo del raggruppamento nazista di tutte
le associazioni per la protezione degli animali, lo presenta come una "direttiva
del nostro Führer", commentando così: "nel nuovo Reich non deve
più esserci il minimo spazio per la crudeltà contro gli animali".
A partire da questo riferimento unico e frutto della propaganda nel momento
in cui furono abolite tutte le associazioni animaliste, Ferry ne fa una "formula
di Hitler (sic) che inaugura la Tierschutzgesetz".[24] Secondo Le
Point,[25] la frase sarebbe presa
da un "discorso di Hitler" (sic!) ma non si da alcun riferimento. Secondo Ferry,
Hitler avrebbe fatto di questa legge "una questione personale" o ancora: "Hitler
ci terrà a seguire personalmente l'elaborazione di questa gigantesca
legge". L'immaginazione di Ferry non è da meno per quanto riguarda la
vivisezione.
2. L'animale nell'universo nazista
A partire dalla fine dell'agosto 1933, Göring lancia lo scoop di una pretesa
soppressione della vivisezione, ben presto confermata dalla circolare provvisoria
del 13 settembre '33, valevole per qualche settimana, fino alla promulgazione
della legge del 24 nov. 1933, di cui prefigura la III sezione. Si sopprime
il nome (vivisezione) ma non la cosa (sperimentazione su animali vivi). Lo
scoop della soppressione della vivisezione è presentato abilmente come
se si trattasse di un testo legislativo, o quantomeno ufficiale, che prevede
pene severe per i trasgressori, passibili di campo di concentramento - sanzione
che ha permesso senza dubbio la chiusura di alcuni laboratori e di sciogliere
le turbolente associazioni contro la vivisezione che si definivano con questo
termine. La novità fece immediatamente il giro del mondo, rilanciata
dalle reti radiofoniche tedesche molto diffuse in America, e dalle associazioni
animaliste. Nei fatti la legge del 24 nov. si rifà a disposizioni precedenti:
l'obbligo di una autorizzazione per i ricercatori al fine di sorvegliarne strettamente
la ricerca sperimentale, la raccomandazione ad impiegare l'anestesia ove possibile,
la rapida eliminazione degli animali oggetto di esperimento, la limitazione
degli esperimenti a scopo pedagogico, la pubblicazione dei risultati nelle
sole riviste scientifiche, ecc. Ferry ritiene che l'attenzione dei nazisti
verso gli animali da laboratorio sia "più di cinquant'anni avanti rispetto
al suo tempo". Bisognerebbe scrivere piuttosto che è in ritardo di cinquantasette
anni visto che la prima regolamentazione della materia, in Inghilterra, risale
al 1876 seguita da due atti della Prussia del 22 febbraio 1885 e del 20 aprile
1930 e da parecchie altre legislazioni dei paesi europei. Luc Ferry allude
con più prudenza riguardo all'accusa secondo la quale gli animalisti
avrebbero plaudito alla sostituzione degli animali da laboratorio con gli uomini,
in particolare nei campi di concentramento. Egli si accontenta di scrivere "l'assenso
della più sincera zoofilia non si è limitata alle parole ma si è incarnato
nei fatti",[26] e riserva alle sue numerose
interviste la chiave di questa ultima terrificante conseguenza della protezione
degli animali. La lettura dei processi di Norimberga in particolare quelli
contro i medici, riportata da F. Bayle, rende giustizia di questa abominevole
allusione: ci sono le prove di almeno tre laboratori di sperimentazione sugli
animali istituiti all'interno dei campi e una cinquantina di testimonianze
riportano come gli orribili esperimenti sui "soggetti umani" siano stati preceduti
da molti esperimenti, spesso pubblicati, sugli animali.[27]
Ferry crede di vedere nella legge del '33 la fine dell'antropocentrismo: "Il
fondamento non è più l'interesse dell'uomo: si riconosce che
l'animale deve essere difeso in quanto tale (wegen seiner selbst)".
Quest'ultima formula è effettivamente usata nel Kommentar. Si è detto
come la legge del '33 derivi dall'intento delle associazioni animaliste di
aprire una breccia nella vecchia concezione, l'unica accettabile ed accettata
all'inizio del '900, il cui intento era solo quello di limitare le ripercussioni
del maltrattamento degli animali sulla moralità umana. Tuttavia e in
modo contraddittorio, il Kommentar mette immediatamente (p. 15) in
guardia il suo lettore: la legge nazista, nell'assicurare una difesa dell'animale
più efficace che nel passato,
pone il problema di sapere se l'animale possa essere considerato suscettibile
di avere una personalità giuridica tale per cui egli avrebbe un diritto
soggettivo alla protezione... a questa domanda, bisogna rispondere di no, il
portatore del diritto non può che essere l'uomo come singolo o come
comunità, mai un animale... giuridicamente parlando, l'animale dovrà essere
considerato come una cosa (als Sache gewertet)".
Il danno arrecato ad un animale di proprietà di un terzo è preso
in considerazione solo in quanto è oggetto del § 303 del codice
penale, se l'atto non costituisce inoltre una forma di tortura. Dunque l'animale
continua ad essere considerato come qualsiasi altro bene. Questa idea è sviluppata
in seguito dai giuristi nazisti, i quali dimostrano la sottomissione giuridica
dell'animale all'uomo (evidentemente ariano). È sufficiente qui citare
l'opinione di Albert Lorz,[28] diventato
lo specialista dei manuali di legislazione tedesca sugli animali fino ad oggi.
Lorz scrive che è un'ovvietà morale il fatto che l'uomo possa
usare ed abusare degli animali per i suoi propri fini. Per tradurre più esattamente,
si dovrebbe usare l'espressione corrente nel diritto di proprietà: usare
e abusare, che si esprime in un paio di coppie di verbi tedeschi: benutzen
und abnutzen e brauchen und verbrauchen, dove il secondo termine
designa una ulteriore degradazione dell'"oggetto" che può arrivare fino
al suo annientamento, cioè alla morte dell'animale, ma che paradossalmente
esclude il missbrauchen, il maltrattare. Questa concezione dell'animale
come mero oggetto di proprietà è vicina a quella del diritto
romano: il che porterebbe, in una discussione più lunga, a rivedere
una opposizione troppo semplicistica fra una tradizione nordica, che si pretende
favorevole all'animale, ed una regione tanto illuminata quanto presuntamene
cartesiana, che esalterebbe l'uomo.
Quanto alla pretesa nazista di difendere tutti gli animali, compresi quelli
selvaggi, nella quale Ferry vede un pericolo per l'umanesimo e l'umanità, è solo
una fanfaronata della legge del 24 nov. '33 che, nella pratica così come
nell'espressione, in effetti concerne i soli animali domestici, ad esclusione
delle rane e dei pesci. Una rapida occhiata alla lista degli animali "nocivi" che
si possono combattere in ogni caso, o alle "specie inferiori" che si devono
privilegiare nella sperimentazione animale, basta a smentire la pretesa uguaglianza
istituita dai nazisti fra tutti gli animali.
Come si è visto, sin dall'inizio del testo del 1933, il criterio che
rende accettabile per la legge la sofferenza è l'utilità. Questo
elemento di soggettività, anche detto interesse dell'uomo, autorizza
di fatto la sperimentazione animale che, senza questa clausola, non avrebbe
potuto essere oggetto della terza sezione della legge. Il criterio dell'utilità finisce
per rendere obsoleto il concetto di "pubblicità" del vecchio codice
penale e lo rimpiazza: la crudeltà esercitata sugli animali era condannabile
solo nel caso in cui si fosse perpetrata in pubblico, poiché allora
la si considera come lesiva della sensibilità dei testimoni. Per torturare
un animale senza essere sanzionati, bastava farlo di nascosto.
La soppressione di un tale criterio è certo una vittoria pratica della
difesa dell'animale, ma non una vittoria teorica. Infatti il criterio dell'utilità della
sofferenza inflitta è stabilito in funzione dell'uomo e molto raramente
dell'animale (per esempio una preoccupazione veterinaria), e la legge del 24
nov. '33 non è in realtà che una nuova sfaccettatura dell'antropocentrismo.
Al criterio della pubblicità che, almeno, rifletteva una certa sensibilità nonché l'importanza
accordata all'opinione pubblica, è sostituito quello di una valutazione
del tutto arbitraria: chi giudicherà se il blocco di pietra con cui
si carica un cavallo da soma è troppo pesante o se la corrida è indispensabile
alla salute mentale dei suoi spettatori? Quali sono i criteri che stabiliscono
l'utilità? Lungi dall'essere eliminato dai nazisti, come proclama Ferry,
l'antropocentrismo trae un riconoscimento ufficiale dalla legge del 24 nov.
del '33: ormai è l'utilità dell'uomo che supera ogni altra considerazione.
Del resto è a questo partito giuridico che aderisce pienamente lo stesso
Ferry, per quanto a sua insaputa, quando raccomanda, nel 1998, di evitare "inutili
sofferenze"[29] agli animali.
3. I seguaci di Luc Ferry
Dalla pubblicazione del Nouvel ordre écologique numerosi autori
hanno rilanciato le affermazioni di Ferry, in genere senza citare la loro fonte.
François Reynaert enfatizza il vocabolario di Ferry scrivendo nel Nouvel
Observateur che il Führer ha "imposto" la legge sulla difesa degli
animali.[30] Nella sua tesi di giurisprudenza,
sostenuta all'università di Nantes, Martine Leguille-Balloy arriva a
scrivere: "non sarà il caso di ricordare che Hitler fu il più grande
protagonista della protezione animale del nostro secolo?".[31] Nel
1993, Janine Chanteur nella sua difesa dell'antropocentrismo riprende l'argomentazione
di Ferry: "la propensione [del nazionalsocialismo] è riconoscere un
diritto agli animali piuttosto che agli uomini" esprime un pericoloso rovesciamento
di posizioni. L'autrice non si chiede nemmeno se la sua affermazione sia verosimile:
l'ammette come una evidenza; ancora più chiaramente Jean-Pierre Digard
si esprime in questi termini: "con Hitler, spesso fotografato in compagnia
dei suoi pastori tedeschi preferiti, e con la legislazione del terzo Reich,
che fu più favorevole di ogni altra agli animali, lasciamo la finzione
per la storia". Altri autori, in particolare cattolici,[32] mettono
in guardia contro una legislazione a difesa dell'animale in nome della stessa
falsità: così come Ferry, non si rendono conto che il Catechismo
della chiesa cattolica (§ 2418) riprende il criterio della legge
del 24 nov. '33, l'utilità della sofferenza inflitta agli animali, e
ne estende la portata.
L'ampollosità tipica del mito già presente in Ferry (una legge
di 180 pagine, una bibliografia sugli animali di 600 pagine![31])
si amplifica in vario modo nei suoi imitatori. Janine Chanteur[34] l'attribuisce
alla memoria collettiva tramite la formula: "ci si ricorderà" indicando
che il fatto di cui si parla ("la propensione del nazionalsocialismo a riconoscere
un diritto agli animali piuttosto che agli uomini") è un dato della
memoria collettiva che è parte integrante di un patrimonio di conoscenze
riconosciute da tutti, ammesso come evidenza cui non servono dimostrazioni,
dunque diventato un assioma. L'amplificazione degli argomenti può raggiungere
l'assurdo. Si legge, per esempio: "le legislazioni del 1933 e del 1934 nella
Germania nazista erano le prime disposizioni legali di difesa dei diritti degli
animali e di protezione della natura"; meglio ancora: "il nazionalsocialismo
- il primo regime al mondo che abbia codificato la salvaguardia degli animale
e della natura". Si potrebbe credere che queste affermazioni siano il frutto
del ministero di Goebbels, ma in realtà queste righe provengono da articoli
presentati come informativi, pubblicati nel 1999 nella stampa francese di grande
diffusione da una giornalista e da uno dei genetisti francesi considerato una
autorità in materia di etica.[35]
In questo saggio troppo breve abbiamo cercato di seguire le tappe di un tortuoso
periplo di disinformazione. Partito da una base fittizia, la propaganda nazista,
appoggiandosi su fondamentali confusioni e affermazioni senza fondamento, la
dimostrazione accoglie premurosamente, da una ripetizione all'altra, delle
esagerazioni mitiche, dei fatti improbabili. Il discorso diviene stereotipo,
non dimostrabile poiché assiomatico. Bisognerà chiedersi per
quali motivi si tenda a demonizzare il movimento per la protezione animale
accostandolo ad un personaggio quale Hitler. Per ora ci basti constatare come
la maggior parte degli autori impegnati in questo tentativo, che si tratti
di stimati professori universitari, di giuristi, di filosofi, di religiosi
cattolici, di scienziati, di giornalisti di quotidiani influenti, professionisti
del pensiero e dell'informazione, tutti, senza la minima esitazione seguano
la marcia di un processo di disinformazione che meriterebbe di diventare un
caso da manuale.
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Note |
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1. Luc
Ferry Grasset, 1992 (da qui abbreviato in Ferry 1992)
2. Testo ufficiale nel Reichgesetzblatt , Gazzetta Ufficiale del Reich,
n. ° 132 del 25/11/1933, pp. 987-988 e una colonna di p. 189. La traduzione
del termine Tierquälerei può sembrare debole, l'uso comune,
riportato dai dizionari più accreditati, è quello di tradurre Quälerei con
tortura.
3. Discorso radiofonico di Hitler del 1/2/1933, citato da Alfred Grosser, Hitler,
la presse et la naissance d'une dictature , Paris, A. Colin, 1954, p. 134.
4. Henry Picker, Hitlers Tischgespräche in Führerhauptquartier ,
1941-1942, Stuttgart, Seewald Verlag, 1976; si propone anche la traduzione "amante
degli animali".
5."Prefazione" in Cl. Giese e W. Kahler, Das Deutsche Tierschutzrecht ,
Berlino, Freiburg, Otto Walter, 1939 (da ora abbreviato in Kommentar ),
citato da Ferry e Germé, Des Animaux et des Hommes , Paris, Librairie
Générale francaise, 1994, in particolare pp. 506, 507, 513 e 514
(da ora abbreviato in Ferry 1994). Un altro scritto di Luc Ferry: "L'Europa delle
nazioni di fronte ai diritti animali" in L'Etique du vivant , Denis Noble
e J. -D. Vincent, UNESCO, 1998, sarà da ora citato come Ferry 1998.
6. Victor Klemperer, La langue du III Reich , Paris, Albin Michel, 1996,
Lipsia, 1995, p. 140.
7. Si trova più spesso Gleichschaltung ("sincronizzazione").
8. H. Schorn, Die Gesetzgegung des National Sozialismus als Mittel des Machtpolitik ,
Frankfurt aM., Vittorio Klostermann, 1963, p. 19.
9. Ulrich Linse, Okopax und Anarchie , Deutsche Taschenbuc Verlag, 1986,
p. 50.
10. Werner Hoche, Die Gesetzgebung..., op. cit . Heft I, p 702, 712; commenti
ristampati nel Deutscher Reichsanzeiger und Preussischer Staatsanzeiger n. °28,
1/12/1933, poi nelle successive introduzioni di Giese, Reichsgesetzblatt ,
teil I, 25/11/1933, n° 132, p. 989.
11. Max Domarus, Hitler Reden und Proklamationen , 1932-1945, Neustadt Schmid,
1962.
12. Ferry 1992, p. 182; 1992, p. 206 e 1994 p. 514; 1992, p. 29; 1998, p. 73, nell'ordine
delle citazioni. Questo tipo di dichiarazioni si ripete spesso, con delle varianti,
per esempio in Le Point , "les animaux ont-ils des droits" 1/4/1995,
pp. 85 - 90.
13. Ian Kershaw, Hitler, essai sur le charisme en politique , Paris, Gallimard
essais, 1995, p. 753.
14. Fritz Korn, Die strafrechtliche Behandlung der Tierquälerai , Meissen,
Bohlmann, 1928, e "Die Tierquaelerei in der Reichsprechung" in Archiv fur Rechtspflege
in Sachsen, VI, 1929, pp. 331-340; anche F. Korn, Kommentar zur Reichs-Tierschtzgesetz
vom 24 November 1933 . Meissen, Matthaus Hohlmann, senza data (forse dei
primi mesi del 1934).
15. Barbara Schröder, Das Tierschtzgesetz vom 24. 11. 1933 zur Dokumentation
der Vorgeschichte und der Änderungvorschläge , Inaugural Dissertation
zur Erlangung des Grades eines Doktors der Veterinaermedizin an der Freien Universität
Berlin, 1970, pp. 9-11.
16. 1992, p. 206
17. Golias , novembre-dicembre 1996, "les amis des
bêtes", p. 36.
18. Ferry 1992: "si trovano riunite, in circa trecento pagine, tutte le disposizioni
giuridiche relative alla nuova legge, così come un'introduzione che espone
i motivi 'psicologici' e politici di un progetto che, da allora, non ha trovato
eguali" (p. 181). " Queste tre leggi, oltre a quella del Cancelliere, portano
la firma dei ministri principalmente interessati: Göring, Gürtner,
Darré, Frick e Rust" (p. 182).
19. Ferry 1994, 6 rimandi p 512.
20. 1992, pp. 181-182.
21. 1998, p. 73. Ricordiamo che essa occupa 2 pagine e un terzo della Gazzetta Ufficiale
tedesca.
22. Jean-François Six, " Existe-t-il un droit de l'animal? " in Pour une éthique
du transport et de l'abatage des animaux de boucherie , 24/10/1995 paris,
INRA, Interbev, pp. 3- 44; "L'animal est-il un sujet de droit? " in L'Homme
et l'animal, un débat de societé , Paris, INRA editions, 1999,
pp. 41-59.
23. J. -P. Digard, Les Français et leurs animaux , Paris, Fayard,
nota 73, p. 247. "Il nazionalsocialismo tedesco ebbe la legislazione più favorevole
agli animali" afferma anche in "La compagnie de l'animal" in Si les lions
pouvaient parler , a c. di Boris Cyrulnik, Paris, Gallimard Folio, p. 1054.
24. 1992, p. 183.
25. Le Point 1/4/1995, p. 89.
26. 1992, p. 184.
27. Elisabeth Hardouin- Fugier, "L'Animal de laboratoire sous le nazisme", CD Rom
Recueil Dalloz 19/2002 e sito internet Dalloz; François Bayle, Croix
gammé contre caducée, les experiences humaines en Allemagne pendant
la Deuxième guerre mondiale , L'auteur, 1950.
28. Albert Lorz, Die Tiermisshandlund in Reichstierschutzgesetz , Gunsburg,
Karl Mayer 1936, p. 39.
29. 1998, p. 75.
30. Le Nouvel Observateur, n° 1460, 1992, p. 18.
31. Evolution de la réglementation de protection des animaux
dans les élevages en Europe . 2 aprile 1999.
32. Tra gli autori che sottolineano il legame fra nazismo e difesa degli animali:
Jean-François Six, op. cit., 1995, pp. 3-44; L'homme et l'animal,
un débat de societé , 1999, pp. 41-59; Jean-Pierre Digard,
op. cit., 1999, p. 215; René Coste , Dieu et l'écologie , éditions
ouvrières, Paris, 1994, p. 33.
33. 1992, p. 80 nota 9.
34. Janine Chanteur, Du Droit des bétes à disposer d'elles-memes ,
Paris, Le Seuil, 1993, p. 11.
35. Sophie Gherardi "La Deep Ecology comme anti-humanisme" Le Monde des Débats ,
maggio 1999, p. 15; Axel Kahn, "Haro sur l'humanisme", L'Humanité ,
30 dicembre, 1999, p. 12-13. |
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