Liberazioni Associazione Culturale Antispecista
   
 
Wilhelm Reich (1897-1957) fu allievo di Freud (diresse il Seminario di terapia psicanalitica di Vienna) e membro del Partito Comunista (prima in Austria, poi in Germania). Fu osteggiato ed espulso da entrambe le istituzioni per aver tentato di trasformare la psicanalisi in una prassi rivoluzionaria e di coniugare la prospettiva marxista con la "rivoluzione sessuale". Con l'avvento del nazismo emigrò prima in Norvegia e poi negli Stati Uniti, dove si dedicò alle sue controverse ricerche sull'energia "orgonica" (un tentativo di collegare il presupposto sessuale dell'analisi psicanalitica con ipotesi energetiche di tipo cosmico). Denunciato per i suoi esperimenti, venne rinchiuso nel penitenziario di Lewisburg dove morì di infarto nel 1957.
Il testo che presentiamo è un estratto dalla Psicologia di massa del fascismo – originariamente pubblicata nel 1933 e rivista nel 1942 – in cui Reich denuncia il sadismo e la distruttività umani come risultato di un processo di negazione e repressione dell'animalità. Il discorso di Reich, pur essendo chiuso in una prospettiva chiaramente specista (si veda il riferimento positivo ad esperimenti su animali a sostegno delle tesi dell'autore e l'esclusivo incentrarsi sull'interesse dell'uomo alla riscoperta della propria animalità), è notevole e merita di essere oggi riletto per l'ipotesi interpretativa sulla civiltà che può fornire spunti all'attuale dibattito antispecista sull'ideologia del dominio, il primitivismo ecc. Inoltre, l'insistenza con cui l'autore rinuncia coerentemente ad utilizzare un linguaggio specista (si vedano i frequenti riferimenti all'"animale umano" o agli "altri animali") rappresenta un caso davvero unico nel panorama della cultura occidentale del secolo scorso.

Traduzione di M.M.
Wilhelm Reich
L'animale umano di fronte al fascismo

L'uomo è fondamentalmente un animale. A differenza dell'uomo, però, gli animali non agiscono in modo meccanico o sadico, e le loro società (all'interno della stessa specie) sono incomparabilmente più pacifiche di quelle umane. La domanda fondamentale che dobbiamo porci suona: cosa ha fatto sì che l'animale umano degenerasse fino a diventare una specie di robot?
Quando uso il termine "animale" non intendo riferirmi a qualcosa di feroce, terribile o "inferiore" ma ad un fatto biologico. Ad ogni modo, l'uomo ha sviluppato la strana idea secondo cui non è un animale; è un "uomo", e si è da tempo allontanato da ciò che è "feroce" e "brutale". L'uomo si impegna parecchio per distanziarsi dalla ferocia animale e per dimostrare di essere "migliore", sottolineando come la cultura e la civiltà lo distinguano dall'animale. Il suo atteggiamento generale, le sue "teorie sul valore", le filosofie morali, i suoi "processi alle scimmie" ["monkey trials", Reich fa riferimento al processo intentato nel 1925 contro un docente che osò insegnare l'evoluzionismo a scuola, N.d.T.], tutto testimonia della volontà di dimenticare il fatto di essere fondamentalmente un animale, di avere incomparabilmente più in comune con "l'animale" di quanto abbia in comune con ciò che pensa o sogna di essere. La teoria del superuomo nazista ha origine nello sforzo umano di distanziarsi dall'animale. La sua ferocia, la sua incapacità di vivere pacificamente con il proprio simile, le sue guerre, testimoniano del fatto che l'uomo si distingue dagli altri animali solo per uno sfrenato sadismo e per la Trinità Meccanica che comprende: la visione autoritaria della vita, la scienza meccanicista e la macchina. Se si guarda indietro alle conquiste della civiltà umana si scopre che le pretese dell'uomo non sono solo false ma sono costruite appositamente per fargli dimenticare di essere un animale [Si noti: come Reich chiarirà nel prosieguo del testo, non è la macchina ad aver prodotto l'irrigidimento meccanico degli istinti umani ma il contrario. La civiltà delle macchine è un tardo prodotto della repressione sessuale del patriarcato. N.d.t.]. Dove e come l'uomo si è costruito queste illusioni su di sé?
La vita dell'uomo è dicotomizzata: da una parte essa appare determinata dalle leggi biologiche (la gratificazione sessuale, il consumo di cibo, il rapporto con la natura); dall'altra appare determinata dalla civiltà della macchina (idee meccaniche sulla sua stessa struttura organica, il ruolo superiore assegnatogli nel regno animale, il suo atteggiamento razziale o di classe nei confronti degli altri gruppi umani, le valutazioni sulla proprietà, la scienza, la religione ecc.). Il suo essere un animale e il suo non essere un animale, le radici biologiche da un lato e lo sviluppo tecnico dall'altro, spaccano in due la vita e il pensiero umani. Tutti i concetti che l'uomo ha sviluppato su di sé sono costantemente derivati dalla macchina che ha creato. La costruzione e l'uso delle macchine ha riempito l'uomo della credenza che egli stia progredendo e si stia sviluppando in qualcosa di "più alto", dentro e attraverso la macchina. Ma egli investe al tempo stesso la macchina con sembianze e meccaniche simil-animali. La locomotiva ha occhi per vedere e gambe per correre, una bocca per consumare carbone, orifizi di scarico per le scorie, leve ed altri dispositivi per emettere suoni. In questo modo, il prodotto della tecnologia meccanicista è diventato un'estensione dell'uomo stesso. In effetti, le macchine costituiscono una portentosa estensione della struttura biologica umana. Lo rendono capace di dominare la natura ad un livello enormemente superiore di quanto le sue mani gli permetterebbero. Gli conferiscono il dominio sul tempo e lo spazio. Così, la macchina è diventata una parte dell'uomo stesso, una parte che egli ama e ammira profondamente. Sogna di come queste macchine possano rendere la sua vita più facile e dargli maggiore capacità di godimento. Godersi la vita con l'aiuto della macchina è sempre stato il suo sogno. Cosa accade in realtà? La macchina è diventata, è, e continuerà ad essere il suo più pericoloso distruttore se egli non se ne differenzia.
L'avanzamento della civiltà – che è stato determinato dallo sviluppo della macchina – è andato di pari passo con un fraintendimento catastrofico della struttura biologica umana. Nella costruzione della macchina, l'uomo ha seguito le leggi della meccanica e dell'energia inanimata. Questa tecnologia era già altamente sviluppata prima che l'uomo si chiedesse come egli fosse costruito e organizzato. Quando, infine, egli osò – molto gradualmente, con cautela e, spesso, sotto la minaccia mortale dei suoi simili – scoprire i propri organi, interpretò le loro funzioni nel modo in cui aveva imparato a costruire le macchine molti secoli prima. Li interpretò in modo meccanicistico, inanimato e rigido. La visione meccanicistica della vita è una copia della civiltà meccanicista. Ma il funzionamento vitale è fondamentalmente differente; non è meccanicistico. L'energia biologica specifica, l'orgone, obbedisce a leggi che non sono né meccaniche, né elettriche. Ingabbiato in una visione meccanicistica del mondo, l'uomo non è stato capace di comprendere il funzionamento specificatamente vivente, non meccanicistico. L'uomo sogna di poter un giorno costruire un homunculus tipo Frankenstein o, almeno, un cuore o una cellula artificiale. Il concetto di homunculus che l'uomo ha sviluppato nella sua fantasia proietta l'immagine di un mostro brutale, umanoide ma meccanicamente stupido, angolare, portatore di forze potenti che, se lasciate libere, sfuggiranno ad ogni controllo e lo porteranno automaticamente alla distruzione. Walt Disney ha catturato in modo brillante questo fatto nel suo film Fantasia. In tali fantasie su se stesso e sulla sua struttura è assente ogni espressione di ciò che è vitale, amorevole, sociale e in rapporto alla natura. D'altro canto, colpisce il fatto che l'uomo investa gli animali proprio di quei tratti che non possiede e che non attribuisce alle figure di homunculus che lo rappresentano. Anche questo viene evidenziato brillantemente dai film sugli animali di Walt Disney.
Nelle proprie fantasie l'uomo appare come un mostro meccanico, feroce, prevaricatore, spietato e inanimato, mentre l'animale appare come una creatura sociale, amorevole e assolutamente vitale, investita di ogni forza e debolezza umane. Dobbiamo chiederci perciò: l'uomo riflette qualcosa di reale in queste fantasie? La risposta è: sì. L'uomo rappresenta in modo vivido la propria interna contraddizione biologica:

1. Nell'ideologia: l'uomo nobile contrapposto all'animale feroce;
2. Nella realtà: l'animale amorevole e libero si contrappone al robot brutale.

In tal senso, la macchina ha avuto un effetto meccanico, meccanicistico, "instupidente" e "reificante" sulla concezione che l'uomo ha della propria struttura. Ecco come l'uomo si concepisce: il cervello è il "più raffinato prodotto dell'evoluzione", è come un "centro di controllo" che impartisce agli organi individuali comandi e impulsi, proprio come il "reggitore" di uno Stato dà ordini ai propri "sottomessi". Gli organi del corpo sono connessi con il padrone, il "cervello", attraverso fili telegrafici, i nervi. (Si tratta di una concezione totalmente errata, ovviamente, poiché gli organi avevano un'utile funzione biologica molto prima che ci fosse un cervello in miliardi di organismi. E come la fisiologia ha dimostrato sperimentalmente, le funzioni vitali essenziali continuano per qualche tempo in un cane o in un pollo cui sia stato asportato il cervello). I neonati devono bere una precisa quantità di latte a intervalli fissi e devono dormire un preciso numero di ore. La loro dieta deve contenere esattamente x grammi di grasso, y grammi di proteine e z grammi di carboidrati. Fino al giorno del matrimonio, un uomo non conosce la pulsione sessuale; essa comincia ad operare esattamente da quel giorno. Dio ha creato il mondo esattamente in sei giorni e si è riposato il settimo, così come l'uomo si riposa dalle proprie macchine. I bambini devo studiare x ore di matematica, y ore di chimica, z ore di zoologia, tutti devono imparare lo stesso ammontare di sapere. L'intelligenza superiore è uguale a cento punti, l'intelligenza media a ottanta, la stupidità a quaranta. Con novanta punti si ottiene un Ph.D., con ottantanove no.
Persino nel nostro tempo la vita psichica è ancora qualcosa di oscuro e misterioso per l'uomo, al massimo è una secrezione del cervello che, per così dire, è perfettamente suddivisa in comparti singoli. Non ha un'importanza maggiore degli escrementi prodotti dall'intestino. Per secoli l'uomo non ha solo negato l'esistenza dell'animale ma, ciò che è peggio, ha rifiutato ogni tentativo di comprendere le sensazioni e le esperienze psichiche. Allo stesso tempo, comunque, ha elaborato concezioni mistiche che incarnavano la sua vita emozionale. Coloro che mettevano in discussione tali concezioni mistiche della vita erano perseguitati e puniti con la morte, si trattasse della messa in questione della "santità", della "purezza razziale" o dello "Stato". In tal modo, l'uomo sviluppò concetti al tempo stesso meccanicistici, meccanici e mistici sulla propria struttura biologica. Così, la sua comprensione della biologia rimase lungamente al di sotto della sua abilità nel costruire macchine ed egli abbandonò la possibilità di comprendere se stesso. Le macchine che creò gli furono sufficienti per spiegare le attività del proprio organismo. (La tragica dualità tra struttura biologica e tecnica, tra ciò che nell'uomo è vitale e ciò che è automatico e meccanico, è chiaramente espresso dal seguente fatto. Nessun singolo individuo che costituisce le masse attualmente presenti su questo mondo voleva la guerra. Molti di loro, senza eccezione, ne sono caduti disperatamente vittima, come di fronte ad un automa mostruoso. Ma tale mostruosità è l'uomo stesso nella sua rigidezza).
Questo ritardo tra l'incredibile abilità industriale e la comprensione biologica è dovuto solo ad una mancanza di conoscenza? Oppure dobbiamo pensare che c'è una volontà inconscia, un'arbitraria censura inconscia, per così dire, sull'intuizione che ognuno ha della propria struttura? [...]
La risposta irrefutabile è: il ritardo nella nostra comprensione del vivente, il suo fraintendimento meccanicistico, e il modo in cui sovrastimiamo la macchina erano e sono fatti del tutto intenzionali, seppure inconsci. Non c'è ragione per cui l'uomo non avrebbe potuto costruire macchine in modo meccanicistico e, allo stesso tempo, comprendere il vivente in modo non meccanicistico. Una considerazione globale del comportamento umano in situazioni cruciali della vita tradisce la natura di questa volontà.
Per l'uomo la civiltà della macchina non ha costituito solo un miglioramento della propria esistenza animale; al di là di questo, essa ha avuto la funzione soggettivamente più importante, ma irrazionale, di sottolineare costantemente che egli non era un animale, che era fondamentalmente differente dall'animale. La domanda successiva che occorre porsi è questa: che interesse ha l'uomo nel gridare costantemente – nella scienza, nella religione, nell'arte o in altre espressioni della vita – che egli è un uomo e non un animale? che il compito più alto dell'esistenza umana è di "assassinare il proprio lato animale", di coltivare i "valori"? che il bambino deve essere trasformato da "piccolo animale selvaggio" in un "uomo superiore"? Come è possibile, dobbiamo chiederci, che l'uomo possa desiderare di essere tagliato fuori dal ramo biologico sul quale è cresciuto e di cui è inevitabilmente parte? Come è possibile, dobbiamo ancora chiederci, che egli non veda i danni (malattie psichiche, biopatie, sadismo e guerra) che questa negazione biologica provoca alla sua salute, alla sua cultura e alla sua mente? E' possibile che l'intelligenza umana arrivi ad ammettere che la nostra miseria finirà solo se riconosceremo pienamente la nostra natura animale? L'uomo non dovrà forse imparare che ciò che lo distingue dagli altri animali è soltanto un miglioramento del fattore di sicurezza della vita e che egli deve abbandonare la negazione irrazionale della sua vera natura?
"Via dall'animale, via dalla sessualità!" sono i principi guida alla base di ogni ideologia umana. Essi operano a prescindere dal fatto di essere mascherati nella forma fascista del "superuomo" razzialmente puro, nella forma comunista dell'onore di classe proletario, nella forma cristiana della natura umana "spirituale ed etica" o in quella liberale dei "valori umani superiori". Tutte queste idee suonano la stessa monotona melodia: "non siamo animali, siamo stati noi, non gli animali, ad inventare la macchina! E non abbiamo genitali come gli animali!". Tutto ciò si accompagna ad una sopravvalutazione dell'intelletto e di ciò che è "puramente" meccanico; la logica e la ragione vengono opposti all'istinto; la cultura alla natura; la mente al corpo; il lavoro alla sessualità; lo Stato all'individuo; l'uomo superiore a quello inferiore.
Come possiamo spiegare il fatto che di milioni di automobilisti, radioascoltatori ecc. solo pochissimi conoscano il nome dell'inventore dell'automobile e della radio, mentre ogni bambino conosce il nome dei generali che diffondono la peste politica?
La scienza naturale ricorda costantemente alla coscienza umana che l'uomo è fondamentalmente un verme nell'universo. I politici che diffondono la loro peste sottolineano in modo suadente che l'uomo non è un animale ma uno zoon politikon, cioè un non-animale, un portatore di valori, un "essere morale". Quanti disastri ha combinato la filosofia platonica dello Stato! E' abbastanza chiaro perché l'uomo conosca i politicanti meglio degli scienziati: non vuole che gli si ricordi la propria natura di animale sessuale. Non vuole essere un animale.
Da questo punto di vista errato, l'animale non ha intelligenza ma solo "istinti viziosi"; non ha cultura ma solo "pulsioni basilari"; non ha un senso dei valori ma solo "bisogni materiali". Ed è proprio il tipo umano che vede l'intera esistenza in funzione del far soldi che è maggiormente interessato a sottolineare queste "differenze". Se una guerra omicida come la presente [Seconda Guerra Mondiale, N.d.T.] può avere una qualche funzione razionale è la funzione di mostrare l'irrazionalità e la falsità abissali di tali idee. L'uomo avrebbe buone ragioni di essere felice se fosse libero dal sadismo, dalle perversioni, dalla cattiveria e pieno di spontaneità naturale come un qualsiasi animale, fosse una formica o un elefante. La filosofia che ha presentato l'animale come una creatura "priva di anima", amorale (se non addirittura un essere moralmente repellente) è altrettanto irreale e perniciosa quanto l'assunto secondo cui la Terra è il centro dell'universo o il solo pianeta abitato. Se io, proclamandomi un santo, prendessi un'accetta e spaccassi la testa del mio vicino, ci sarebbero buoni motivi per mettermi in un istituto psichiatrico o su una sedia elettrica. Ma tale giustapposizione rispecchia esattamente la contraddizione che troviamo nell'uomo tra, da una parte, i suoi "valori" ideali e, dall'altra, il suo comportamento effettivo. Il fatto che l'uomo esprima questa contraddizione in formulazioni sociologiche altisonanti come "il secolo delle guerre e delle rivoluzioni", o "edificanti esperienze al fronte" o "il più alto sviluppo della strategia militare e della tattica politica", non altera in alcun modo il fatto che l'uomo brancoli nel buio e sia disperatamente confuso precisamente rispetto alla propria struttura biologica e sociale.
E' chiaro che questo schema mentale non è mero frutto di un'evoluzione naturale; è il risultato della civiltà della macchina. E' facile dimostrare che, quando l'organizzazione patriarcale della società ha iniziato a rimpiazzare l'organizzazione matriarcale, la repressione e la rimozione della sessualità genitale nei bambini e negli adolescenti furono i principali meccanismi usati per adattare la struttura umana all'ordine autoritario. L'oppressione della natura, dell'"animale" nel bambino, fu e rimase il principale strumento per la produzione di soggetti meccanici. Lo sviluppo socio-economico della società ha proseguito il proprio corso meccanico fino ad oggi in modo indipendente. Il fondamento di tutte le formazioni ideologiche e culturali si è sviluppato e ramificato di pari passo con lo sviluppo socio-economico: "via dalla genitalità!" e "via dall'animale!". Lo sforzo dell'uomo di separarsi dalla propria origine biologica divenne sempre più pronunciato e totalizzante nel corso dello sviluppo di questi due processi, quello sociale e quello psicologico. La brutalità sadica negli affari e in guerra, la meccanicità nell'atteggiamento, l'ambiguità dell'espressione facciale, il corazzamento contro i sentimenti, le tendenze perverse e criminali, tutto ciò divenne sempre più pronunciato e totalizzante.
Non è passato molto da quando abbiamo cominciato ad accorgerci degli effetti devastanti di tale sviluppo biologico. Si è ancora spesso tentati di guardare la situazione attuale in modo troppo ottimistico, argomentando nel modo seguente: "non c'è dubbio che l'uomo abbia sbagliato nell'interpretare la propria natura nei termini della civiltà delle macchine, ma ora che ha riconosciuto tale errore sarà facile correggerlo. La civiltà deve essere meccanica ma l'atteggiamento meccanicistico dell'uomo nei confronti della vita può essere facilmente convertito in un atteggiamento basato sui processi vitali funzionali. Un abile ministro dell'educazione potrebbe approvare provvedimenti allo scopo di riformare l'educazione. L'errore verrebbe corretto in un paio di generazioni". Molte persone intelligenti parlarono in questo modo all'epoca della Rivoluzione Russa, nel 1917-1923.
Tale argomento sarebbe senz'altro corretto se la visione meccanica della vita fosse semplicemente un'"idea" o un "atteggiamento". Tuttavia, l'analisi caratteriale dell'uomo medio in tutte le situzioni sociali ha portato alla luce un fatto che non possiamo permetterci di sottovalutare. Si è mostrato che la visione meccanica della vita non è semplicemente un "riflesso" dei processi sociali nella vita psichica dell'uomo, come pensava Marx, ma è molto più di questo.
Nel corso di migliaia di anni di sviluppo meccanico, la visione meccanicistica della vita si è sempre più radicata nel sistema biologico dell'uomo, in modo continuato di generazione in generazione. Nel corso di questo sviluppo il funzionamento dell'uomo è effettivamente cambiato in modo meccanicistico. L'uomo è divenuto plasmaticamente rigido in seguito al processo di distruzione della propria genitalità. Si è corazzato contro ciò che c'è di naturale e spontaneo in sé e ha perso contatto con la funzione dell'auto-regolazione biologica. Ora è pervaso dal terrore mortale per tutto ciò che è vivo e libero.
Tale rigidità biologica si manifesta essenzialmente in un generale irrigidimento dell'organismo e in una dimostrabile riduzione della mobilità plasmatica: l'intelligenze è indebolita; il senso sociale naturale è bloccato; la psicosi si diffonde. Ho fornito un'esposizione dettagliata dei fatti a supporto di questa affermazione ne La funzione dell'orgasmo. L'uomo cosiddetto civilizzato in realtà è l'uomo divenuto angolare e meccanico, che ha perso la propria spontaneità, cioè che si è sviluppato come un automa e una "macchina dotata di cervello". Conseguentemente, non solo crede di funzionare come una macchina, ma funziona effettivamente in modo automatico, meccanicistico e meccanico. Con il suo irrigidimento biologico e la perdita della sua funzione innata di auto-regolazione, l'uomo acquisì tutti gli atteggiamenti caratteriologici che culminarono nell'esplosione della piaga dittatoriale: una visione gerarchica dello Stato, un'amministrazione meccanica della società, la paura della responsabilità, il desiderio di avere un capo e la sete di sottomissione, l'attesa di ricevere ordini, un modo di pensare meccanicistico nelle scienze naturali e l'uccisione meccanica in guerra. Non è una coincidenza che l'idea platonica dello Stato sia nata nella società schiavistica greca e neppure che abbia continuato ad esistere fino al presente: la servitù è stata rimpiazzata dalla schiavitù interiore.
Il problema della piaga fascista ci ha condotti nelle profondità della struttura biologica umana. Essa si lega ad uno sviluppo che risale a migliaia di anni fa e non agli interessi imperialistici degli ultimi duecento anni o addirittura degli ultimi vent'anni, come ritengono coloro che considerano la società in termini puramente economicistici. In nessun modo, quindi, la guerra attuale può essere limitata agli interessi imperialistici nei pozzi di petrolio di Baku o alle piantagioni di gomma del Pacifico. Il trattato di Versailles gioca lo stesso ruolo nella Seconda Guerra Mondiale della ruota di una macchina nella trasmissione dell'energia dal carbone al pistone a vapore. La visione puramente economicistica della vita, per quanto possa essere stata utile, è totalmente inadatta a spiegare i convulsi processi della nostra vita.
La leggenda biblica della creazione dell'uomo a immagine di Dio, del suo dominio sugli animali, riflette chiaramente l'azione repressiva che l'uomo ha portato avanti contro la propria natura animale. Ma la sua vera natura gli viene ricordata ogni giorno dalle funzioni corporee, dalla procreazione, dalla nascita e dalla morte, dalla spinta sessuale e, in generale, dalla sua dipendenza dalla natura. I suoi sforzi per esaudire la "chiamata" "divina" o "nazionale" diventano sempre più strenui; l'odio profondamente radicato contro tutte le scienze naturali genuine, cioè le scienze che non si occupano principalmente della costruzione di macchine, si abbevera a questa fonte. Ci sono voluti migliaia di anni prima che Darwin riuscisse a dimostrare la discendenza animale dell'uomo. C'è voluto quasi altrettanto prima che Freud scoprisse il fatto, per quanto possa sembrare banale, che il bambino è del tutto e in primo luogo un essere sessuato. E quanto chiasso fece l'animale - l'uomo - quando ascoltò queste cose!
C'è un rapporto diretto tra il "dominio" sugli animali e il "dominio" sulle altre razze: "neri, ebrei, francesi" ecc. E' chiaro che si preferisce essere un gentiluomo piuttosto che un animale.
Separandosi dal regno animale, l'animale umano ha negato e infine smesso di percepire le sensazioni che provenivano dai propri organi; in tale processo divenne biologicamente rigido. E' tuttora un dogma della scienza naturale meccanicista che le funzioni autonome non vengano esperite e che i nervi vitali autonomi siano rigidi e tutto questo nonostante il fatto che ogni bambino di tre anni sappia molto bene che il piacere, la paura, la rabbia, il desiderio ecc. hanno luogo nella pancia, che l'esperienza di sé non sia altro che l'esperienza totale dei propri organi. Perdendo la sensazione dei propri organi, l'uomo non ha perso solo l'intelligenza dell'animale e la capacità di reagire in modo naturale, ma ha perso le proprie capacità di risolvere i propri problemi vitali. Ha rimpiazzato l'intelligenza auto-regolativa naturale del plasma corporeo con un folletto nel cervello che ha investito di caratteristiche metafisiche e meccaniche. Sono le sensazioni corporee dell'uomo ad essere divenute di fatto rigide e meccaniche.
L'educazione, la scienza e la filosofia della vita riproducono costantemente tale organismo meccanico: sotto lo slogan "via dall'animale!", questa deformità biologica celebra i più strabilianti trionfi nella lotta del "superuomo contro l'infrauomo" (cioè l'uomo centrato sul ventre) e nell'uccisione scientifica, matematica e meccanica. Ma per uccidere ci vuole qualcosa di più che una filosofia meccanicista e le macchine. Ed è a questo punto che interviene il sadismo, la spinta secondaria che non è altro che l'emergere della natura repressa e che è l'unico tratto che differenzia in modo rilevante la struttura umana da quella animale.
Il tragico sviluppo meccanico-meccanicistico, comunque, per quanto distorto, non ha sradicato completamente il suo opposto. Al fondo della sua natura, l'uomo rimane sempre una creatura animale. Non importa quanto immobile sia il suo bacino o la sua schiena; non importa quanto siano rigidi il suo collo e le sue spalle; o quanto possano essere tesi i suoi muscoli addominali, o quanto egli sollevi il petto con orgoglio o abbia paura del nucleo più profondo delle proprie emozioni. Nonostante tutto ciò, egli sente di essere solo un pezzo vivente di natura organizzata. Dal momento però che egli nega e sopprime ogni aspetto di questa natura, non può abbracciarla in modo razionale e vitale. Di conseguenza, è costretto a farne esperienza in modo mistico, sovramondano e supernaturale, nella forma dell'estasi religiosa, dell'unificazione cosmica con l'anima del mondo, nella sete sadica di sangue o nel "ribollire cosmico del sangue". E' noto come un tale mostro impotente percepisca la più forte spinta ad uccidere in primavera. Le parate miliatari prussiane tradiscono tutte le caratteristiche di un uomo mistico e meccanico.
Il misticismo umano, che rappresenta perciò le ultime tracce di vitalità, divenne la fonte principale del sadismo meccanico nell'hitlerismo. Dalle profonde fonti del funzionamento biologico tuttora in vita, l'urlo di "libertà" continua a riemergere, nonostante ogni irrigidimento e schiavitù. Non c'è un solo movimento sociale che potrebbe richiedere la "soppressione della vita" come parte del proprio programma e sperare di guadagnarsi il favore delle masse. Ogni movimento sociale che sopprime l'auto-regolazione dell'energia vitale invoca la "libertà" in una forma o nell'altra: libertà dal peccato; redenzione da ciò che è "terreno", libertà dello spazio vitale; libertà della nazione; libertà del proletariato; libertà della cultura ecc. ecc. Tutte le diverse grida in favore della libertà sono antiche quanto l'ossificazione del plasma umano.
La richiesta di libertà è un segno della repressione. Non cesserà fintanto che l'uomo si sentirà in trappola. Non importa quanto possano differenziarsi tra loro queste richieste di libertà, al fondo, sono sempre espressione di una sola e medesima cosa: l'intollerabilità della rigidità dell'organismo e delle istituzioni meccaniche della vita, che sono sempre profondamente in disaccordo con le sensazioni vitali naturali. Se ci potrà mai essere una società in cui tali richieste scompariranno, allora l'uomo avrà vinto finalmente la propria deformità biologica e sociale e avrà raggiunto una libertà autentica. Ma finché l'uomo non riconoscerà di essere fondamentalmente un animale non sarà in grado di creare una vera cultura.
L'"aspirazione verso l'alto" non è altro che lo sviluppo biologico dei poteri vitali. Tali tendenze sono concepibili solo all'interno della cornice delle leggi dello sviluppo biologico e non in opposizione ad esse. La volontà di essere liberi e la capacità di esserlo non sono altro che la volontà e la capacità di riconoscere e promuovere lo sviluppo dell'energia biologica umana (con l'aiuto della macchina). Non si può parlare di libertà se lo sviluppo biologico umano è soffocato e temuto.
Sotto l'influenza dei politici, le masse tendono ad ascrivere la responsabilità delle guerre a coloro che sono di volta in volta al potere. Nella Prima Guerra Mondiale erano gli industriali delle armi; nella Seconda Guerra Mondiale si disse che era colpa di generali psicopatici. Questo è un modo per declinare la responsabilità. La responsabilità delle guerre cade soltanto sulle spalle delle masse stesse, perché esse hanno tutti i mezzi necessari per impedire le guerre. In parte con la loro apatia, in parte con la loro passività, in parte attivamente, queste stesse masse rendono possibili le catastrofi sotto cui esse stesse soffrono più di chiunque altro. Sottolineare questa colpa da parte delle masse, ritenerle le uniche responsabili, significa prenderle sul serio. Invece, commiserare le masse come vittime significa trattarle come bambini immaturi e incapaci. Il primo atteggiamento è proprio di chi lotta veramente per la libertà. Il secondo atteggiamento è proprio dei politicanti assetati di potere.