Liberazioni Associazione Culturale Antispecista
   
 
Carol J. Adams è una femminista americana che presta particolare attenzione al problema della difesa degli animali; è autrice del libro The Sexual Politics of Meat: A Feminist-Vegetarian Critical Theory (La politica sessuale della carne: una teoria critica femminista e vegetariana, Polity Press, Cambridge 1990).
Il presente scritto è una sintesi di uno degli articoli reperibili sul sito di Adams (www.triroc.com/caroladams/home.html): lo presentiamo come interessante spunto di riflessione su una connessione non ancora sufficientemente compresa.
a cura di Agnese Pignataro
Diritti delle donne e difesa degli animali: l'ecofemminismo di Carol J. Adams

L'inclusione degli animali nell'etica femminile
Carol Adams riscontra che, sebbene le donne costituiscano la gran parte dei movimenti animalisti, il femminismo non si è mai interessato alla causa della liberazione animale con lo stesso fervore politico e filosofico con cui ha abbracciato altre istanze, come l'antirazzismo e la lotta di classe. Ciò è accaduto soprattutto perché, nel corso degli anni, molte femministe hanno recepito l'accostamento della liberazione delle donne alla liberazione animale come un modo per disumanizzare le donne. Esse, al contrario, fondavano la loro azione politica sulla rivendicazione dell'appartenenza della donna alla specie umana, del suo essere razionale e pensante al pari dell'uomo.
Ma, d'altra parte, sintetizza Adams, le filosofie femministe hanno sottolineato come l'assoggettamento delle donne nella cultura occidentale sia effetto dell'enfasi sulla razionalità e del conseguente disconoscimento del corpo. Poiché il corpo è stato svalutato, e poiché donne, animali e persone di colore sono state eguagliate al corpo, esse sono sempre state considerate "meno di". La questione è dunque: come rovesciare questa struttura? Dicendo che la razionalità è importante e che noi donne siamo esseri razionali, rivendicando l'appartenenza al campo da cui siamo state escluse e disconoscendo anche noi il corpo? Oppure rivalutando il corpo come fonte di conoscenza? In questo caso, secondo Adams, potremmo continuare a dire che gli animali sono fatti solo di corpo, che non sono razionali, ma estendendo loro le intuizioni femministe otterremmo la loro inclusione in una nuova sfera etica corporalizzata, fondata sui legami interpersonali, sull'amore responsabile, sulla trasmissione di conoscenza attraverso il corpo.
Lo scopo di Adams non è semplicemente mescolare i diritti animali e i diritti delle donne. Adams intende analizzare le strutture di oppressione, utilizzando gli strumenti concettuali del femminismo di seconda ondata[1], ed interpretare la barriera di specie come una di queste strutture. La barriera umano/animale, in questa prospettiva, è una forma di assoggettamento patriarcale; per abbatterla, è necessario in primo luogo riconoscere questo suo carattere e, successivamente, adoperarsi per il superamento della società maschilista.

Credo che il movimento femminista non abbia rivolto abbastanza attenzione – afferma Carol Adams – al fatto che la presenza di animali è molto spesso un presupposto della nostra oppressione. Le donne che subiscono violenza in casa vengono frequentemente terrorizzate, traumatizzate e ricattate dai loro oppressori attraverso il maltrattamento dei loro animali e dei loro figli. I bambini che subiscono abusi sessuali vengono ricattati con minacce agli animali. Gli atti di violenza sugli animali portano ad una conferma continua del potere maschile.

Secondo Adams, l'identità maschile si è progressivamente costruita, nella nostra cultura, anche attraverso l'alimentazione carnea e il controllo su altri corpi, che si trattasse di donne o di animali. "Uomo", che generalmente nella cultura occidentale si traduce con "uomo bianco", si costituisce come concetto e come identità sessuale solo attraverso la negazione. "Non donna", "non animale", "non di colore". cioè, "non altro". Inoltre, la biologia maschilista ha spesso difeso la supremazia maschile facendo appello alle leggi di natura: il maschio domina la sua femmina perché è ciò che la natura impone (salvo poi infastidirsi quando lo si classifica come animale). "Essere uomo" è legato ad una identità, definita da cosa i "veri uomini" possono e non possono fare. I "veri uomini" non mangiano la quiche , i "veri uomini" vanno a caccia. È interessante notare quanti insulti omofobici vengono lanciati dai cacciatori agli attivisti anti caccia di sesso maschile.

La critica alle filosofie animaliste tradizionali
Carol Adams non accetta né la liberazione animale di Peter Singer, né la teoria dei diritti animali di Tom Regan.

Non credo possiamo pensare ad una "liberazione" animale. I movimenti di liberazione sono movimenti di gruppi oppressi che sorgono dal loro interno. Non mi piace neanche usare la parola "diritti" quando parliamo di difesa degli animali. Il linguaggio dei diritti è un'eredità dell'Illuminismo, quello stesso Illuminismo che ha creato la problematica filosofica dell'individuo razionale.[2]

Il femminismo, afferma Adams, cambia completamente la scena. Non si tratta di prendere la filosofia dei diritti animali ed includervi le donne, ma di partire dal femminismo ed adoperarne le intuizioni fondamentali sul funzionamento del patriarcato. Il patriarcato è un sistema di genere che è implicito nella relazione umani/non umani: l'analisi delle sue strutture getta gran luce sul modo in cui vediamo gli animali.

La critica ad alcune strategie animaliste
Adams è fortemente contraria alle campagne antipellicce della PETA. L'attivismo, a suo parere, dovrebbe essere concentrato in primo luogo sull'abolizione dell'alimentazione carnea perché è questa la forma più seria di oppressione degli animali negli USA[3]. Concentrarsi sulla pelliccia è adottare uno sguardo misogino: la campagna antipellicce offre a molti attivisti per i diritti animali un ulteriore strumento per attaccare le donne.

Mi domando perché la campagna pellicce raccoglie tutta questa energia. La risposta è che si tratta di una delle poche forme di oppressione degli animali in cui le donne vengono viste come colpevoli, privatrici della vita. Penso che ciò alimenti il punto di vista antiabortista.

Secondo Adams, inoltre, la campagna PETA "I'd better go naked than wear fur" ("Preferisco andare in giro nuda piuttosto che indossare una pelliccia". La frase era accompagnata da una foto in cui diverse modelle posavano nude [n. d. t.]) accetta la costruzione culturale della donna come oggetto. Il messaggio subliminale di questa campagna sarebbe "puoi avere altri oggetti nella tua vita, basta che non siano animali: puoi avere donne oggetto". Si tratta di un forte motivo di scontro tra femministe ed attivisti per i diritti animali: perché questa è evidentemente una forma di partecipazione alla costruzione patriarcale dello sguardo maschile sul corpo femminile.

Il rifiuto dell'antiabortismo
Adams ritiene che la difesa degli animali abbia molto in comune con il movimento per il diritto all'aborto e per la libertà sessuale.

Penso che sostenere la difesa degli animali ed essere a favore dell'aborto siano due forme di opposizione alla maternità forzata. Sono contro la maternità forzata delle donne, delle mucche, dei conigli, dei maiali etc. Ho esaminato attentamente il linguaggio che viene usato per giustificare sia l'alimentazione carnea che l'antiabortismo e una delle cose che ho notato è entrambi argomentano a partire dalla "non vita": non è meglio per la mucca essere uccisa in modo "umanitario" piuttosto che non vivere affatto? Molte persone dicono la stessa cosa riguardo all'aborto: e se non mi avessero fatto nascere? Ma il fatto è che se non ti avessero fatto nascere non saresti qui a domandarti "e se.?" Le femministe devono riconoscere che ciò che facciamo agli animali in termini di oppressione è nefando, moralmente e politicamente. È profondamente antropocentrico, proprio come il movimento antiabortista, che in realtà è a favore della vita fetale solo per la specie umana.

Per Adams, si tratta di un problema di responsabilità. Le donne sono in grado di decidere moralmente e responsabilmente se un bambino deve nascere o no. Il movimento antiabortista, invece, non ha fiducia nelle donne: la donna è un referente assente nel discorso antiabortista. È chiaro quando si guarda alla rappresentazione del feto: fluttua nell'aria come se arrivasse dalle nuvole.

I diritti degli animali non sono antiumani
L'accusa fatta ai sostenitori dei diritti animali di essere antiumani rispecchia quella fatta alle femministe di essere contro gli uomini. Carol Adams afferma che di fatto, è lo sfruttamento degli animali che è antiumano.

Se il modello di umanità fosse femminile e vegetariano piuttosto che maschile e carnivoro, allora la nostra idea di natura umana sarebbe profondamente rimessa in causa. Gli animali sarebbero considerati parenti e non prede, o modelli sperimentali, o macchine animate: noi stessi ci vedremmo come radicalmente legati a questi parenti e non come dei predatori, o sperimentatori, o padroni. La ricostruzione femminista della natura umana include l'esame del modo in cui, in quanto umani, interagiamo con il mondo non umano. I diritti degli animali non sono antiumani: essi sono antipatriarcali.


Note
1. Il femminismo di prima ondata rivendicava l'inclusione delle donne nella sfera dei diritti civili e politici. Raggiunto questo scopo (almeno per ciò che riguarda il diritto di voto), dal secondo dopoguerra in poi la riflessione femminista si concentrò sull'analisi teorica dell'origine dell'assoggettamento delle donne e dei meccanismi della società patriarcale, nonché sull'elaborazione di un "pensiero della differenza" che valorizzasse le modalità con cui le donne si rapportano al mondo e agli altri esseri (metafisica femminile, etica della cura etc.) Per uno sguardo sul pensiero femminista nella sua evoluzione storica e nei suoi diversi aspetti, v. l'antologia Le filosofie femministe, a cura di A. Cavarero e F. Restaino, Bruno Mondatori, Milano 2002 [n. d. t.].
2. In realtà l'ipoteca maschile sulla razionalità e lo schiacciamento della donna nella sfera oscura dell'irrazionale ha radici ben più antiche! [n. d. t.].
3. .e non solo! [n. d. t.].